MESSINA. Con la smentita del ritrovamento del furgone che sarebbe stato utilizzato per la fuga con la refurtiva, le indagini sul furto dei dipinti di Antonello da Messina dal museo reegionale Maria Accascina sembrano essere tornate al punto di partenza. In realtà, c’è un’ipotesi investigativa ancora non troppo discussa ma che sembra via via la più plausibile, forse l’unica.
E se i ladri delle opere di Antonello fossero scappati via mare? L’ipotesi dell’utilizzo di uno o più mezzi marini è la più razionale. Il furto è avvenuto intorno alle 21: a quell’ora a ferragosto, nel giorno della Vara, con la processione ancora in pieno svolgimento, le strade della città chiuse, bloccate o congestionate, le autostrade percorse da tantissimi vacanzieri e gli svincoli intasati, ipotizzare di lasciare la città su gomma, con la quasi certezza di rimanere bloccati, comporterebbe un rischio inaccettabile.
Per abbandonare Messina non ci sono che due possibilità, autostrada o statale, direzione Palermo o Catania: entrambe impraticabili per chi abbia esigenza di fare alla svelta, dato che chi ha pianificato il furto avrà tenuto in considerazione la possibilità che le forze dell’ordine potessero essere allertate per tempo del furto e avessero istituito posti di blocco mirati. Un’altra via di fuga dalla città sarebbe dai colli San Rizzo, che però conducono alla riviera tirrenica, trafficata quanto e più della città, sia nella statale 113 che nell’A20.
Esclusa la via di fuga via terra, naufraga anche quella via aria che, oltre a tutti i problemi connessi all’imbarco di opere d’arte trafugate, sarebbe stata resa impossibile prima dal fatto di arrivare materialmente in aeroporto dall’autostrada, e poi per le bizze dell’Etna, che ha di fatto provocato la chiusura di Fontanarossa per oltre una settimana.
A questo punto, non sembra quindi peregrina l’ipotesi di “fuga in barca”, approfittando della vicinanza del Museo alla costa e alla spiaggie del Ringo, di Paradiso o di Contemplazione, magari per raggiungere un’imbarcazione più grande al largo: ipotesi valida anche considerando una via di fuga alternativa attraverso i colli, via Annunziata e Campo Italia per un punto del litorale tirrenico, oltretutto molto meno trafficato e controllato dello Stretto di Messina. Basterebbe una piccola lancia, o un gommone veloce a carena rigida, e qualche miglio al largo un’imbarcazione più grande ad attendere ladri e refurtiva e prendere il largo indisturbata.
E’ possibile uno scenario simile dal punto di vista tecnico? Si. In ambito navale, per tracciare le rotte dei natanti, si utilizza il sistema di identificazione automatica Ais (Automatic Identification System), che fornisce una serie di informazioni che comprendono principalmente l’identificazione, il tipo di unità, la posizione, la rotta, la velocità. Il sistema Ais è obbligatorio per le navi mercantili, i traghetti e i grandi yacht da diporto sopra le 300 tonnellate lordo o oltre i 15-24 metri a seconda dell’uso, ma è possibile “spegnerlo” manualmente per garantire la necessaria “zona d’ombra” prima di compiere un’azione illecita, mentre sulle barche private non sempre l’installazione è obbligatoria. Nello Stretto esiste anche la possibilità di tracciare i natanti da parte del radar Vts (Vessel Traffic Service) di forte Ogliastri, che potrebbe essere utile per verificare la presenza di navi alla fonda che hanno abbandonato lo Stretto subito dopo l’orario ipotetico del furto delle inestimabili opere di Antonello



