Se non fosse una cosa reale ci si potrebbe scrivere un fantasy. Di quelli visionari. Di quelli con i draghi.

La trama è semplice ma avvincente. Narra le gesta epiche di animali velocissimi che si sfidano in corse clandestine, ai primi bagliori del giorno, mentre la città ignara si risveglia lentamente. Da una parte i Babbani*, la gente comune indaffarata negli impegni quotidiani: il lavoro, i figli da accompagnare a scuola, le bollette da pagare. Dall’altra un’organizzazione segreta che si regge su pratiche esoteriche, con regole e codici misteriosi che si tramandano da decenni, in segretezza, riservati a un popolo di eletti.

Lo spettacolo ha inizio alle prime luci dell’alba. Il sole deve ancora sorgere e i “Minissaloti” sono già lì, pronti a sguinzagliare le bestie. C’è il Gran Capo, l’eminenza grigia dell’organizzazione, ci sono i suoi seguaci e c’è pure lo Stregone. Spetta a lui il compito di iniettare le pozioni magiche ai draghi per renderli ancora più famelici e veloci.

Il nuovo idolo delle folle si chiama “Peppone”, che non è proprio un nome da saga fantasy, ma non è questo il punto. La cosa importante è che Peppone è un campione, un vero portento delle corse proprio come lo era Zikka, il drago che lo ha preceduto. Zikka è morto come un eroe: non ha retto lo sforzo ed è caduto in battaglia, sopraffatto dalla stanchezza, dalla brama di vittoria. Dalle troppe pozioni.

La corsa finalmente ha inizio: i Minissaloti prendono posto sui loro calessi e gli animali sono pronti a sfrecciare fra le strade deserte, accolti da urla e boati, prima che la città dei Babbani si svegli. Prima che il mondo intorno torni nuovamente reale.

Sarebbe una trama avvincente. Di quelle da scriverci una saga, o da girarci un film.

Purtroppo però non è un fantasy. È una storia vera che si ripete da anni, nell’indifferenza generale dei Babbani, che nella realtà reale sono detti Buddaci. Accade sul viale Giostra e sul lungomare di Santa Margherita, al villaggio Cep e a Gaggi. Nel duemilaediciasette. Per le strade di una città da 240mila abitanti periodicamente messa in scacco da una minoranza criminale.

Gli animali non sono draghi o esseri mitologici. Sono semplici cavalli. Massacrati, drogati e umiliati per il sollazzo di chi, evidentemente, crede davvero di far parte di una setta di iniziati, di una realtà parallela a quella normale. E il nesso di tutto forse è proprio questo: la convinzione, da parte di chi fa confusione fra gli uomini e le bestie, che il resto del mondo debba adeguarsi alla loro finzione. Che a volte è fin troppo reale.

 

* Nella saga di Harry Potter sono chiamati così gli umani senza poteri magici

(La foto in copertina è un’elaborazione grafica di Gregorio Parisi)

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