MESSINA. Nel giro di grossomodo dieci anni, a Messina sono scomparsi cento sportelli bancari: erano 236 nel 2009, si sono ridotti a 139 nel 2021, e a subìre i maggiori disagi dalla contrazione sono stati soprattutto i comuni più piccoli. Nello stesso arco di tempo, infatti, i paesi serviti da banche sono passati dai 71 del 2009 ai 45 del 2020. Lo spiega l’osservatorio regionale sul credito, il report che ogni anno l’assessorato regionale all’Economia pubblica, e che certifica il fatto che in un decennio, a Messina hanno chiuso cento uffici bancari. Un’ecatombe che porta con sè anche una ovvia diminuzione di posti di lavoro: solo in un anno, tra 2020 e 2021, infatti, i bancari in meno nell’intera provincia dello Stretto sono 53. Una cifra che l’osservatorio non contempla nel report, ma che è ragionevole pensare che nel decennio, tra pensionamenti, prepensionamenti e ricollocazioni, sia di oltre cinquecento il numero di unità di impiegati perso e non sostituito nell’intero comparto. (IN BASSO IL GRAFICO CON L’ANDAMENTO DELLE CHIUSURE A MESSINA).

Non che sia un problema solo messinese: il trend è uguale in tutta la regione, che nello stesso periodo, dal 2009 al 2021, è passata da 1806 a 1122 sportelli bancari, con una perdita netta di 684 uffici, mai più rimpiazzati. Un decennio di calo inesorabile iniziato proprio nel 2009, dato che dal 2003 al 2018, in Sicilia invece gli sportelli aumentavano anno dopo anno, dai 1679 del 2003 fino al picco del 1818 del 2008. Da lì in poi il tracollo: una riduzione drastica che comporta il fatto che centoventi comuni siciliani su 391 sono senza una banca. (IN BASSO IL GRAFICO CON L’ANDAMENTO DELLE CHIUSURE IN SICILIA).

Quali sono le cause? Secondo l’osservatorio regionale sul credito, c’entra in massima parte la riorganizzazione della rete territoriale e il ruolo crescente assunto dai canali digitali. Il calo cumulato degli sportelli dal 2008, anno in cui avevano raggiunto un picco, è stato di circa il 37 per cento (-684 sportelli), più intenso rispetto alla media nazionale e del Mezzogiorno. La riduzione ha riguardato soltanto le banche di dimensione medio-grande il cui peso, sul totale degli sportelli, si è ridotto di nove punti percentuali. Sulla dinamica hanno inciso anche le operazioni di aggregazione che si sono realizzate nel periodo. Il ridimensionamento della rete territoriale ha determinato una contrazione del numero di sportelli ogni 100.000 abitanti, pari alla fine del 2020 a 24, valore in linea con la media del Mezzogiorno ma sensibilmente inferiore a quella nazionale. Nell’ultimo anno, tra il 2020 ed il 2021, la provincia più colpita dalle chiusure è quella di Palermo, con 14 sportelli in meno, Catania con 9 filiali chiuse, e Messina, che in un anno ha 8 sportelli in meno. Trapani e Agrigento, 7 chiusure. Siracusa perde 4 sportelli e Caltanissetta 2. I bancari in Sicilia sono diminuiti di 526 unità, fra esodi e pensionamenti anticipati, passando dai 9.529 del 2020 ai 9.003 del 2021. La provincia più penalizzata è Palermo, dove diminuiscono 320 lavoratori, poi Messina, in flessione di 53 bancari, Catania meno 47, Agrigento meno 45, Siracusa meno 39, Caltanissetta meno 8.

“Sono sconfortanti i dati sulla chiusura degli sportelli bancari in Sicilia. Un trend che segnaliamo da anni, ma che sembra non interessare la politica tesa soltanto ad ambizioni personali e lontana dal mondo reale e da qualunque progettualità economico finanziaria sul futuro della Sicilia”. Lo dichiara Gino Sammarco dirigente regionale Uilca Uil Sicilia che aggiunge “Con la crisi che morde, la pandemia, la guerra, l’inflazione in crescita esponenziale le famiglie e le imprese non trovano più sportelli bancari nei propri comuni e finiscono nelle mani spesso di finanziarie che propongono tassi al limite dell’usura quando non sono preda di scellerati usurai”.

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