MESSINA. Il regista polacco Jan Komasa ha voluto esprimere la propria solidarietà ai messinesi per il furto delle opere di Antonello. Il 45enne Komasa, candidato all’Oscar per il film “Corpus Christi”, è stato il primo ospite straniero lo scorso 26 luglio alla “Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina” per dialogare col pubblico al cinema Apollo sul proprio film “Good Boy” ed essere poi premiato con la “Regina del Peloro” sul palco nell’Agorà dello Stretto. Durante il suo soggiorno a Messina, che visitava per la prima volta, Jan Komasa aveva già in mente un proprio itinerario tra le bellezze artistiche e paesaggistiche peloritane e alla fine con grande entusiasmo si è ripromesso di ritornare al più presto. Uno dei luoghi che lo aveva maggiormente colpito è stato proprio il Museo Regionale. Appresa la notizia del furto delle opere di Antonello, Komasa ha scritto un messaggio a Franco Cicero, presidente del Comitato scientifico della Rassegna, per comunicare le proprie intense reazioni: “Sinceramente – scrive il regista – all’inizio non avevo capito che si trattasse proprio dei dipinti di Antonello che io e mia moglie Kinga avevamo visto al MuMe a essere stati rubati. È una cosa assolutamente devastante. Sono davvero indignato. Appena pochi giorni fa ci trovavamo di fronte a queste opere, nello stesso museo dove ho visto la “Resurrezione di Lazzaro” di Caravaggio, che mi ha profondamente colpito. Pensare che qualcuno possa semplicemente entrare durante il Ferragosto e appropriarsi di una parte di questo straordinario patrimonio culturale è quasi inconcepibile per me. Ricordo che il museo mi sembrava ben protetto, il che rende l’audacia di questo gesto ancora più sconvolgente. Chi fa una cosa del genere? Chi la commissiona? Chi pensa di poter possedere privatamente qualcosa che appartiene non solo a Messina e alla Sicilia, ma in un certo senso a tutti noi europei? Mi dispiace tanto per Messina. Posso solo immaginare cosa stiano provando i cittadini messinesi per questa perdita. Ma devo anche dire che io personalmente ne sono profondamente colpito. Anche queste opere – conclude Komasa – fanno parte del mio patrimonio europeo e, dopo averle viste con i miei occhi, ho la netta sensazione che una piccola parte di qualcosa che appartiene a tutti noi sia stata rubata. Spero davvero che gli investigatori le ritrovino presto e le recuperino senza danni”.





