Le scale mobili fantasma

 

Cosa rimane di un’opera che avrebbe reso la vita un po’ più semplice a un’ampia fetta di popolazione,  pronta a partire, e tuttavia mai utilizzata? Cartacce, spazzatura, siringhe ipodermiche e lacci emostatici, resti di “banchetti” improvvisati, reggiseni appesi. E sullo sfondo, i ruderi delle scale mobili che da via XXIV maggio dovrebbero portare in via Peculio Frumentario: una sferzata di civiltà in una città che le barriere architettoniche, lungi dal rimuoverle, le crea ad ogni piè sospinto.

Un progetto che risale al 2001, finanziato con 850mila euro di fondi ministeriali messi a disposizione dal dicastero ai Lavori pubblici, terminato nel 2007, collaudato nel 2009 e mai entrato in funzione, vecchio cavallo di battaglia del consigliere comunale Piero Adamo e del consigliere di quartiere Daniele Travisano, che sull’argomento hanno scritto parecchie interrogazioni, e oggi simbolo del degrado che attanaglia intere zone di Messina.

 

 

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