MESSINA. Le prossime aste che vedranno protagonista Messina, direttamente o indirettamente, saranno a metà settembre, quando la Dix Noonan Webb batterà un Augustale di Federico II (1220-1250) risalente a dopo il 1231 e un Follaro di Guglielmo II (1166-1189), entrambi coniati in città. I prezzi? Per il primo, da 4.000 a 5.000 sterline; per il secondo, 100-150. Non si contano le volte in cui sono state battute monete emesse in riva allo Stretto, soprattutto nel mercato internazionale, ma, ad essere apprezzatissimi, sono anche gli argenti, i dipinti e altri complementi d’arredo: ad esempio i due lampadari in bronzo e cristallo dell’Ottocento (stile Luigi XIV) venduti per più di ventimila sterline ciascuno da Sotheby’s nel maggio 2015. La provenienza? “Ambasciata di Spagna Messina”, ma è più verosimile che si tratti del Consolato, in effetti esistente.

 

“AGGIUDICATO!”. Nel corso degli ultimi anni, a “battere” pezzi di produzione messinese (o di artisti operanti a Messina, uno per tutti Polidoro da Caravaggio), sono state soprattutto la già citata Sotheby’s e Christie’s. Tra le vendite c’è stata anche la tavoletta attribuita ad Antonello e dipinta su entrambi i lati (oggi al MuMe). Ma ecco qualche esempio: due dipinti della cerchia di Giovanni Tuccari (1667-1743), una “Schermaglia tra cavalieri” e “Cavalieri dopo una battaglia”, che sono stati acquistati per 2.629 sterline; una zuccheriera in argento del 1780 (iniziali dell’orafo A.V., venduta a 5.580 euro); una coppia di candelabri su base in rame dorato (1839-1873, monogramma V.S,), acquistati per 31.725.000 (di vecchie lire); un Calice in argento del 1729 (monogramma F.C., 3 milioni 55 mila lire); una coppia di vasi biansati in argento del 1806, argentiere F.C., Console D.M., battuti a 5.290.000 lire; un bacile d’argento (1753, 9.200.000 lire); un Calice d’Argento marcato Filippo Luvara (Juvara) del 1658 e acquistato per 1.880 sterline; un altro Calice con patena non marchiato (2.500 sterline); una base di ostensorio in argento del 1779, col monogramma G.C., che da una base di un milione e mezzo è volato a 4.370.000. Si tratta solo di alcuni esempi tratti dalla sterminata prateria delle vendite all’asta.

 

IL “PRODOTTO MESSINA”. A riscuotere successo, perché successo aveva presso gli artisti, sono  anche il capoluogo e lo Stretto, le cui riproduzioni sono richiestissime. L’ultima venduta in ordine di tempo (8 giugno) è una “Veduta della città e del mare dal Colle del Tirone” di Gaspar van Wittel, detto Vanvitelli, il cui prezzo oscillava tra i 500 mila e i 700 mila dollari.

 

Gaspar van Wittel, Veduta della città e del mare dal Colle del Tirone

 

Tra i “pezzi” finiti sotto il martelletto nel corso degli anni, si ricordano: “Vascelli britannici a largo della costa di Messina” (scuola italiana della prima metà del XIX secolo, venduta per 19.200 euro), “Lo Stretto di Messina e la Calabria visti da Taormina” dipinto da Thomas Luny (1759-1837, acquistato per 360 sterline), “Pescatori che lanciano le reti nello Stretto dal faro con l’Etna sullo sfondo” di Arthur Belgo (tardo Ottocento, venduto per 1.500 sterline), “Lo Stretto di Messina” (battuto per 2.585 sterline), una incisione con Messina vista a volo d’uccello di Antonio Senape (morto nel 1842, venduta per 1 milione 495 mila lire), un “capriccio” con veduta di Messina con navi tedesche e britanniche (acquistato per 1.875 euro, autore ignoto della prima metà del XIX secolo), una “Veduta di Messina” e una “Veduta di Taormina” di scuola inglese del primo Ottocento (battute per 4.216 euro), un’altra “Veduta di Messina” (Rowe, 288 sterline), una “Veduta di Messina presa da terra” che, insieme a “Palermo veduta dal mare” ha realizzato 16.120 euro (ignoto del XIX secolo).

 

Lo scorso giugno, infine, la Casa Trionfante di Palermo ha venduto un dipinto di Michele Panebianco (1806-1873), intitolato “La Vara di Messina”, che sul retro presenta un cartellino a stampa “Collection De Feo”/ Le Dr. Felix Bamberg”.

 

Michele Panebianco, “La Vara”

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