MESSINA. Sono proseguite tutta la notte, lentamente, le operazioni di ricerca e soccorso dei sei dispersi (accertati) che sono rimasti sotto le macerie dopo il crollo della palazzina a Pistunina. Da poco prima di mezzanotte, a lavorare sul sito, messo in sicurezza durante il pomeriggio e la sera, a causa della possibilità di una fuga di gas, sono stati ruspe ed escavatori dei vigili del fuoco, impegnati a rimuovere i detriti e a preparare una via per le operazioni vere e proprie di ricerca dei dispersi. Sul posto sono stati allestiti i presidi mobili di 118, croce rossa, protezione civile e vigili del fuoco: il reparto attivo nelle ricerche è quello Usar, acronimo di “urban search and rescue” , ricerca e soccorso in ambito urbano.

Il problema principale, che ha rallentato di molto le cose, è un incendio “covante”, cioè che produce fumo senza fiamma per via della carenza di ossigeno dovuta alle macerie che lo coprono: sin dal primo pomeriggio, e per tutta la notte, dalle macerie ha continuato a sollevarsi un denso e acre fumo nero. A prendere fuoco sono state le batterie di accumulo del sistema fotovoltaico del palazzo: il che rappresenta un problema ulteriore, perché per spegnersi vanno completamente allagate. Per fortuna, l’ubicazione delle batterie e diametralmente opposta a dovere si pensa che possano ancora esserci persone.

Il comandante dei Vigili del fuoco, Michele Burgio, ha spiegato come la finestra utile per riuscire a coltivare la speranza di trovare vive le persone sotto le macerie è di 36 ore, al termine delle quali le probabilità di sopravvivenza calano drasticamente.

Nel frattempo, emergono elementi che possono contribuire a chiarire la dinamica dell’accaduto: la palazzina era composta da un piano interrato adibito a garage nella parte posteriore e a magazzini in quella anteriore (quella collassata), dal piano terra che fino a qualche mese fa ospitava un supermercato, e all’interno del quale erano in corso dei lavori, dal secondo piano in cui c’era un grosso emporio gestito da cittadini cinesi, e dal  terzo dei piani fuori terra destinato alle residenze dei proprietari dello stabile. Il crollo ha fatto collassare completamente tutti e quattro i solai fino al piano interrato.

Paradossalmente, questo potrebbe essere una buona notizia, perché le macerie, soprattutto le travature, impuntandosi, potrebbero aver creato una intercapedine all’interno della quale si potrebbe essere creata una camera d’aria. Il fumo dell’incendio, più caldo dell’aria, tende ovviamente ad andare verso l’alto, lasciando l’eventuale intercapedine con uno strato di aria respirabile.

Anche se il comandante dei Vigili del fuoco di Messina non si è sbilanciato sulle possibili cause del crollo, non escludendo anche un esplosione, l’ipotesi sembra definitivamente tramontata, perché in quello che resta della palazzina non c’è nulla di compatibile con un’esplosione. Non ci sono segni di combustione, e i vetri dell’unica parte intatta non sono esplosi come avrebbero dovuto fare in caso di deflagrazione.

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