MESSINA. Cosa hanno detto, il giorno dopo il corteo No Ponte, circa il quarantesimo, le associazioni che hanno partecipato? Hanno manifestato, come prevedibile, soddisfazione ed entusiasmo, ribadito la convinzione che la Stretto di Messina vada chiusa, e dato appuntamento al corteo del prossimo anno, quello che il comitato No Ponte Capo Peloro ha già ribattezzato il corteo della vittoria, fissato per il 7 agosto del 2027 a Torrefaro.
“Oggi siamo tutte e tutti qui per chiedere di chiudere definitivamente la Stretto di Messina, ma non ci basta- spiega una nota del comitato – bisogna cancellare in maniera definitiva i progetti e l’idea stessa di un attraversamento stabile dello Stretto, ad una o più campate o in tunnel, perche non ci serve, perché distruggerebbe il nostro territorio, perché le nostre priorità sono altre, abbiamo bisogno di soldi per mettere in sicurezza il territorio, per avere acqua, scuole,strade, ferrovie, sanità pubblica adeguata. A chi come Salvini pensa che dopo il parere del 6 agosto del Consiglio superiore dei lavori pubblici i lavori del ponte si avvicinano, noi diciamo che ancora una volta la propaganda dei Siponte tenta di nascondere i buchi neri del progetto del ponte e delle procedure seguite. Per questo abbiamo fatto accesso agli atti per avere il testo integrale del parere del CSLP. Siamo così convinti che i cantieri non solo non si avvicinano ma si allontanano”.
“In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli – dichiara invece l’Assemblea No Ponte – Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto. Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è formato un popolo no ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo Sì ponte. E’ per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto. Abbiamo capito che non hanno un piano che non sia quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché di più ci guadagneranno. Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.
In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo invivibile la nostra quotidianità. Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati”, conclude il comunicato.
Italia Nostra Sicilia ritiene che la chiusura della Stretto di Messina S.p.A. “rappresenti oggi la strada più responsabile per interrompere una continuità progettuale che dura da oltre quarant’anni e che ha finora prodotto soprattutto costi, contenziosi e incertezza. Si tratta di risorse pubbliche considerevoli che potrebbero essere destinate a interventi realmente necessari per i territori dello Stretto e per il Mezzogiorno. Al di là dei rilievi tecnici già sollevati da numerosi professionisti ed esperti dei diversi settori coinvolti, la nostra opposizione al ponte nasce prima di tutto da una convinzione culturale: il patrimonio naturale e paesaggistico dello Stretto di Messina non è una risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire. Una civiltà che voglia continuare a esistere non può ridurre la natura a oggetto di consumo; deve invece saper riconoscere un limite al proprio agire. Continuare a intervenire su un paesaggio fragile e insieme potente come quello dello Stretto, imponendo scelte calate dall’alto senza un reale ascolto delle comunità che lo abitano, significa perpetuare un approccio predatorio che il nostro tempo non può più permettersi. Il paesaggio non è uno sfondo da attraversare, ma una relazione viva con chi lo vive quotidianamente: territori, saperi e tradizioni che meritano tutela, non devastazione”.
Infine il Pd, che chiede lo scioglimento della società concessionaria e indica nella Legge Speciale per Messina, depositata in Parlamento con prima firma del senatore Antonio Nicita, la destinazione alternativa di quelle risorse: “La Stretto di Messina S.p.A. assorbe da anni denaro pubblico per gestire un’opera che non esiste, e va sciolta. Per Messina abbiamo scritto una proposta alternativa e l’abbiamo depositata: un miliardo in cinque anni per la Zona economica speciale dello Stretto, il polo del mare, le reti idriche, il traghettamento gratuito. Seicento milioni di quel piano si prendono dal ponte. È una scelta tra due modi di spendere gli stessi soldi, e noi abbiamo detto da che parte stiamo”