di Francesco Pio Magazzù
Obsession
Voto: 4 su 5
Curry Barker, enfant prodige del genere horror, nato e formatosi artisticamente su YouTube, esordisce sul grande schermo con una delle migliori pellicole horror degli ultimi anni. Un film che tiene incollati alla poltrona grazie a una tensione costante e a diverse derive grottesche, riflettendo al tempo stesso sulle relazioni umane e sul labile confine tra amore e ossessione.
Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo
Bear conduce una vita semplice e monotona, divisa tra il lavoro in un negozio di musica e le serate al pub con gli amici e colleghi di sempre. Schivo e introverso e affetto da qualche problema emotivo, passa gran parte del tempo a fantasticare una storia d’amore con Nikki, collega e amica di cui è segretamente innamorato. Nonostante i continui tentativi e le prove davanti al suo amico Ian, Bear non riesce mai a trovare il coraggio di dichiararle ciò che prova davvero. Un giorno, quasi per caso, si imbatte in uno strano bastoncino dei desideri che, almeno secondo le istruzioni riportate sulla confezione, una volta spezzato permette di esprimere un unico desiderio. Una sera, dopo aver riaccompagnato Nikki a casa e provato dalla propria incapacità di confessarsi, Bear decide di romperlo e desiderare che Nikki possa amarlo più di ogni altra cosa al mondo. Quello che sembrava soltanto un gesto dettato dalla frustrazione si trasforma però in un desiderio realmente esaudito. Ma, come spesso accade, ciò che desideriamo non è mai davvero come lo avevamo immaginato. E l’amore di Nikki non fa eccezione.
Elevated Horror
L’ultimo decennio cinematografico ha visto il genere horror elevarsi oltre il semplice intrattenimento costruito su jump scare e splatter. Era il 2014 quando It Follows e The Babadook irrompevano sul grande schermo, mostrando al pubblico un filone capace non solo di spaventare, ma anche di utilizzare l’orrore per riflettere sull’essere umano, sui suoi vizi e sulla sua psiche. Obsession si inserisce perfettamente in questa evoluzione del genere, confermandosi come una delle opere horror più interessanti degli ultimi anni. Curry Barker confeziona un film che ricrea nei dettagli non soltanto i rapporti umani della Gen Z tra cotte mai dichiarate, verità taciute e il bisogno costante di piacere agli altri ma anche quelle dinamiche tossiche in cui un sentimento apparentemente puro finisce per trasformarsi in ossessione e possesso. Quello che inizialmente sembra amore si trasforma presto in un incubo da cui è quasi impossibile fuggire. Obsession non vuole soltanto spaventare lo spettatore, ma spingerlo a riflettere su quei comportamenti tossici e manipolatori che troppo spesso vengono confusi con il romanticismo.
Chi è davvero ossessionato?
Da una lettura superficiale dell’opera di Curry Barker potrebbe sembrare che l’ossessione da cui il film prende il titolo sia quella di Nikki. Il sortilegio che la colpisce la trasforma infatti in una persona incapace di vivere senza Bear, portandola ad alternare momenti di apparente romanticismo a comportamenti folli e grotteschi, guidati dalla necessità di essere costantemente al centro del suo mondo. Ma ad un’analisi più attenta emerge come la vera ossessione sia in realtà quella di Bear nei confronti di Nikki. Certo, il ragazzo non poteva sapere che il suo desiderio si sarebbe davvero avverato, ma con il procedere della storia diventa sempre più evidente quanto sia lui il primo ad essere accecato dal proprio sentimento. Nonostante il continuo peggioramento dei comportamenti di Nikki, Bear sceglie deliberatamente di ignorarne tutte le stranezze pur di vivere finalmente quell’amore che ha sempre desiderato. Tra le continue giustificazioni che dà a sé stesso e il quasi totale disinteresse per il benessere psicologico di Nikki, Bear finisce per non riconoscere come problematico quell’amore improvviso, totalizzante e ossessivo che la ragazza prova nei suoi confronti. Solo il susseguirsi degli eventi più sinistri lo costringerà a tornare alla realtà, quando ormai sarà troppo tardi. Ed è proprio qui che Barker centra il punto, ribaltando l’apparente dinamica tra i due protagonisti: Bear è un egoista, un inetto incapace di dichiararsi e di accettare persino l’idea di un possibile rifiuto. Ciò che desidera davvero non è tanto l’amore di Nikki, quanto la sensazione di sentirsi finalmente amato. Un bisogno di validazione talmente forte da portarlo ad accettare qualsiasi cosa, finché quella relazione continua a nutrire il suo bisogno di sentirsi desiderato.
Una bravissima Inde Navarette
Curry Barker, con un budget di appena un milione di dollari, realizza un’opera dall’altissimo valore tecnico, dimostrando ancora una volta come a rendere grande un film non siano i mezzi economici, ma la scrittura e la scelta del cast giusto. Con il passare dei minuti, Obsession riesce infatti a disturbare sempre di più lo spettatore, costruendo ansia e tensione non attraverso facili jump scare, ma tramite una scrittura semplice ed estremamente efficace. L’orrore di Obsession nasce proprio dalla sua normalità: Barker trasforma gesti romantici, attenzioni e dinamiche relazionali comuni in qualcosa di progressivamente inquietante, lasciando emergere il lato più tossico e possessivo dell’amore contemporaneo e portando lo spettatore a pensare, almeno una volta: “questo l’ho vissuto anch’io”. Se sul piano tecnico tra fotografia fredda, inquadrature statiche e primi piani prolungati il film convince pienamente, sono soprattutto le interpretazioni dei due protagonisti a rappresentarne il vero punto di forza. Michael Johnston e Inde Navarrette, pur senza avere alle spalle carriere particolarmente importanti, offrono due performance di altissimo livello. Johnston restituisce perfettamente l’insicurezza e l’inettitudine emotiva di Bear, mentre Navarrette costruisce una Nikki sempre più inquietante, giocando magistralmente con il tono della voce, gli sguardi e le espressioni facciali per accompagnare la graduale escalation verso l’ossessione suo del personaggio.
Una delle migliori pellicole horror degli ultimi anni
L’enfant prodige Curry Barker si conferma anche sul grande schermo, realizzando un’opera di assoluto livello che non si limita a intrattenere. Obsession, piena espressione dell’elevated horror contemporaneo, denuncia infatti la tossicità di quell’ossessione troppo spesso confusa con l’amore. Amarsi è scegliersi, ossessionarsi è scegliere al posto dell’altro, ed è proprio su questa dicotomia che si fonda l’opera prima di Barker. In conclusione, Obsession si conferma come una delle pellicole horror più interessanti degli ultimi anni: un film che riflette sull’essere umano, sulle sue debolezze e sui suoi egoismi più nascosti, spaventando lo spettatore e spingendolo a interrogarsi sulla propria natura. Perché il vero orrore di Obsession non nasce da ciò che mostra, ma da quanto tutto questo appaia tremendamente familiare.





