MESSINA. Lo aveva annunciato e questa mattina lo ha fatto: Dino Bramanti si è recato dal Procuratore del Tribunale di Messina per evitare di “trascorrere il resto della campagna elettorale come bersaglio di calunnie ed illazioni” che offendono lui e l’istituzione che ha “avuto l’onore di guidare in tutti questi anni”, ovvero l’Irccs Neurolesi. Una querelle iniziata con le dichiarazioni del candidato sindaco Cateno De Luca di qualche giorno fa.

“Quando ho scelto di candidarmi sindaco – scrive il candidato sindaco di centrodestra – per continuare ad essere al servizio della mia città, in modo diverso rispetto a quanto fatto nel corso della mia lunga ed onoratissima carriera, mai avrei pensato di finire oggetto di menzogne che infangano la mia reputazione e quella di uno dei migliori presidi sanitari a livello nazionale. Si è scatenata tra i miei competitor alla carica di sindaco, una gara di attacchi a Bramanti e questo mi fa ritenere che sono il candidato da abbattere con quei sistemi che ancora a Messina esistono: la maldicenza, la cultura del sospetto. Più cresce il consenso dei messinesi verso di me più si alza il tiro contro un presidio sanitario che ha garantito e garantirà assistenza a pazienti di tutta Italia e posti di lavoro. Evidentemente per qualcuno applicare la legge Madia sulle stabilizzazioni è reato. Dare lavoro in trasparenza e non lasciare i precari attaccati al bisogno è reato. Io mi sono autosospeso ormai da settimane eppure c’è chi continua a dire che l’Irccs è parte in causa nell’agone elettorale, restando invece e stranamente silente su ben altre presenze ingombranti di istituzioni, come l’Università che da ben 3 competizioni elettorali ha trasformato la sede del sapere in sede del potere. Faccio paura probabilmente perché c’è chi paventa che i traguardi che sono riuscito a conseguire con umiltà e tenacia per la sanità potrei raggiungerli per la mia città. Faccio paura perché la mia vita professionale è la prova che si può restare a Messina e creare posti di lavoro, creare sviluppo ed eccellenze. Ebbene, questo fuoco incrociato contro di me mi ha convinto che sono sulla strada giusta e ho toccato tasti dolenti, quelli di chi non vuole cambiare niente. Non ho nulla da temere ma non voglio che l’Irccs a causa mia sia esposto a quotidiani attacchi strumentali, a veleni che s’insinuano appositamente per beceri secondi fini.  E’ una vile campagna contro un’istituzione che non merita di diventare strumento di giochi di potere di bassa lega. Per questo domani chiederò alla Procura di essere ascoltato, non farò oltre da bersaglio vivente”.

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