Messina. Dal 31 luglio al 2 agosto la Sila torna a essere uno dei grandi palcoscenici della musica dal vivo del Sud Italia. Nella suggestiva cornice della località San Lorenzo, a Camigliatello Silano, affacciata sulle rive del lago Cecita, va in scena la diciassettesima edizione del Be Alternative Festival, manifestazione che negli anni ha saputo costruirsi un’identità precisa, diventando un punto di riferimento per chi cerca una proposta musicale capace di coniugare qualità artistica, ricerca e valorizzazione del territorio. Nato nel 2009 dall’intuizione di un gruppo di studenti dell’Università della Calabria, il festival ha attraversato diverse fasi, trasformandosi da appuntamento universitario a evento itinerante tra i luoghi simbolo di Cosenza, fino ad approdare nel cuore dell’Altopiano Silano. Oggi il Be Alternative non è soltanto una rassegna musicale, ma un’esperienza che invita il pubblico a vivere la natura, scoprire un territorio ricco di fascino e lasciarsi accompagnare da una programmazione che, anno dopo anno, ha portato in Calabria artisti italiani e internazionali spesso assenti dai circuiti del Mezzogiorno. L’edizione 2026 conferma questa vocazione con una line-up che spazia dal post-rock dei Mogwai al pop d’autore dei Kings of Convenience, passando per i Subsonica, Daniele Silvestri, Marco Castello, Giorgio Poi, Emma Nolde, Altea ed il dj set di Fabio Nirta. Un cartellone pensato per dialogare con il paesaggio della Sila, dove musica e natura diventano parte della stessa esperienza. A raccontare la storia del festival, le sfide di chi organizza un evento indipendente in Calabria e la filosofia che continua a guidare il progetto è Fabrizio Cariati, direttore artistico e cofondatore del Be Alternative Festival.
Com’è nato Be Alternative Festival?
«Il festival è nato nel 2009. Quest’anno celebriamo la diciassettesima edizione. La prima si è svolta all’Università della Calabria, dove siamo rimasti per alcuni anni. Successivamente abbiamo iniziato a renderlo itinerante, coinvolgendo il centro storico di Cosenza, il Castello Svevo e Piazza XV Marzo. Dal 2021, invece, il nostro appuntamento principale è diventato Concerti sul Lago, nella splendida località San Lorenzo di Camigliatello Silano, un luogo che oggi rappresenta l’identità del festival.»
Da dove nasce l’idea del festival?
«Io e Cristian Romeo, con cui ho fondato Be Alternative, suonavamo insieme in una band ed eravamo entrambi studenti universitari. Inizialmente organizzavamo concerti per creare uno scambio di date tra gruppi emergenti: noi facevamo suonare loro e loro facevano suonare noi nelle rispettive città. Con il tempo ci siamo appassionati sempre di più all’organizzazione, abbiamo fondato l’associazione Be Alternative e quella che era nata come una passione è diventata il nostro lavoro. Abbiamo smesso di suonare noi e abbiamo iniziato a far suonare gli altri.»
Fin dall’inizio avete puntato su una proposta musicale alternativa…
«Il nostro stesso nome racconta la nostra filosofia. Abbiamo sempre cercato di proporre artisti particolari e, andando avanti, ci siamo resi conto che molte band, soprattutto internazionali, non arrivavano mai in Calabria e più in generale nel Sud Italia. Abbiamo quindi deciso di colmare questo vuoto, portando sul territorio artisti che qui non si erano mai esibiti.»
Il pubblico ha capito subito il progetto?
«È stato un percorso graduale. Sicuramente c’è stata una crescita costante. Anche sulla scena indie italiana siamo stati tra i primi a credere in tanti artisti che oggi sono diventati protagonisti del panorama mainstream. Li abbiamo invitati quando erano ancora agli inizi. Dal 2021, con il progetto dei Concerti sul Lago, abbiamo poi rafforzato anche la presenza di grandi nomi internazionali.»
