Di Pio Magazzù
Voto: 4.5 su 5
Steven Spielberg torna alla fantascienza con un’opera che è prima di tutto una dichiarazione d’amore al cinema. Con Disclosure Day, il regista americano guarda ancora una volta alle stelle per parlare dell’essere umano, firmando uno dei lavori più maturi della sua carriera. Disclosure Day, quarta incursione del regista americano nel tema extraterrestre, è un’opera straordinaria nella sua apparente semplicità. Spielberg costruisce un racconto sugli alieni in cui il vero protagonista è il genere umano. Tra filosofia e interrogativi esistenziali, Disclosure Day conferma ancora una volta le straordinarie capacità narrative del regista di Jurassic Park ed E.T. l’extra-terrestre. Pur senza essere un’opera perfetta e grazie a un cast di assoluto livello il film riesce a trascinare lo spettatore e a restituirgli quel senso di meraviglia del grande cinema che oggi sembra essere sempre più smarrito.
Verso il Disclosure Day
In un mondo sempre più vicino al collasso e a una possibile terza guerra mondiale, alimentata da una serie di crisi geopolitiche nella penisola coreana, Daniel Kellner, esperto di cybersicurezza, cerca di sfuggire alla Wardex Corporation. Guidata dall’enigmatico Noah, l’organizzazione vuole recuperare ciò che Daniel ha sottratto: una serie di file riservati che, secondo Noah, potrebbero mettere in pericolo l’intera società umana se resi pubblici e un manufatto extraterrestre. Nel frattempo, a Kansas City, la meteorologa e aspirante conduttrice televisiva Margaret Fairchild, dopo uno strano incontro con un cardinale rosso, inizia a manifestare capacità apparentemente inspiegabili. Alla conoscenza di lingue mai studiate si affianca una straordinaria empatia che la rende una figura sempre più difficile da comprendere e fermare. Daniel e Margaret, pur non conoscendosi, sembrano essere destinati a incrociare i propri percorsi, e un gruppo di ribelli fuoriusciti dalla Wardex e guidati da Hugo, fanno di tutto affinché questo accada.
Un ritorno allo sci-fi che si fonde con il Thriller
Disclosure Day segna il ritorno di Steven Spielberg al genere che più di ogni altro ha contribuito a definirne l’immaginario cinematografico: la fantascienza. A otto anni da Ready Player One, il regista americano torna a confrontarsi con lo sci-fi questa volta a tema extraterrestre, una delle costanti della sua filmografia. Dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. l’extra-terrestre e La guerra dei mondi, Spielberg guarda ancora una volta alle stelle, recuperando quello stesso senso di meraviglia che aveva caratterizzato le sue opere più amate. A differenza dei lavori precedenti, però, questa volta la fantascienza si intreccia con il thriller. Se la presenza aliena e gli straordinari capacità di Daniel e Margaret vengono rivelati fin dai primi minuti, resta costante la tensione per ciò che accadrà e per le possibili conseguenze delle loro azioni. Tra inseguimenti magistralmente diretti e tecnologie extraterrestri capaci di compiere imprese straordinarie, la caccia all’uomo guidata da Noah rimane serrata. Ma la vera tensione non nasce dagli inseguimenti o dalla fuga. Nasce dalle domande che il film pone ai suoi personaggi e, di riflesso, allo spettatore.Attraverso gli extraterrestri, Spielberg affida allo spettatore il cuore del proprio messaggio, costruendo un immaginario che fonde favola e fantascienza in un connubio visivo di straordinaria efficacia.
