MESSINA. Martedì 28 questa testata ha pubblicato un articolo dal titolo “Coronavirus, cosa c’è di vero (poco) e di falso nella diretta di ieri di Cateno De Luca”, in cui si esaminavano undici affermazioni pronunciate dal sindaco durante la diretta di martedì 27, e se ne verificava la veridicità. Cateno De Luca, ritenendo di aver rilevato “espressioni false e denigratorie”, ha inviato, in tarda serata, una replica (con minaccia di querela) che abbiamo pubblicato integralmente.

Ringraziamo il sindaco per aver sostanzialmente confermato quanto scritto nell’articolo. Nessuno dei punti è stato infatti smentito da De Luca, che ha risposto con alcune sue considerazioni, legittime, ma molte delle quali non riguardavano direttamente quanto riportato all’interno del pezzo, il quale analizzava con fatti documentati e documentabili una serie di dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino, e alcune sue  ricostruzioni (che nessuno aveva tirato in ballo o messo in discussione).

Di seguito, le puntualizzazioni di LetteraEmme alle contestazioni mosse dal sindaco (per capire di cosa si parla, qui c’è l’articolo originario con le risposte di De Luca):

 

Punto 1, minuto 15: misure meno restrittive.

La risposta nel merito l’ha fornita il Governo, trasmettendo la richiesta di impugnativa per i provvedimenti adottati della Provincia Autonoma di Trento. Non ci sembra ci sia molto da aggiungere.

 

Punto 2, minuto 23: banca dati.

La banca dati “Si passa a condizione”, al netto delle considerazioni squisitamente personali del sindaco Cateno De Luca, è stata bocciata da un Decreto del Presidente della Repubblica e di fatto non ha alcun valore (quindi non è stata LetteraEmme che “non è riuscita a cogliere il significato e le potenzialità che aveva un tale strumento”). La circostanza per la quale avrebbe potuto tracciare gli spostamenti estivi se la Regione l’avesse adottata (nonostante avesse già un proprio sistema di mappatura), evitando ipoteticamente il diffondersi dei contagi, è una legittima supposizione del sindaco, ma non ha attinenza alcuna con quanto scritto nel pezzo.

 

Punto 3, minuto 39: la “presunta” ordinanza regionale.

Anche in questo caso De Luca non rettifica nulla di quanto scritto, affermando – non si sa sulla base di quale lettura – che Lettera Emme “preferisca una stagnante inazione all’iniziativa del sindaco”. Sulla collaborazione fra il cittadino e il presidente della Regione nella stesura dell’ordinanza in questione (mai emessa, infatti il provvedimento è un Disegno di Legge), giova ricordare che a smentire De Luca è stato direttamente Nello Musumeci.

 

Punto 4, minuto 42: il lockdown.

Anche qui non c’è alcun tipo di “rettifica”. La redazione di Lettera Emme non solo non ha dimenticato le misure imposte dal primo lockdown, ma le ha ricordate punto per punto, riportando la lunga sequela di ordinanze annullate, i dietrofront e i numerosi provvedimenti adottati nel corso del lockdown. Che non sia possibile ravvisare alcuna contraddizione nell’opera del Sindaco è ancora una volta una considerazione personale dello stesso De Luca, così come lo è il fatto che ritenga “del tutto priva della necessaria imparzialità” una semplice ricostruzione dei fatti, anche in questo caso documentati e documentabili.

 

Punto 5, minuto 44: l’hotspot.

L’Hotspot di Messina, a quanto risulta a questa testata, non è mai stato ufficialmente chiuso in quanto non esiste alcun provvedimento ufficiale di chiusura. È stato svuotato e non ospita più migranti, esattamente come è scritto nel pezzo contestato. In ogni caso si tratta di un provvedimento che non è stato disposto dal sindaco Cateno De Luca, perché non rientra nelle sue competenze.

 

Punto 6, minuto 46: il partito del 27.

Che il riferimento alla “vita personale” (semmai politica, quindi pubblica) del sindaco sia fuori luogo è un’opinione del sindaco Cateno De Luca, e fa riferimento all’espressione “il partito del 27”, connotata con accezione negativa dallo stesso De Luca. Per quanto riguarda la carriera professione da dirigente della Fenapi, la circostanza è riportata correttamente all’interno dell’articolo, come le restanti informazioni biografiche. Specifichiamo inoltre che far parte del “partito del 27”, come lo definisce il sindaco, non è né un illecito né un’onta (quantomeno per chi scrive).

Punto 7, minuto 48: family card. 

È lo stesso sindaco, nella sua risposta, a ribadire come Messina non sia stata l’unica città ad erogare dei sussidi, proprio come scritto nell’articolo e come affermato erroneamente nella diretta del primo cittadino, che nella sua replica offre una serie di dati e considerazioni (già ampiamente riportate più volte su questa testata) che nessuno ha tuttavia chiamato in causa né messo in discussione. Risulta invece un’altra volta errata, nella risposta del sindaco, la circostanza che il Comune di Messina sia stato il primo ente locale a prevedere dei sussidi: a Catania il primo “buono famiglia” è stato deliberato il 26 marzo; a Palermo il 28 marzo la giunta ha approvato il primo meccanismo di sostegno per le famiglie.

 

Punto 8, minuto 52: il “blocco” dello Stretto. 

Il 23 marzo 2020 il sindaco, come dichiara lui stesso, si è limitato a “verificare personalmente la situazione agli imbarcaderi e si è assunto la responsabilità di ergersi a difesa della sua comunità”: qualunque cosa questo voglia dire. Non ha né “bloccato tutto” né “ha rispedito qualcuno a calci nel culo”, come aveva annunciato al tempo nel corso di un’altra diretta. L’unico provvedimento emanato dal sindaco Cateno De Luca per ciò che concerne l’attraversamento dello Stretto è la banca dati “si passa a condizione”, che è stata annullata.

Alcune considerazioni a margine:

Come ha fatto sin qui, e come continuerà a fare in futuro, LetteraEmme verificherà scrupolosamente le notizie che pubblica, con numeri e circostanze documentate e documentabili in ogni sede.

Altresì, e a maggior ragione in un periodo complesso come quello che stiamo affrontando, continuerà a controllare e passare al setaccio, sempre e comunque, le affermazioni del primo cittadino così come quelle di chiunque altro abbia responsabilità amministrative e di governo, perché siamo fermamente convinti del valore della trasparenza e dell’accountability: chi ricopre ruoli pubblici, e la classe dirigente in genere, non può permettersi di essere leggero o impreciso in quello che comunica ai cittadini, diffondendo informazioni ambigue, false, o, peggio ancora, che possono alimentare tensione sociale.

E’ il nostro lavoro, e conosciamo un solo modo per farlo. Bene. E senza sconti per nessuno.

 

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