Forte San Salvatore e la Madonnina

 

Che Messina non sia una città turistica è un fatto acclarato e risaputo, certificato dai numeri. Malgrado la posizione privilegiata, le tante navi che ogni anno sbarcano in riva allo Stretto e una provincia da record (da Taormina alle Eolie), la millenaria “porta della Sicilia” è ormai da decenni solo una terra di passaggio che non riesce ad attrarre visitatori. Il motivo? Tanti, troppi. Con l’ulteriore beffa dei numerosi monumenti spesso del tutto inaccessibili a turisti e cittadini. Uno su tutti? Lo scenografico Forte San Salvatore, voluto dall’imperatore Carlo V al posto del monastero basiliano del Santissimo Salvatore dei Greci. Una fortezza, posta all’estremità della mitica “falce” del porto, alla cui sommità è posizionata la stele progettata dall’ingegnere Francesco Barbaro e realizzata nel 1934 dallo scultore messinese Tore Edmondo Calabrò.

Lì, a 35 metri di altezza, sorge il simbolo più importante di Messina, la statua bronzea della Madonna della Lettera: un effige da cartolina che benedice e protegge la città… da una zona preclusa alla città, in cui non è possibile farvi accesso (salvo specifiche eccezioni, come le visite guidate su prenotazione). Un paradosso che riguarda l’intera Zona Falcata, sottratta alla cittadinanza malgrado le tante testimonianze storiche e un potenziale turistico, architettonico e naturalistico che non è mai stato sfruttato.

Posizionata in una location unica al mondo e affacciata su “due mari”, è l’emblema più rappresentativo della città che si nega a se stessa. Uno “sfregio” che di certo non può essere ripagato con qualche visita guidata della Marina, un’iniziativa annuale del Fai o una tappa delle Vie dei Tesori.

 

 

(foto di Maurizio Tuccio tratte dal blog di viaggi Scorci di Mondo, di Veronica Crocitti)

 

 

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