MESSINA.
Secondo un recente studio, Messina è la città europea che si sta spopolando più velocemente negli ultimi 5 anni, facendo registrare il 4,8% di abitanti in meno nel quinquennio 2015-2020: una “grande fuga” iniziata già due decadi fa, nel 2001, anno a partire dal quale si registra una forte e costante decrescita demografica, con la perdita di circa 23mila abitanti.

Ma come è cambiata la città nel corso dei secoli? Lo raccontano i censimenti della popolazione effettuati con cadenza decennale dall’Istat, il primo dei quali risale al 1861, anno dell’Unità d’Italia, quando Messina era una delle città più popolose del Mezzogiorno, con 103mila abitanti.

Dal 1800 al 1908

Agli inizi del XIX secolo, secondo le ricostruzioni demografiche riportate nel libro “Cenni di storia demografica di Messina” di Rosario Lucà, la città dello Stretto aveva 47mila abitanti: più o meno la metà rispetto al 1844, quando se ne registrano quasi 95mila.
Una crescita demografica continua che subisce un’arresto solo nel 1854, periodo di epidemia, quando la città perde circa 8mila cittadini anche a causa della peste.

Alla vigilia dell’unità d’Italia, invece, Messina perde circa 6mila cittadini. Da quel momento in poi, la crescita demografica continua, ma a rilento. Nel 1865, anno in cui i Savoia spostano la capitale del Regno da Torino a Firenze, secondo la ricostruzione anagrafica di Lucà, Messina era popolata da circa 107.451 cittadini. All’inizio del XX secolo, il censimento decennale del 1901 descrive una rapida crescita demografica, con la popolazione messinese che tocca quota 147.589 abitanti.

Il terremoto del 1908 e le sue conseguenze

La crescita demografica subisce un brusco arresto nel primo decennio del nuovo secolo, soprattutto a causa del terremoto del 1908, che ha effetti devastanti sulla popolazione, provocando tra le 60mila e 100mila vittime, con tantissimi superstiti che decidono di spostarsi verso le città limitrofe e i villaggi. D’altro canto, “la pronta ricostruzione della città, mediante la realizzazione di nuclei abitativi baraccati“, come scrive Lucà, “consentì un rapido rientro della residua popolazione, cui si aggiunse un notevole flusso di immigrazioni, la cui entità non è stata mai calcolata”. Fatto sta che il censimento del 1911 registra una popolazione di 128.121 abitanti, quasi ventimila in meno rispetto agli inizi del ‘900.

Il terremoto del 1908 segna inoltre il sorpasso demografico di Catania su Messina. Sino al 1881 le due città vedevano una differenza di popolazione di circa 26mila abitanti censiti. Tra il 1881 e il 1901, la città etnea fa registrare una crescita della popolazione del +46%: da 100mila abitanti, Catania passa ad averne 146.504, quasi 1000 in meno di Messina. Il sorpasso del 1911 vede Catania con 207mila censiti e Messina con 128mila.

Dal 1911 in poi, Messina inizia a perdere posizioni anche nella classifica delle città più popolose d’Italia: settima nel 1861 (ma con un conteggio parziale, che esclude Roma), decima nel 1871, undicesima nel 1911 e tredicesima nel 1936.

Dagli anni ’10 al secondo dopoguerra

Sino al secondo dopoguerra Messina cresce costantemente: tra il 1911 e il 1921, nonostante la Prima guerra mondiale, la popolazione anagrafica aumenta del 38%, mentre tra il 1921 e il 1931 la crescita rallenta, attestandosi a circa il 1,5%. Nel 1929, la città dello Stretto raggiunge il traguardo simbolico dei 200mila abitanti, che diventano 208mila nel 1943, secondo la ricostruzione di Lucà.
Secondo il censimento del 1931, Messina registra, invece, una popolazione di circa 180mila abitanti, che salgono a 196mila nel 1936. Piuttosto scarsi i dati degli anni Quaranta, dato nel 1941 il censimento non venne effettuato a causa della guerra.

Il baby boom sino alla prima decrescita

La fine della guerra e l’inizio dell’era repubblicana fanno registrare un aumento della popolazione tra il 1945 e il 1951, anno a partire dal quale si registra una forte accelerazione demografica in tutto il Paese con il cosiddetto baby-boom (termine dal quale deriva il neologismo boomer). A Messina, tra il ’51 e il ’61 si registrano mediamente 4800 nascite all’anno (nel 2018 se ne attesteranno appena 1674), facendo sì che la popolazione cresca ulteriormente del 15% nell’arco del decennio, giungendo così a 254mila nel 1961.

Gli anni Sessanta fanno registrare un aumento di 20mila abitanti, dovuto sia al numero costante di nascite ma anche di immigrati giunti nella città, secondo la ricostruzione di Lucà. Un dato, quello riportato nel volume, basato sui registri dell’anagrafe, che presenta tuttavia una discrasia rispetto al censimento del 1971, che parla di 250mila abitanti, registrando quindi una variazione del -1,6% rispetto a 10 anni prima.

Gli anni Settanta fanno aumentare ulteriormente la popolazione di Messina: secondo il censimento decennale nel 1981 vi sono 260mila abitanti, mentre negli anni Ottanta si verifica un primo arresto, certificato dal censimento del 1991, quando si registra una variazione del -10,9 % della popolazione (231.693 abitanti censiti).
La crescita riprenderà tuttavia negli anni Novanta, per superare nuovamente il traguardo del 250mila cittadini secondo il censimento 2001. Da allora si registra una forte e costante decrescita sino ai giorni nostri, con la perdita di circa 23mila abitanti in appena due decadi, fino al poco lusinghiero primato ottenuto nel 2021.

Gli ultimi quaranta anni, dal 1980 al 2021, quelli più attuali, saranno oggetto di un successivo approfondimento.

 

Rosario Lucà, “Cenni di storia demografica di Messina”, pubblicato dall’Amministrazione comunale di Messina nel dicembre del 1981.

 

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