MESSINA. La bomba d’acqua che ha colpito Palermo, 135 millimetri di acqua caduti in poche ore che hanno messo in ginocchio una città, è qualcosa a cui ci si deve abituare, dicono gli studiosi del clima, che alle latitudini siciliane va sempre più tropicalizzandosi, con temporali meno frequenti ma molto più intensi.

Uno dei motivi dell’allagamento del sottopasso all’altezza di via Leonardo da Vinci, oltre la straordinarietà della precipitazione, all’orografia del territorio e alla “sfortuna”, potrebbe essere quello di una non perfetta manutenzione alle vie di fuga dell’acqua, intasati da fogliame e spazzatura.

E se fosse successo a Messina?  Il risultato potrebbe non essere dissimile, a giudicare dallo stato dei tombini e delle caditoie. Un problema atavico, che si trascina da anni: se ne era accorto già nel 2008 Pippo Isgrò, allora assessore alle Manutenzioni della giunta guidata da Giuseppe Buzzanca, che sin dall’inizio del suo mandato aveva promesso che avrebbe comprato l’ormai mitologica “macchina sturatombini”, della quale ovviamente non s’è mai vista nemmeno l’ombra.

Il risultato è che, con la scomparsa delle strade dei netturbini, feritoie e tombini si riempiono di immondizia, foglie e terra, e si tappano:  col risultato che l’acqua, soprattutto quando cade in maniera violenta nel giro di poco tempo, non trovando possibilità di essere convogliata sottoterra, nei condotti delle acque bianche e nere, resta in superficie e allaga gli angoli delle strade (celebri sono le piscine che si formano nei pressi della Prefettura e di via Garibandi, accanto viale Giostra), ristagnando lungo le vie. Uno scenario peggiore, tipico delle città “in pendenza” come Messina, è la formazione di veri e propri torrenti in emersione che corrono lungo le perpendicolari al mare in pendenza, dovute alla velocità dell’acqua che rimane in superficie perchè i tombini sono tappati.

(Cliccare sulle foto per ingrandirle)

 

Ed è così dappertutto: in centro come in periferia, nelle vie principali come in quelle secondarie, nelle zone centrali come nei villaggi, a nord come a sud. E se al centro le cose sono un po’ migliori per via del fatto che qualche volta al mese gli operatori ecologici spazzano le strade, basta allontanarsi di qualche metro, in strade che letteralmente vengono spazzate una volta all’anno (come il viale regina Elena, in cui l’ultimo intervento è stato a novembre 2019, e prima di quello alla primavera precedente), per vedere spazzature di ogni tipo e foglie che intasano (quando non tappano completamente) le vie canalette di sfogo dell’acqua

 

Non sfuggono all’incuria nemmeno le strade o le piazze principali: via Garibaldi, corso Cavour, addirittura piazza Cairoli lungo il percorso del tram, tutte presentano tombini otturati quasi completamente. La cosa bizzarra è che invece, magari a distanza di cinque metri, ce ne sono di completamente liberi.

Alcune caditoie sono talmente intasate di fango e terra accumulate negli anni che ormai vi cresce dentro una rigogliosa vegetazione, tra le feritoie che dovrebbero essere vuote e permeabili all’acqua.

 

 

 

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