MESSINA. Salutata da una parte come una vittoria politica epocale, e dall’altra come un tradimento da parte del consiglio comunale, in realtà la votazione favorevole al bilancio previsionale, come quella di stamattina, non è né l’una né l’altra. È l’esito scontato della meno politica delle votazioni a cui viene sottoposta l’aula durante una sindacatura.

Tecnicamente, il bilancio previsionale indica in che modo l’amministrazione intende spendere i soldi che ha a disposizione, e come può sostenere queste spese. Come ogni documento contabile, è predisposto dall’amministrazione, ma suscettibile di modifiche sia da parte del consiglio comunale (che lo dovrà approvare) con gli emendamenti, sia da parte dei revisori dei conti con delle osservazioni: nel 2015 fu apposto parere non favorevole a quello presentato dall’amministrazione Accorinti, che lo ritirò e lo ripropose, oggi i revisori hanno sollevato perplessità sulla sopravvalutazione delle entrate e la sottostima delle spese, ma hanno comunque apposto parere favorevole). E usualmente viene approvato al termine di grosse discussioni di principio, ma pochissimi aggiustamenti sostanziali.

E questo è accaduto sia con amministrazioni con maggioranze forti e consolidate, come quella di Giuseppe Buzzanca, sia con sindaci che potevano sulla carta disporre di pochissimi voti favorevoli, come Renato Accorinti, ma anche come Cateno De Luca, perché le maggioranze in genere in questo tipo di votazioni si costruiscono in aula senza particolari difficoltà ma soprattutto senza particolari scandali.

Anche perché la mancata approvazione di un bilancio previsionale ha conseguenze che possono essere piuttosto gravi sia dal punto politico che da quello personale. Se l’aula boccia il documento, il sindaco può chiedere alla Regione la nomina di un commissario ad acta per l’approvazione dello strumento contabile. Il consiglio viene dunque commissariato. Se il commissario approva il bilancio presentato dall’amministrazione, la bocciatura del consiglio è ingiustificata (o la motivazione verbalizzata non coerente) e dunque viene sciolto per aver omesso un obbligo di legge e l’amministrazione resta in carica.

Se invece la bocciatura ha una ragione tecnica importante e rilevata anche dal commissario, che non approva l’atto (inapprovabilità per inconsistenza, ma vorrebbe dire in sostanza elementi di falsità che non sono stati emendati, incoerenza negli equilibri, inaffidabilità sostanziale ed evidente delle entrate, sottostima delle uscite …insomma ciò che i revisori hanno dichiarato a voce, ma attribuendovi entità modesta e senza metterlo nero su bianco nel loro parere) allora a decadere è il sindaco (senza travolgere anche il consiglio).

L’unico dato politico che si può ricavare dalla votazione di stamattina, è quello di un aumento della conflittualità tra Cateno De Luca e del consiglio comunale. Il primo dei suoi tre bilanci di previsione è passato con larga maggioranza, Quello di oggi con soli 16 voti favorevoli. Molto più importanti, politicamente, le maggioranza bulgare (in un caso l’unanimità) che De Luca è riuscito a fare raggiungere al “SalvaMessina” ed alla “Cambio di passo”.

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