MESSINA. I consueti attacchi a “quelli che c’erano prima” (prassi inaugurata anni fa dall’ex sindaco Renato Accorinti), l’ormai proverbiale sequela dei disastri del tram, l’elenco delle responsabilità (che iniziano nel 2002 col piano regolatore – qui la storia –  mentre le linee guida di quello nuovo sono rimasti in attesa da tre anni nei cassetti di Palazzo Zanca, per essere poi cancellati insieme alla “salvacolline” dell’amministrazione di Cateno De Luca), la discolpa per la frana sulla Panoramica (della quale nessuno l’aveva accusato), le botte di “stronzi” e “imbecilli” elargite a destra e a manca. Per un’ora e più di diretta, Cateno De Luca ha parlato, parlato e parlato per sviare l’attenzione sulle precise responsabilità che un sindaco da due anni e due mesi ha sulle spalle: quello di far sì che la città non si allaghi ad ogni temporale.

Un evento ampiamente prevedibile (nell’area del messinese era stata dichiarata l’allerta arancione dalla protezione civile regionale). In un’ora, tra le 9.30 e le 10.30, sono caduti 58 millimetri d’acquaregistrati nella stazione di Messina dal Sias, il servizio igrometrico regionale. Pioggia di intensità molto forte, ma non inusuale nè tantomeno distruttiva, anche perchè oltre quell’ora la pioggia si è interrotta del tutto. A Palermo meno di un mese fa, per esempio, di pioggia ne sono caduti 134 mm in due ore, con un’intensità oraria che ha toccato gli 87,8 mm/ora, e un’intensità istantanea che ha raggiunto i 168 mm/h tra le 17.30 e le 17.35, nel momento di massima intensità del nubifragio. In quell’occasione, De Luca aveva sostenuto, giustamente, l’importanza di occuparsi della manutenzione.

Il risultato, invece, è stato che mezza città si è trovata sott’acqua. Principalmente a causa della mancata manutenzione di tombini e caditoie, intasate da spazzatura accumulata, foglie, fango e pure vegetazione che cresce incolta e fiorente (qui il servizio di un mese fa).

I quartieri, che si faccia della semplice manutenzione, lo chiedono da due anni, con atti amministrativi. Ai quali non è mai stata data risposta. Il V quartiere, con la delibera 36 del 29 Ottobre 2018, aveva votato all’unanimità la richiesta di  “Interventi urgenti pulizia griglie e tombini ricadenti sul territorio circoscrizionale”, in cui si pretendeva “la pulizia urgente dei tombini e delle griglie di raccolta acque bianche realizzate lungo il V.le Regina Elena, Via Nuova Panoramica dello Stretto, la Via Consolare Pompea e Viale della Libertà, al fine di prevenire la formazione dei consueti allagamenti che si registrano nelle predette strade”, e “la predisposizione immediata di un piano straordinario di pulizia dei tombini e delle griglie nei Villaggi e nelle zone di nuova espansione edilizia poste a monte della città, al fine di garantire il corretto convogliamento delle acque e calmierare la portata e la forza delle acque piovane che scendono verso il mare”: lettera morta.

“La delibera parla chiaro – spiega una belligerante Lorena Fulco, consigliera del V quartiere di Vento dello Stretto – Il Consiglio della V Municipalità è presente sul territorio ed è a conoscenza di tutte le criticità che lo interessano. I fatti avvenuti ieri parlano chiaro, i fenomeni atmosferici e naturali nessuno può controllarli o fermarli, ma intervenire in tempo per evitare tragedie è il compito dì un’amministrazione capace. A poco servono le urla in diretta di un Sindaco che definisce stronzi ed imbecilli coloro che mettono nero su bianco le sue mancanze. La delibera l’ho tirata fuori io perché si, sono una stronza ma non un imbecille”.

E non è vero nemmeno che “gli interventi non sono mai stati effettuati”: nel 2013, l’allora assessore Filippo Cucinotta informava che “è cominciato a pieno ritmo il programma di pulizia straordinaria dei canali di scolo e dei tombini delle acque bianche in città. Dopo alcuni interventi di caratterizzazione dei materiali e di messa a punto del sistema, grazie all’intervento di Messinambiente sono stati puliti in settimana i tombini di via S.Cecilia bassa accanto all’ex macello, di Corso Cavour nei pressi villa Mazzini, di via Garibaldi nel tratto compreso tra la Prefettura e via S. Liberale, di Viale Regina Elena nei pressi dell’incrocio con la Via S. Licandro. Prevista domani la conclusione dei lavori di Viale Regina Elena ed eventualmente l’intervento in Via La Farina nei pressi della Chiesa di S. Pietro e Paolo. Complessivamente l’intervento ha visto, nell’arco della settimana, la pulizia di circa 120 tra griglie e tombini e il conferimento a discarica di 15 viaggi da 800 kg di materiale cadauno di media. La programmazione degli interventi futuri viene stilata con il contributo delle Circoscrizioni”.

Non solo. Da settembre 2014, Alessio Ciacci, allora liquidatore di MessinAmbiente, e i dirigenti Natale Cucè e Claudio Sindoni della Segreteria Servizi di MessinAmbiente, inviavano giornalmente il bollettino dei servizi espletati dalla partecipata: all’interno di questi, oltre al report di pulizia, spazzamento (oggi pressochè sconosciuto in 4/5 della città) e discariche, c’era anche quello della pulizia dei tombini.

Questo perchè della pulizia dei tombini, almeno fino al 2015, se ne è occupata MessinAmbiente, con ricorse proprie (e non aggiuntive) e per contratto di servizio: per questo, come spiega De luca, per la manutenzione delle caditoie e delle acque bianche sono stati spesi “solo” 360mila euro (in realtà sono stati impegnati 550mila euro di fondi Tasi) dal 2014 al 2018. Lo stesso De luca ha sostenuto, nella diretta, di aver disposto l’utilizzo di 700mila euro tra il 2019 ed il 2020. Senza alcun risultato. I tombini tappati sono lì a testimoniarlo.

 

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