Uno degli aspetti più caratteristici del festival è il rapporto con la natura…
«Era proprio l’obiettivo iniziale: unire musica, paesaggio e valorizzazione del territorio. Volevamo che il pubblico non venisse soltanto a un concerto, ma scoprisse anche l’Altopiano Silano. Oggi moltissime persone arrivano per il festival e si innamorano della Sila.»
Il festival ha contribuito anche a far conoscere la location?
«Credo di sì. Quando siamo arrivati, la località San Lorenzo era conosciuta da pochi. Oggi è diventata una delle immagini simbolo della Sila. Naturalmente è il risultato anche delle politiche di promozione del territorio, ma siamo orgogliosi di aver contribuito a questo percorso. È esattamente ciò che volevamo: rilanciare il territorio attraverso la cultura.»
Cosa rende speciale l’edizione di quest’anno?
«Siamo molto soddisfatti della line-up. Abbiamo trovato gli incastri giusti, cosa mai semplice quando si organizza un festival nel Sud Italia. Il 31 luglio saliranno sul palco Mogwai, Kings of Convenience e Altea. Il 1° agosto sarà la volta dei Subsonica ed Emma Nolde. Il 2 agosto chiuderanno Daniele Silvestri, Marco Castello e Giorgio Poi. Cerchiamo sempre di costruire una proposta coerente con la nostra location. Alcuni artisti saranno accompagnati da un quartetto d’archi: è una scelta pensata proprio per creare un dialogo tra musica e paesaggio.»
Quanto è difficile organizzare un festival indipendente in Calabria?
«Molto. È un periodo complicato per tutti i festival indipendenti che non possono contare su grandi sponsor o finanziamenti importanti. In Calabria la sfida è ancora più complessa perché i numeri della popolazione sono limitati e diventa difficile sostenere economicamente un progetto di queste dimensioni. Fortunatamente abbiamo trovato un territorio che ci sostiene e un’amministrazione che ci è vicina, ma spesso bisogna fare i conti con tanta burocrazia e con procedure che rallentano il lavoro. Credo che tutti i festival indipendenti meriterebbero maggiore supporto, perché rappresentano un investimento culturale per il territorio e offrono opportunità di crescita anche ai giovani che lavorano nel settore.»
Quali sono gli artisti che sogni di portare al Be Alternative?
«Tra gli internazionali direi Bon Iver, un nome sul quale proviamo ogni anno. Tra gli italiani mi piacerebbe finalmente ospitare Brunori Sas, che è un caro amico ma con cui non siamo mai riusciti a incastrare le date. Poi ci sono gruppi come Afterhours e Verdena. E, se vogliamo sognare davvero in grande, anche The Strokes o Kasabian.»
Tre motivi per partecipare al Be Alternative Festival?
«Il primo è che non si viene soltanto ad assistere a un concerto, ma a vivere un’esperienza immersi nella natura. Il secondo è che il festival offre l’occasione di scoprire uno dei luoghi più belli della Calabria, l’Altopiano Silano. Il terzo è tutta la passione che c’è dietro questo progetto. Chi viene percepisce l’impegno e l’amore con cui viene costruito ogni dettaglio. È un festival speciale, in una location unica. Se non fossi uno degli organizzatori, verrei comunque come spettatore.»
State pensando a collaborazioni con altri festival del Sud?
«Conosciamo diverse realtà siciliane e crediamo che sarebbe bello creare una rete tra i festival del Mezzogiorno. Spesso Calabria e Sicilia vengono considerate un unico circuito nei tour degli artisti, quindi una collaborazione potrebbe rappresentare un’opportunità interessante.»
E durante l’inverno?
«Non ci fermiamo. Oltre al Be Alternative organizziamo concerti durante tutto l’anno attraverso il Mood Social Club di Rende e altre rassegne. Stiamo anche valutando l’idea di portare la musica sulla neve in Sila, anche se sarebbe un progetto complesso da realizzare. Continuiamo comunque a lavorare per offrire una programmazione culturale che non si esaurisca con l’estate.»





