MESSINA. “E’ nato un tavolo concertativo permanente, e su questo vi voglio chiamare alla responsabilità. Siamo passati dal conflitto al confronto“. Sarà il sonno arretrato, dopo le quarantatre ore di riunioni a Palazzo Zanca, ma è un Cateno De Luca molto più calmo e pacato del solito quello che, seduto al tavolo con quattro delle cinque organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il “SalvaMessina”, illustra le manovre ma soprattutto loda il merito ed i sindacati. Se mi siedo ad un tavolo partendo dal presupposto che la mia posizione e quella e non cambia, che lo facciamo a fare un tavolo? Una concertazione, alla luce del sole come l’abbiamo fatta noi, ha portato a cambiamenti e risultati, in relazione al nostro grado di conoscenza delle carte, e questo ha portato al testo conclusivo frutto di cambiamenti”.

E si scopre che la manovra, da “lacrime e sangue”, diventa “latte e miele”: nessun taglio, nessuna testa che cade, nessun licenziamento, anzi tutto il contrario: stabilizzazioni, servizi incrementati, nessun conflitto. E i sindacati ne danno atto, chiamati in causa direttamente da De Luca che spiega loro che il tavolo permanente li coinvolgerà immediatamente, per la stesura del bilancio. “Per noi diventa utile per dare informazioni preventive ai sindacati, e dimostrare loro che in un bilancio non c’è solo il tema del lavoro, ma altre esigenze che vanno affrontate, e su questo vi voglio chiamare alla responsabilità”, spiega De Luca.

Di nuovo, però, nonostante l’ottimismo in sala, torna la parola “dissesto”. “Non siamo in grado di finanziarie i debiti maturati oltre il 2014 col bilancio ordinario: se non potremo inserirli nel nuovo piano di riequilibrio sarà dissesto”.

Quindi un altro annuncio: ci sarà finalmente il faccia a faccia con la precedente amministrazione di Renato Accorinti per capire una volta per tutte qualcosa in più sul balletto di numeri sui debiti. “Io non farò il confronto – puntualizza – farò il moderatore tra la precedente amministrazione e gli organi di controllo delle partecipate che hanno scritto alla vecchia giunta senza che questa intervenisse sulle partecipate, e i dirigenti che dicevano certe cose e sono stati spostati in uno scantinato”.

Poi tocca ai sindacati. Tonino Genovese della Cisl aveva promesso di essere breve: ha parlato per quasi 40 minuti “I documenti approvati ieri notte danno ragione alle nostre proposte dell’ultimo decennio, abbiamo scritto una pagina importante di democrazia che non c’era mai stata. Quindi perchè andare sull’Aventino?”. Quindi, dopo una ventina di minuti di preambolo, il “quaglio”: “Gestire tutto come un unicum di pubblico locale, ottimizzando le risorse. C’è un quadro debitorio pesante, ma non così pesante come Catania o Palermo: c’è e bisogna intervenire. Le partecipate devono essere rifunzionalizzate, rivitalizzate e i lavoratori devono trovare soddisfazione e piena occupazione”. Un esempio? “L’Atm: siamo d’accordo alla liquidazione e alla costituzione di una società per azioni pubblica, l’Amam, servizio di qualità e possibilità di far confluire nuovi lavoratori perchè sottodimensionata, MessinaServizi, che al momento è solo un “vestito”.

Avendo praticamente detto tutto, a Pietro Fotia della Fiadel non restano che poche parole: “Dovremo fare decine di accordi per far si che il piano che abbiamo contrattato diventi esecutivo, ma dovremo anche controllare”. Telegrafici (telegrafici davvero, trenta secondi ciascuno) Letteria Sciuto della Cisal e Antonino Sciotto di Ugl: “Ci auguriamo che possa essere un trampolino di lancio per Messina”

 

 

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