MESSINA. Quanto ha inciso il contagio da Covid-19 nella mortalità di Messina, in una regione in cui la prima ondata è stata molto leggera, la seconda sta facendo registrare numeri alti ma tenuti fino adesso sotto controllo, e la sua composizione demografica, posizione e morfologia la pongono al riparo da eccessiva mobilità causa lavoro? Poco. Quasi niente.

È quanto emerge da uno studio del dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio sulla mortalità giornaliera nelle città italiane in relazione all’epidemia di Covid-19 dall’1 settembre al 3 novembre. Che mostra una nazione letteralmente spaccata in due.

Al nord, dopo la strage della prima ondata (da cui il sud non è stato quasi minimamente sfiorato), i decessi hanno ripreso a crescere, benché  con numeri inferiori a marzo e aprile.

 

Al sud, invece, è corretto dire che la “prima ondata” è quella che si sta vivendo da ottobre: con un numero di decessi comunque più contenuto di quello del nord nello stesso periodo in analisi.

 

Altro dato che emerge, ma era già purtroppo stato chiaro sin dalla primavera, è che le vittime della pandemia si concentrano soprattutto nelle fasce più anziane della popolazione. Anche qui, però, i numeri condannano il nord e “graziano” in parte il sud: nel mezzogiorno d’Italia da ottobre il numero di decessi si è alzato, con un incremento in tutte le classi di età e soprattutto nelle classi (0-64, 65- 74), ma sia in assoluto che in termini percentuali, meno che nel settentrione, in cui si osserva un maggiore incremento nelle classi 75-84 e oltre 85 anni.

 

E le città? Premettendo che, come spiega lo studio, nelle città più piccole la mortalità risente maggiormente delle fluttuazioni casuali e pertanto “alcuni incrementi osservati nella mortalità giornaliera devono essere interpretati con cautela”, Messina fino al 3 novembre sembrava praticamente esente da effetti legati alla pandemia, con una mortalità globale, quindi non legata necessariamente al contagio da coronavirus (indicata nel grafico dalla linea rossa continua) addirittura inferiore alla media dei cinque anni precedenti, al contrario di Catania e soprattutto Palermo, in cui invece il peso della Covid-19 nel computo dei decessi iniziava a farsi sentire.

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NOTA. La mortalità giornaliera (deceduti e residenti nel Comune) viene confrontata con la serie storica di riferimento (valore atteso). Per ogni città, la mortalità giornaliera attesa è definita come la media per giorno della settimana e numero della settimana calcolata nei 5 anni precedenti e pesata per la popolazione residente (dati ISTAT) per tenere conto del progressivo invecchiamento della popolazione.

 

 

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