La provincia che storicamente soffre più la carenza d’acqua è Agrigento, che assomma due elementi fortemente critici: la non autosufficienza sotto il profilo dell’approvvigionamento idrico, e una dispersione idrica che su base provinciale supera abbondantemente il 50%, raggiungendo il valore critico del 68,8% nell’area del Gestore Unico. In termini tecnici, oltre due terzi della risorsa immessa vanno persi prima di poter essere contabilizzati, un dato che riflette sia perdite fisiche (rotture) che perdite apparenti. All’interno del Piano d’Ambito del 2020, che attualizza la precedente ricognizione effettuata da Sogesid del 2002, il bilancio idrico della gestione principale  (l’ATI AG9) evidenziava una movimentazione annuale di 44,93 milioni di metri cubi d’acqua immessi nel sistema. Di questo volume, la quantità effettivamente fatturata all’utenza finale è di soli 13,98 milioni di metri cubi.

Acqua che, tra l’altro, Agrigento ha storicamente difficoltà a reperire: secondo la ricognizione infrastrutturale di base (a cura di Sogesid), la produzione propria d’ambito (derivante da 387 pozzi, 89 sorgenti e 3 prese) garantisce circa 29,00 milioni di mc/anno. Per soddisfare il fabbisogno complessivo, l’ATI è costretta ad acquistare obbligatoriamente dal gestore sovrambito (Siciliacque S.p.A.) ulteriori 17,03 milioni di mc/anno, circa il 38% del totale immesso. La lieve discrepanza tra la risorsa potenziale complessiva (circa 46,03 milioni di mc) e l’immissione effettiva (44,93 milioni) è imputabile alle dispersioni lungo le grandi adduttrici di trasporto.

Il sistema è alimentato dai seguenti schemi principali: Acquedotto Voltano, Acquedotto Fanaco, Acquedotto Tre Sorgenti e il sistema Gela-Arancio. Questa configurazione evidenzia un paradosso economico e strutturale: la provincia acquista risorsa esterna per compensare il deficit locale, per poi disperderne i due terzi a causa delle reti fatiscenti. Infatti, il 30,4% di queste è stato realizzato antecedentemente al 1990, mentre sul 36% circa delle reti non sono disponibili informazioni sull’età, sebbene in varie fonti di stampa si faccia riferimento ad ampi tratti risalenti agli anni ’50-60. Per quanto riguarda la funzionalità risulta che il 28,4% delle reti ha funzionalità insufficiente, mediocre, pessima o scarsa. Per il 29% non è riportata la valutazione della funzionalità. L’impiego di materiali obsoleti e l’assenza di protezione catodica rendono le reti vulnerabili a rotture frequenti, aggravate dallo stress meccanico dei “colpi d’ariete” derivanti dalle continue manovre di turnazione. Turnazione che, in molti comuni, avvengono ogni 4 o 5 giorni.

Scopri la situazione nelle altre province siciliane qui.

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