Avete presente quando due persone si risentono dopo un po’ di tempo? Magari casualmente, o perché uno ci ha pensato prima dell’altro e ha mandato un messaggio anticipando i tempi e scrivendo la fatidica frase “però fatti sentire, ogni tanto…”; ora, questo è un grande inganno, è tutta un’illusione come in Mulholland Drive: se tizio A e tizio B non si sentivano da sei mesi è perché nessuno dei due aveva scritto all’altro, e questo ci fa capire come la ragione sia solo questione di attimi, frazioni di secondo, centimetri. Tutto questo per dire che sì, lo so che sono mancato, alcuni hanno anche avuto il pensiero di scrivere perché la playlist in qualche modo aiuta sia me che voi ad affrontare i lunedì e le settimane, e in questo finale di 2020 avremo veramente tanto bisogno di musica. Facciamo così: anziché scusarmi per l’assenza, vi faccio cinque regali. Cinque, casualmente come i brani che andiamo a sentire insieme quest’oggi.

Samuele Bersani – Pixel

Ho sempre avuto una ammirazione smodata per Samuele Bersani, un cantautore che personalmente metto assolutamente sul podio negli ultimi trent’anni di musica italiana, e in un’ipotetica classifica generale se la batterebbe con onore assoluto con i più grandi. Il nuovo disco, Cinema Samuele, ha un livello medio molto alto e lo si capisce già dal brano di apertura, Pixel, che utilizziamo anche per inaugurare la nostra playlist. In sei minuti insoliti si percepisce il vissuto dei tanti anni trascorsi dall’ultimo lavoro, Nuvola numero nove, datato 2013; c’è ispirazione ma c’è anche un rabbia soffice, un sentimento quasi inevitabilmente rancoroso, da cui traspare la solita vena poetica che, con il peso degli anni, non ha per nulla perso di smalto. Appena parte il brano si sente subito il timbro Bersani, degna apertura di un disco che dà respiro (tanto) in un periodo eccessivamente buio.

IDLES – WAR

Da un’opener all’altra: in queste settimane di distanza tra me e molti di voi è uscito anche il nuovo disco degli IDLES, Ultramono. Come previsto è una granata, un album forse meno coeso di quello che era Joy as an act of resistance, ma WAR quando parte non fa prigionieri. Manifesto culturale di cosa voglia dire davvero mettersi in discussione, la guerra del titolo è una guerra personale, quella che in tempi bui bisogna combattere per imparare (reimparare) ad amare sé stessi e reciprocamente, perché “del buio te ne accorgi soltanto se il sole tramonta” (ok, questa non è una frase mia, ma aiuta bene a capire il concetto). Ultramono è come detto una bombetta niente male che mette un altro tassello nella crescita della più grande band che gli anni ’10 abbiano visto nascere.

Our Lady Peace – The wonderful future

A dicembre sarà il ventesimo anniversario di Spiritual Machines, il disco che gli OLP scrissero ispirandosi a The age of spiritual machines, libro di Ray Kurzweil. In quest’ultima settimana la band canadese ha pubblicato il remaster, cui seguirà la parte 2 dell’album (mi porto avanti con il lavoro: ne valeva davvero la pena?). The Wonderful Future, traccia di chiusura cui segue un dialogo interessanta tra RK e il robot Molly, è un brano luminoso e ambizioso nel contenuto, è quello che vogliamo utilizzare per spronarci, tutti, a essere migliori di così. Fuori non è semplice, c’è un sacco di merda e tutti noi dobbiamo dare il massimo per non farci risucchiare nelle sabbie mobili culturali, per non far crollare il livello del dibattito, per non uccidere le speranze di un mondo migliore, di un futuro (speriamo) davvero meraviglioso.

Rage Against The Machine Vs Zucchero – Killing il mare (Bruxxx Mashup)

Quasi per caso qualche mese fa ho scoperto Bruxxx, uno che forse nella vita ha troppo tempo libero, ma lo impiega bene. La sua specialità sono i mashup improbabili (oltre a questo accostamento sono notevoli i System of a down vs Gianni Morandi o i blink-182 vs Gianni Drudi, tra i tanti), ed è con questa ondata di ottimo umore che voglio chiudere la prima parte della playlist, ascoltandola e ballandola da seduto, come quando qualche giorno fa mi avvicinavo in auto a un castello vedendolo sempre più lontano—ma questa è decisamente un’altra storia. Non perdete mai la voglia di stupire e specialmente non ponetevi limiti, mentali o fisici, per ottenere quello che volete. Il destino è qualcosa che si può manipolare a proprio piacimento, non rispetta regole fisse come, chessò, l’assonometria cavaliera. Forza tutti.

Procol Harum – A Whiter Shade Of Pale

(Avrei sinceramente voluto riprendere a scrivere questa playlist la scorsa settimana per chiudere con questa e dedicarla a Fabio. Con sette giorni di ritardo lo faccio comunque, accumulando qui delle scuse forse inutili per il ritardo e allargando l’intrinseca bellezza di questo brano a tutti coloro i quali in queste settimane stanno soffrendo, per un motivo o per l’altro. Ci salverà solo la bellezza, che sembra tanto una frase fatta, ma non è così, non è mai così)
“and although my eyes were open, they might have just as well’ve been closed”

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