MESSINA. Per capire bene l’incidenza della pandemia di Covid-19, e come essa abbia falcidiato alcune regioni d’Italia risparmiandone altre, c’è un dato essenziale: da gennaio ad agosto 2020, in Sicilia, ci sono stati 3,1% di decessi in meno rispetto alla media dei cinque anni precedenti.In Lombardia, nello stesso periodo, sono stati il 38% in più.

È quanto si evince da un report dell’Istat sulla mortalità in Italia nella prima parte del 2020: dati, relativi a quasi tutti i 7903 comuni del Bel Paese, che analizzano la situazione mese per mese e regione per regione, mostrando come, in quasi tutto lo Stivale, si sia verificata un’impennata di decessi nei mesi più caldi della pandemia, tra marzo e aprile. Periodo nel quale si sono registrate circa 47mila morti in più di quelle certificate nel lustro 2015-2019: grossomodo 19mila decessi in eccesso rispetto a quelli attribuiti ufficialmente al coronavirus nello stesso periodo, circa 28mila.

A cosa si attribuisce questo “scarto”? Non è facile quantificare quanti fra i decessi siano da addebitare in maniera diretta o indiretta alla pandemia, ma in base alla localizzazione dei casi (con una netta prevalenza nelle “zone rosse”) è possibile ipotizzare una diretta correlazione con le conseguenze della Covid, considerando le morti avvenute in casa (senza l’accertamento dei tamponi) e l’affollamento delle terapie intensive, che ha messo giocoforza in crisi il sistema sanitario. 

I numeri più alti del report, ovviamente, sono quelli della Lombardia (+ 38%), numero assolutamente fuori scala dovuto alla impressionante ecatombe di marzo, mese in cui si è verificata un’impennata di morti del 191% (e ad aprile del 117%) rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Al secondo posto si piazza il Trentino Alto Adige (+18,2) e al terzo l’Emilia Romagna (+14,6).

 

Fonte: Lorenzo Ruffino

 

 

La Sicilia, al contrario, è la sola regione d’Italia insieme alla Basilicata che a marzo ha avuto meno decessi rispetto alla media degli anni precedenti (- 0,6%), mentre ad aprile la percentuale sale a più 2,4% (unico mese del periodo preso in esame, insieme ad agosto, in cui si registra un incremento).

Dai grafici, in generale, si evince una cesura piuttosto netta fra il periodo del “picco” dei contagi e la fase post lockdown (con un netto calo dei decessi già nel mese di maggio), e soprattutto fra le regioni del nord Italia (+19,5) e quelle del Mezzogiorno (-1,1).

 

 

I numeri più esemplificativi sono sempre quelli di marzo, quando l’incremento della mortalità in Italia è stata del 47,2% (a fronte di un -7,3 per cento di gennaio e febbraio). Ampio anche in questo caso lo scarto fra Nord (più 93,9) e Sud (più 4,3).

 

 

I grafici sono stati realizzati da Lorenzo Ruffino

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