La giunta Accorinti non risponde? Allora che si proceda senza. È quel che ha fatto il quinto quartiere che con un gesto eclatante ha esautorato l’Amministrazione comunale, ci ha provato perlomeno, dialogando direttamente con l’Istituto autonomo di case popolari al quale ora spetta la prossima mossa. I consiglieri hanno infatti firmato una delibera che bypassa la giunta: così la V circoscrizione forza la mano per uscire dell’impasse di Fondo De Pasquale. Avevano sollecitato l’Amministrazione ben sei mesi fa senza alcun risultato, per questo si sono rivolti direttamente all’Iacp, pur dovendo rinunciare in questo modo a una parte del finanziamento: “Abbiamo sollecitato la giunta ma niente si è mosso”, spiega il presidente di quartiere, Santino Morabito.

Siamo in ambito risanamento, cioè nelle viscere della città, in quei quartieri che affogano nel degrado e che attendono dal 1908 di essere risanati. Un’attesa che nel tempo si è andata allungando con consapevole inefficienza della politica. Degrado e bacino elettorale sembra, infatti, siano stati sinonimi in questi decenni. Ma andiamo a Fondo De Pasquale, dove la storia risale appunto al 1908: il degrado e le baracche nascono da lì. Più di ottant’anni dopo, ovvero 27 anni fa, la Regione destinava finalmente 500 miliardi di vecchie lire per consentire il completamento del risanamento delle zone della città. Soldi impegnati per la costruzione di alloggi e centri sociali polifunzionali. La stessa legge regionale (10/90) che destinava i fondi, vincolava il Comune ad avvalersi dell’Istituto autonomo case popolari che per la progettazione e realizzazione delle opere finanziate assumeva la funzione di stazione appaltante. Una cifra vertiginosa grazie alla quale sono stati fatti alcuni interventi – Fondo Matteotti, Camaro, Minissale, sbaraccamento Regina Elena… – ma molto di più poteva essere fatto. Come per esempio nel triangolo Giostra – Ritiro – Tremonti.

 

Il piano particolareggiato per questa porzione di città, ovvero l’ambito B, fu adottato nel lontano 1994 e approvato dalla Regione solo nel ’98. Nel 2002 finalmente viene partorito il progetto esecutivo per la costruzione di tre edifici per 60 alloggi a Fondo De Pasquale. Progetto  – eccolo:  progetto fondo de pasquale -che solo nel 2007 otteneva il finanziamento dall’assessorato regionale al Territorio per 8 milioni 755 mila 915 euro. Ma ecco presentarsi l’antichissimo problema delle baracche abitate. Situazione che blocca completamente i lavori. Più delle baracche poi era stato anche ignorato un blocco di case private. Edifici abbandonati dai proprietari ma pur sempre privati, ostacolo che poteva essere previsto se si fosse fatto un semplice controllo catastale. I privati, ormai emigrati all’estero, tornarono di fretta e furia sullo Stretto per rivendicare la proprietà degli immobili. Altro ostacolo fu poi il panificio, un esercizio commerciale che non poteva essere ignorato né affossato. La questione fu poi risolta col trasferimento del panificio di Fondo De Pasquale nella zona già risanata, nel blocco A, ovvero nella strada di fronte. Lungaggini che hanno comportato ben quattro aggiornamenti del progetto esecutivo con relativi adeguamenti al prezziario regionale, da 8 milioni, cioè, si è passato a 12 milioni 844 mila euro, ufficializzati con delibera commissariale dell’Iacp, il 24 settembre del 2014. Lo scorso agosto, però, la situazione pareva essere stata finalmente liberata dagli intoppi, il consiglio della V circoscrizione infatti scriveva “gli ostacoli di natura tecnica e burocratica che negli ultimi dieci anni hanno impedito la realizzazione dell’opera sono stati finalmente superati e che il progetto per la realizzazione di 60 alloggi in località Fondo De Pasquale redatto dall’Iacp di Messina può essere reso immediatamente esecutivo, stante l’impegno di spesa deliberato dalla Regione Siciliana”.


È tutto pronto, scrivevano dal quinto quartiere, non senza sottolineare “che per il predetto progetto sono già state spese risorse pubbliche pari a un milione 200 mila euro per oneri di esproprio e relazioni tecniche e geologiche, oltre alle spese di progettazione sostenute dall’Iacp di Messina”. Era così che lo scorso 26 agosto il consiglio del quartiere su cui ricade Fondo De Pasquale sollecitava l’Amministrazione comunale.

