MESSINA. Com’è l’acqua che esce dal rubinetto di casa dei messinesi? Buona e potabile, dice l’Amam, che ha pubblicato sul sito istituzionale, come legge prescrive, i risultati dei campionamenti sugli acquedotti Fiumefreddo e Santissima, che servono la città, e sui tre pozzi di Mili denominati Busà, Cucinotta e Oteri, entrati in servizio durante la drammatica estate del 2024 per sopperire benchè in minima parte alla gravissima crisi idrica che ha attanagliato la città per mesi. I campionamenti più recenti, tra quelli pubblicati, sono stati effettuati a inizio ottobre 2025. quelli più vecchi a settembre 2024, in piena crisi idrica.
Cosa dicono le analisi? Che per tutti e cinque i rilevamenti c’è la dichiarazione di conformità ai limiti di legge: i parametri analizzati compresi nel Decreto Legislativo 23 febbraio 2023 n.18, cioè, rientrano nei limiti stabiliti.
Per il Fiumefreddo e Santissima sono stati pubblicati quattro campionamenti a distanza di tempo: i più “vecchi” il 6 dicembre 2024 per l’acquedotto alle pendici dell’Etna, il 23 gennaio 2025 quello per la sorgente nelle montagne di Fiumedinisi: quello che è emerso è che nessun valore di quelli presi in considerazione ha superato i limiti di legge. Stesso iter per i tre pozzi: per l’Oteri tre campionamenti, il più vecchio del 4 ottobre 2024, quattro per il Busà e il Cucinotta (i primi campionamenti per entrambi sono del settembre 2024, pochi giorni dopo l’entrata in uso).
Qualche curiosità, leggendo le analisi, emerge chiara: che l’acqua di Fiumefreddo è povera di calcio e molto ricca di sodio, mentre per la Santissima è l’esatto contrario, ma mai quanto il pozzo Busà, che ha moltissimo calcio e anche molto sodio, valori più o meno in linea con gli altri due pozzi di Mili. In nessuno dei cinque siti sono stati rilevati idrocarburi, segno di contaminazioni esterne, o Escherichia Coli o batteri coliformi, che in genere si ritrovano quando c’è contaminazione delle sorgenti con acqua nere. Basse per tutti anche le concentrazioni di nitriti, che provengono perlopiù da fertilizzanti agricoli, e in alte dosi possono essere tossici. In linea di principio, le acque dei tre pozzi presentano più minerali rispetto a quelle di Fiumefreddo e Santissima, benchè anche le concentrazioni più alte siano lontane dal limite di legge.
A lungo, sulla potabilità dell’acqua in città si è combattuta una battaglia. Prima un’ordinanza di settembre 2024, a firma del sindaco Federico Basile, che vietava l’acqua “per fini diversi da quelli igienico sanitari”, confermata dall’Asp di Messina, che avrebbe dovuto effettuare i controlli esterni dell’acqua destinata al consumo umano sulla rete di distribuzione, ma che ancora non formalizzato i risultati fino alla primavera successiva. Poi il problema è stato sollevato dal comitato “Vogliamo l’acqua dal rubinetto, a marzo scorso, con un esposto formale. Poi un balletto istituzionale tra comune di Messina e Asp. A fine aprile è stato dichiarato che l’acqua immessa in rete dal settembre precedente “possiede i requisiti certificati dalle analisi di potabilità”, come aveva affermato il sindaco Federico Basile (che ha quindi ribadito che si può bere), ma rimaneva in vigore l’ordinanza, firmata allora dallo stesso Basile, che raccomandava l’utilizzo ai soli fini igienico-sanitari delle acque della rete idrica comunale perchè l’Asp non ha mai rilasciato l’idoneità necessaria per dichiarare il consumo potabile. per questioni burocratiche: c’era la conformità ai valori “salubri” dell’acqua, non c’era ancora l’idoneità strutturale di due pozzi su tre. Alla fine, a metà maggio, l’Asp rilascia l’idoneità e l’ordinanza viene revocata.
Oggi, a otto mesi dalla conferma “istituzionale” che l’acqua era potabile vengono fuori le analisi che lo certificavano.