Ascoltate
Spielberg realizza un’opera che va ben oltre il semplice film sugli alieni. Disclosure Day è una profonda riflessione sul genere umano e sui costrutti che ne definiscono l’esistenza. L’elemento extraterrestre, da sempre al centro dell’immaginario del regista americano, diventa il punto di partenza per affrontare interrogativi tanto semplici quanto profondi, che richiedono attenzione e ascolto per essere pienamente colti. A chi appartiene la verità? Qualcuno può arrogarsi il diritto di sottrarla agli altri? Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato? E soprattutto, ammettere l’esistenza di altre forme di vita intelligenti nell’universo significa necessariamente mettere in discussione la spiritualità umana?Disclosure Day costruisce queste riflessioni attraverso i suoi protagonisti. Hugo rappresenta chi ha scelto di accettare; Noah incarna invece la convinzione che l’umanità non sia pronta a conoscere determinate verità. Daniel è la voce di chi ritiene che la verità appartenga a tutti, mentre la dimensione più spirituale della narrazione è affidata a Jane e ai suoi dubbi sul futuro della religione nel momento in cui certe rivelazioni dovessero diventare di dominio pubblico. Attraverso queste figure e il loro continuo confronto, Spielberg intreccia temi esistenziali, politici e spirituali, costruendo una riflessione che accompagna lo spettatore ben oltre il mistero extraterrestre e che costituisce il vero cuore pulsante della pellicola.
La meraviglia del grande cinema
Disclosure Day è cinema allo stato puro. Spielberg realizza un’opera in pieno stile spielberghiano, regalando allo spettatore oltre due ore di autentico intrattenimento. Guardando il film si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una di quelle pellicole degli anni ’80 e ’90 capaci di suscitare un senso di meraviglia che oggi, nella maggior parte delle produzioni, sembra essersi smarrito. Tramagistrali movimenti di macchina, una potente colonna sonora firmata da John Williams (autore, tra le altre, delle musiche di Jurassic Park, Lo squalo e Superman) sovrimpressioni d’immagini e una tensione costante, Spielberg confeziona trattato sul cinema. Il cast, di assoluto livello, vede un’ispiratissima Emily Blunt nei panni di Margaret, un bravissimo Colin Firth in quelli di Noah e Colman Domingo in quelli di Hugo. Meno convincente, invece, Josh O’Connor nel ruolo di Daniel. Certo, nessuna opera è perfetta e nemmeno questa lo è. Alcuni limiti emergono qua e là: una CGI non sempre all’altezza delle ambizioni visive del film e alcune scelte narrative che appaiono fin troppo scolastiche. Tuttavia, il climax costruito con pazienza da Spielberg conduce a un terzo atto di straordinaria potenza, capace di tenere lo spettatore incollato alla poltrona e di emozionarlo genuinamente mentre le immagini scorrono sul grande schermo.
Disclosure Day
Tirando le somme, probabilmente Disclosure Day non è un film perfetto. Ma poco importa. Spielberg realizza un’opera lontana dalle logiche del cinema contemporaneo, sempre più impegnato a inseguire l’immediatezza dei social e il ritmo frenetico di reel e TikTok. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il regista americano firma forse il suo film più adulto. Nonostante una struttura narrativa che richiama le grandi avventure cinematografiche degli anni ’80, il pubblico a cui sembra rivolgersi Spielberg è quello che ventinove anni fa era poco più che un ragazzo e rimase a bocca aperta davanti ai dinosauri di Jurassic Park. Il regista attinge a piene mani dall’immaginario extraterrestre della cultura pop, scegliendo un momento storico in cui il tema è tornato sorprendentemente al centro del dibattito pubblico, in un periodo in cui il tema è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alle recenti declassificazioni di documenti governativi statunitensi sugli UAP, quelli che un tempo chiamavamo UFO. Ma ciò che rende davvero speciale Disclosure Day è il suo messaggio. Non c’è paura del diverso, né repulsione verso ciò che non conosciamo. C’è invece speranza, stupore e commozione. Per Spielberg la vera evoluzione dell’essere umano non passa dalla tecnologia o dalla conoscenza, ma dalla capacità di ascoltare. Perché, in fondo, il problema non è se meritiamo la verità, ma se siamo ancora capaci di ascoltarla.





