MESSINA. La bomba sganciata ieri dal commissario straordinario del comune di Messina Leonardo Santoro, che dopo aver annunciato alla Corte dei conti la riformulazione del piano di riequilibrio, ha spiegato ieri che il motivo della rimodulazione era che “se avessi lasciato le cose in quei termini Messina rischiava veramente“, non è (e non poteva) passata inosservata. A rispondere a Santoro è stato l’ex sindaco dimissionario Cateno De Luca, che il piano di riequilibrio aveva annunciato di volerlo rimodulare nemmeno un mese fa, qualche ora prima di dimettersi, e che sostanzialmente accusa il commissario straordinario di non conoscere i numeri.

“Non posso accettare che si tenti di sporcare il mio lavoro offrendo agli sciacalli, che in questi anni sono stati a guardare, l’opportunità di cavalcare l’onda di una bugia che rischia di travolgere Palazzo Zanca”, ha tuonato De Luca nella diretta delle 14, in cui ha annunciato tra l’altro di essere risultato positivo al coronavirus.” Il piano di riequilibrio, prosegue De Luca, lo conosciamo io, Federico Basile e la segretaria generale Rossana Carruba. Dalle dichiarazioni del commissario Santoro emerge infatti una profonda ignoranza sul tema a partire dalla terminologia usata. Invito il commissario al confronto e a spiegare nel dettaglio dov’è il problema nel piano di riequilibrio. Mi aspetto – prosegue De Luca – che il commissario dica nel dettaglio tecnico dov’è la risorsa che non c’è, dov’è il debito che non è stato ripianato. Il commissario Santoro mi deve spiegare quali sono i punti critici nel piano di riequilibrio”.

“Alla città di Messina voglio spiegare ancora una volta la differenza tra ciò che ho fatto io e ciò che ha fatto chi mi ha preceduto – ha continuato – Gli altri hanno lasciato il piano di riequilibrio in standby in attesa che venisse approvato dalla Corte dei Conti. Prima di me non era stato pagato un solo debito. Nel momento in cui sono arrivato a Palazzo Zanca ho avviato una operazione di rimodulazione e gestione del debito. Le differenze tra me e chi c’è stato prima di me è che io il piano l’ho gestito.  Ho pagato i debiti trovando le risorse e ho salvato la città dal default e oggi non consento a nessuno di tentare di mascariare il lavoro che ho portato avanti. Il commissario Santoro, prosegue De Luca, oggi si muove come un cavallo di Troia all’interno di Palazzo Zanca nel tentativo di servire il suo padrone politico. Non posso consentirlo, conclude De Luca. Sono disposto al confronto, ma sui contenuti. Difenderò il mio operato senza se e senza ma e senza timore alcuno di essere smentito perché a differenza del commissario Santoro so di cosa parliamo”, chiude De Luca.

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