Sei mesi dopo però non è successo niente e i consiglieri del quinto quartiere decidono per un clamoroso “taglia fuori” dell’Amministrazione. Decidono cioè di non attendere oltre per il risanamento del quartiere degradato e di bypassare la giunta Accorinti, provando a dialogare direttamente con l’Istituto autonomo di case popolari, pur dovendo rinunciare a una parte del rifinanziamento e ad una dozzina di alloggi per cui servirebbe necessariamente l’intervento del Comune. Ma dal consiglio sottolineano nella delibera “che non è stata data ad oggi alcuna esecuzione, nonostante il parere di regolarità tecnica espresso dal coordinatore del settore tecnico, l’ingegnere Achille D’Arrigo; che l’area in località Fondo De Pasquale individuata per ospitare la costruzione dei 60 alloggi, a tutt’oggi, versa in condizioni di profondo degrado tali da arrecare disagi di natura igienico-sanitaria all’intero rione e, pertanto, necessita immediati interventi di risanamento e riqualificazione; che permane il bisogno, mai soddisfatto, delle famiglie in graduatoria nell’Ambito di Risanamento “B” di aver assegnato un alloggio decoroso”. Ma c’è di più, i consiglieri di quartiere fanno notare che l’assessore De Cola ha fatto richiesta alla Regione di “trasferire la somma di 42 milioni di euro derivanti dalla legge regionale 10/90 e destinati al risanamento del territorio comunale, direttamente al Comune di Messina invece che all’Iacp al fine di destinarli all’acquisto di alloggi sul libero mercato”. Una somma che di fatto la giunta avoca a sé per poterla gestire in autonomia, non senza motivazioni. Ad elencare le ragioni di De Cola è la stessa circoscrizione: pare che questa Amministrazione tenga tutto fermo perché non intende “realizzare quartieri-ghetto da destinare solo alle fasce sociali più deboli ma favorire l’integrazione sociale”, scrive il V quartiere. E il documento continua, elencando che la giunta vuole “limitare l’ulteriore consumo di suolo comunale coerentemente con le linee di politica urbanistica europea e nazionale. Ed evitare la realizzazione di nuove urbanizzazioni e nuove strade a servizio di nuove costruzioni”.

Mentre intende, questa giunta, “stimolare il mercato immobiliare ed il comparto edilizio incentivando la ristrutturazione e la messa a norma degli alloggi”. Nobili e condivisibili motivazioni a dirla tutta, che si annullano nel nulla di fatto. È in nome di questa immobilità che il presidente di Circoscrizione, Santino Morabito e dieci dei suoi consiglieri – i presenti: Valerio Anastasi, Carmelo Manuel Barbaro, Paolo Barbaro, Giovanni Bucalo, Giuseppe Cannistraci, Gaicmo D’Alì, Bernardo Fama, Franco Maria Laimo, Francesco Mucciardi e Francesco Tavilla – decidono di prendere in mano la situazione e bypassare il Comune: “Avessero almeno fatto quel che si riproponevano di fare: non hanno invece fatto niente, è tutto fermo”. 

“Ho qualche dubbio che la legge possa consentire al quartiere di esautorarci”, risponde però Sebastiano Pino, assessore alle Politiche per la casa. E spiega: “Ribadiamo la scelta di non costruire ulteriori cubature, visti i precedenti, e nessuno li può smentire: in fase di costruzione i tempi si dilatano in modo incontrollabile e anche i costi proliferano. Sul processo avviato per l’acquisto di nuovo alloggi invece c’è stato un problema con l’ex dirigente del dipartimento politiche per la casa che non ha proceduto all’acquisto secondo le indicazioni emerse dai lavori della Commissione interna dell’assessorato alle infrastrutture regionale”.

Adesso però, annuncia Pino, tutto sarà risolto: “Dal primo ottobre è cambiato il dirigente e la questione si sta avviando verso la soluzione. Col nuovo dirigente si sta disponendo il nuovo cronoprogramma per chiedere le risorse in base alla legge 10 del 90”.

Secondo il consiglio della quinta circoscrizione però “Fondo De Pasquale ricade in un’area già urbanizzata e fortemente antropizzata che, per decenni, ha ospitato baracche ed ogni sorta di abitazione fatiscente, pertanto la demolizione delle baracche con successiva realizzazione di alloggi decorosi non può essere considerata consumo di nuovo suolo. Il progetto esecutivo redatto ad opera dell’Iacp di Messina non prevede la mera costruzione di appartamenti ma contempla la realizzazione di spazi per la socializzazione e di un’area attrezzata per lo sport e, pertanto, non va inquadrato come intervento per la realizzazione di alloggi nell’ambito di un “quartiere-dormitorio”. E Morabito aggiunge: “Basta dare uno sguardo all’area cantierata: è in stato di abbandono e in piena zona urbanizzata: come si può parlare di nuovo suolo?”.

E non basta: “Il fatto che famiglie che da generazioni risiedono nel rione Giostra e che, negli anni, hanno sviluppato attaccamento al territorio e forte senso di comunità non vengano disseminate sul territorio comunale ma continuino ad abitare nel rione rappresenta un valore sociale da tutelare ove possibile”. Ma Pino ribatte pronto: “Gli alloggi da acquistare saranno cercati in zona proprio per evitare lo sradicamento dal quartiere”.

Una vera e propria lotta, dunque, tra Circoscrizione e Amministrazione che vede adesso come arbitro l’Iacp a cui spetta la prossima mossa.

 

 

 

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