MESSINA. Andrà in scena al Teatro Vittorio Emanuele per quattro weekend di seguito, dal giovedì alla domenica, nell’ arco di tempo compreso tra il 24 settembre ed il 18 ottobre, “Lu Purgatoriu”, seconda tappa del progetto dedicato alla lettura della Divina Commedia nella traduzione in dialetto siciliano di Tommaso Cannizzaro. Quattro appuntamenti, dunque, per attraversare dodici canti del Purgatorio, restituendone la forza e l’attualità, attraverso la versione del 1904 del poeta messinese, riletta e reinterpretata con l’ intento di avvicinare quei versi alla sensibilità e alla lingua di oggi. Dopo il buio e la dimensione senza tempo dell’Inferno, infatti, “Lu Purgatoriu” apre a un paesaggio diverso: la luce, il mare, l’aria aperta e il tempo che torna a scorrere. Una cantica più umana, dove il dolore diventa un percorso di trasformazione e dove trovano spazio temi come l’amicizia, la memoria, la nostalgia, la bellezza dell’arte e la possibilità di ricominciare. Alla regia Giampiero Cicciò, che sarà anche tra le voci in scena insieme a Eugenio Papalia e William Caruso. Tutte le letture saranno accompagnate dalle musiche originali di Marcello Conti al pianoforte, in un lavoro definito dagli stessi artisti una vera e propria “architettura sonora”, costruita in dialogo con i versi e con l’intensità della performance. Il progetto non si limita alla rilettura della cantica: ogni appuntamento affiancherà ai tre canti proposti, infatti, dei testi contemporanei, creando un collegamento con temi e questioni del presente. Un modo per riportare Dante fuori dalla dimensione esclusivamente letteraria e costruire un dialogo con il pubblico di oggi. Dopo il successo dell’Inferno andato in scena lo scorso anno, ripercorriamo la nascita del progetto e le scelte artistiche che hanno dato vita a “Lu Purgatoriu” in un’intervista con l’attore messinese Eugenio Papalia.
Com’ è nata l’idea di uno spettacolo dedicato alla rilettura della Divina Commedia?
“È una produzione del Teatro Vittorio Emanuele nata lo scorso anno con l’idea di un progetto triennale dedicato alla Divina Commedia. Siamo partiti dall’Inferno, quest’anno affrontiamo il Purgatorio e il prossimo anno si spera sarà la volta del Paradiso. È un impegno importante e non scontato per una produzione teatrale.”
Perché la scelta della Divina Commedia in dialetto siciliano?
“La Divina Commedia è stata tradotta in moltissimi dialetti italiani proprio per avvicinare il popolo a questo testo incredibile ed eterno. Noi abbiamo scelto la traduzione siciliana di Tommaso Cannizzaro, del 1904. È un siciliano antico, diverso da quello che parliamo oggi, soprattutto dal messinese, e per questo abbiamo fatto un importante lavoro di reinterpretazione.”
Come sarà strutturato ogni appuntamento? Che cosa accadrà in scena?
“Il progetto si svilupperà in quattro fine settimana. Ogni appuntamento prevede la lettura di tre canti del Purgatori. A questi si aggiungerà un testo contemporaneo, scelto a partire dalla tematica affrontata nei tre canti, per creare un collegamento con l’attualità.”
Quali sono le principali tematiche che emergono dal vostro Purgatorio?
“Sono tematiche universali come l’amicizia, la libertà, il femminicidio e, più in generale, tutto ciò che riguarda la dimensione umana. Il Purgatorio è forse la cantica più umana della Divina Commedia. C’è anche un elemento molto particolare: nell’Inferno e nel Paradiso il tempo si ferma, mentre nel Purgatorio torna a scorrere come sulla Terra. Le anime devono quindi attraversare un tempo di espiazione, con un obiettivo preciso: raggiungere il Paradiso.”
In che modo queste tematiche dialogano con l’attualità?
“È proprio questo il nostro obiettivo: non limitarci alla lettura della Divina Commedia, ma utilizzarla come uno spunto per creare un ponte con il presente. I temi che emergono sono ancora attuali e i testi contemporanei che abbiamo scelto permettono di sviluppare questo dialogo. Preferiamo però che siano una sorpresa per il pubblico.”
Quanto sarà importante la musica nello spettacolo?
“La musica avrà un ruolo fondamentale. Marcello Conti ha composto le musiche originali e ha costruito quella che noi definiamo una vera e propria “architettura sonora”. È un lavoro nato dall’ascolto dei testi e dalla nostra intensità nel momento in cui affrontiamo i canti: la musica accompagna e sostiene le letture, diventando parte integrante dello spettacolo.”
Come avete scelto i dodici canti e come avete deciso chi avrebbe letto ciascun canto?
“La scelta dei canti è stata condivisa tra noi, come già era avvenuto per l’Inferno. Abbiamo individuato quelli più famosi, emozionanti e significativi anche rispetto alle tematiche che volevamo affrontare. Una volta scelti i dodici canti, li abbiamo divisi tra noi: in quel caso è intervenuta anche una scelta personale, perché ciascuno ha individuato i brani che sentiva più vicini. È stata una divisione molto spontanea.”
L’anno scorso avete affrontato l’Inferno. Come è stata l’accoglienza del pubblico?
“È andata molto bene, anche oltre le nostre aspettative. Eravamo preoccupati perché eravamo a inizio settembre, alla fine dell’estate, e non è semplice portare il pubblico a teatro per ascoltare un’opera di questo tipo. Abbiamo però riscoperto quello che la Sala Sinopoli del Teatro Vittorio Emanuele riesce a creare: una particolare intimità e una grande sintonia con il pubblico. Anche la scelta del siciliano ha reso la lettura più viscerale e musicale. La presenza e la costanza degli spettatori nei quattro fine settimana sono state una bellissima sorpresa e molte persone ci chiedevano già di essere sicure dell’appuntamento di quest’anno.”
Tre motivi per assistere allo spettacolo…
“Innanzitutto è un appuntamento culturale accessibile: dura circa un’ora, un’ora e un quarto e ha un costo contenuto. Poi ci sono la musica e il siciliano, che danno alla lettura una dimensione particolare. Infine, gli spunti legati all’attualità permettono di guardare alla Divina Commedia attraverso le tematiche del nostro tempo.”






