MESSINA. Una vera e propria cattedrale nel deserto nel cuore di una periferia degradata e dimenticata, che adesso si appresta ad accogliere la nuova via Don Blasco. Un piccolo museo a cielo aperto, a metà tra il sogno e l’incubo, circondato da supermercati, centri commerciali e industrie dismesse, in un lembo di terra compreso fra il Gran Camposanto e il mare. Strana storia quella di Casa Cammarata, una baracca trasformata alla fine degli anni ’70 in una specie di “grottesca Disney dialettale” dal Cavalier Giovanni Cammarata, che per anni ha coltivato il sogno di realizzare “una via delle Belle Arti” nel deserto postindustriale di Maregrosso: un’operazione radicale di land art che nei decenni ha dovuto fare i conti con la progressiva e inesorabile cementificazione dell’area.

 

 

A riaccendere i riflettori su un bene unico nel suo genere, con l’obiettivo di salvare dall’incuria e dalle intemperie una fra le maggiori espressioni dell’Outsider art siciliana, sono il ricercatore di sociologia dell’ambiente e del territorio Pierpaolo Zampieri e il consigliere della III Municipalità Alessandro Geraci, che nel video in alto ripercorrono la storia del “castello incantato” realizzato da Cammarata: un onirico “bestiario pop” di cui è rimasta ormai solo la facciata e poco più.

Al momento inaccessibile e sbarrato da un lucchetto, il monumento (inserito dalla fantasy worlds tra le “100 case fantastiche nel mondo”) è tornato sotto i riflettori nel 2007, grazie al collettivo Machine Works”, e successivamente nel 2011, con le iniziative promosse da Zonacammarata”. Più recenti, invece, le proposte di valorizzazione dalla Terza Municipalità, finalizzate alla riqualificazione del bene e alla successiva creazione di un un circuito turistico ad hoc.

 

 

«Di recente è stata rifatta la pavimentazione esterna ed è stato messo in sicurezza il muretto perimetrale. Le cose da fare tuttavia sono ancora parecchie, a partire dallo smaltimento dell’amianto»,  spiega Geraci, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare l’Amministrazione per recuperare dei fondi e investirli nella tutela della casa, “che va al più presto riconsegnata alla cittadinanza“. 

«Quella del Cavalier Giovanni Cammarata, nato nel 1914 – prosegue il consigliere – è una storia sofferta e travagliata, piena di mancanze e sacrifici. Negli anni ‘30 fu soldato in Africa e nel Mar Egeo. Rientrato a Messina poco tempo dopo, si stabilì nel povero quartiere di Maregrosso, dove lavorò come muratore e artigiano tentando di rifarsi una vita. Con pazienza e tanto ingegno, negli anni 70 trasformò la sua vecchia baracca in un incredibile castello incantato (qui la sua incredibile storia, ndr). Obiettivo del Cavaliere era quello di realizzare “una via delle Belle Arti” in segno di protesta e opposizione al regime sociale ignorato e dimenticato, come testimoniano i numerosi murales realizzati lungo la via Maregrosso (cancellati da tempo; il più antico è ancora in parte visibile sulla destra della casa, ndr). Adesso dell’opera dell’artista rimane soltanto la facciata, dato che il resto è stato demolito nel 2007 dalle ruspe per far posto al parcheggio di un supermercato adiacente».

 

 

«Maregrosso è un posto urbanisticamente orribile ma paesaggisticamente straordinario. In questo contesto l’opera di Cammarata rappresenta l’unica istanza di relazione con il territorio», spiega invece Zampieri, che insiste sulla necessità di riqualificazione di una casa “murata, assediata e circoscritta”, raccontando poi l’opera rivoluzionaria di Cammarata, un “outsider art” che già negli anni ’70, quando nel Bronx iniziarono ad apparire i primi murales, comprese quanto l’arte potesse contribuire a rigenerare un luogo. «Le zone post industriali da sempre sono quelle rielaborate con l’arte», ribadisce il docente, che fa da Cicerone fra le bellezze e le peculiarità dell’opera, da Stanlio e Ollio ad Achille ed Ettore, dalla rappresentazione di Don Chisciotte alla Madonna realizzata con i cocci di bottiglie di birra Messina (ribattezzata Madonna della Birra Messina dallo storico dell’arte Mosè Previti).

A luglio del 2020 era stata avviata su gofoundme una raccolta fondi per provvedere al restauro delle opere di Cammarata, promossa da Anna Mazzaglia

Di seguito una serie di foto d’archivio:

 

Foto di Alberto Ferrero

Foto archivio Soprintendenza

Foto archivio Soprintendenza

I murales cancellati

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già da me
già da me
30 Aprile 2021 1:10

culturame che non può distinguere perchè …. non conosce!!!