MESSINA. E’ stata la notizia che ha dominato le pagine politiche nazionali per una settimana: l’alleanza di Cateno De Luca con Fratelli d’Italia, partito della premier Giorgia Meloni. L’accordo elettorale in vista delle Politiche ha determinato la nascita della componente di Sud chiama Nord alla Camera, di cui fanno parte Francesco Gallo, Manlio Messina (ex FdI) e Luca Sbardella, commissario in Sicilia di Fratelli d’Italia. L’accordo, ha però specificato De Luca, riguarda solo il contesto nazionale, mentre i giochi a livello regionale sono ancora aperti.
Non è una novità, per De Luca, quella di voler fare il “battitore libero” all’interno di una coalizione, alleanza, apparentamento o schieramento: lo testimonia il turbinio di sigle e simboli a cui De Luca ha accostato il proprio nome e le proprie creature, da Sicilia Vera a Rivoluzione siciliana fino a Sud chiama Nord, sempre all’insegna dell’autonomia (pur partendo, e finendo, sempre da un centro e da partiti estremanente “centralisti”).
Inizia a fare politica nei pulcini della Democrazia Cristiana a 15 anni, nel 1990, appena diciottenne, diventa il consigliere più giovane d’Italia, nella sua Fiumedinisi. Nel 2001 si candida all’Ars nella lista del Partito Repubblicano Italiano, senza essere eletto. Ci riesce nel 2006, in una lista di ispirazione autonomista vicina al Mpa di Raffaele Lombardo, e a marzo del 2007, per il trentacinquesimo compleanno, “si regala” il suo movimento, “Sicilia Vera”. Nel 2002 aveva seguito il Ccd nella confluenza nell’Udc prima di abbandonare lo scudo crociato per l’MpA.
Alle Politiche dell’aprile 2006, pochi mesi prima del “funerale”, De Luca si era candidato nella lista comune Lega Nord – Movimento per l’Autonomia, nata dal patto tra il partito di Bossi e l’MpA di Lombardo. “Dal Sud per il Sud”, recitava lo slogan del volantino, accanto al simbolo con Alberto da Giussano e la scritta “Padania”. Nel 2008 fa il pieno: viene rieletto sindaco di Fiumedinisi e confermato deputato regionale.
Nel 2010 aderisce a Forza del Sud di Miccichè, di cui diviene capogruppo all’Ars, mentre nel 2012 tenta il colpaccio, candidandosi addirittura per la presidenza della Regione, sotto le insegne di “Rivoluzione siciliana”, al grido “Scateno De Luca”. Finì sesto su dieci candidati, non arrivando nemmeno al 2%. Rivoluzione Siciliana, comprendeva anche l’associazione autonomista Sicilia Vera, da lui fondata dopo la fuoriuscita dall’MpA. Nel 2017, sempre con Sicilia Vera, stringe un accordo con l’Udc in vista delle regionali siciliane a sostegno di Nello Musumeci e torna deputato all’Ars nelle liste dell’Udc, ma il 20 dicembre, qualche giorno dopo le elezioni, lascia l’Udc e aderisce al Gruppo misto.
Risale invece al 2019, quando era sindaco di Messina, l’accordo con Silvio Berlusconi e Gianfranco Miccichè, coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, con cui fa candidare Dafne Musolino al Parlamento europeo, nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Italia insulare.
A fine giugno 2022 fonda il movimento Sud chiama Nord, di cui faranno parte, per un periodo, anche le due ex Iene Dino Giarrusso e Ismaele La Vardera. Qualche mese prima, ad aprile, nel corso della campagna elettorale per le amministrative, si era reso protagonista di una vera e propria serenata sotto casa dell’esponente della Lega Nino Germanà: l’idillio fra i due terminerà appena qualche mese dopo.
Alle Regionali del settembre 2022 De Luca corre da solo per la presidenza contro Renato Schifani: perde, ma raccoglie mezzo milione di voti ed elegge otto deputati all’Ars e due parlamentari nazionali. Da lì il rapporto con il centrodestra siciliano procede a strappi, fra aperture e contestazioni.
In vista delle Europee del 2024 presenta la lista Libertà, un cartello dal simbolo a matrioska che alla presentazione conta 17 loghi: accanto a Sud chiama Nord ci sono, fra gli altri, Grande Nord, Il Vero Nord, Popolo Veneto, il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, Vita di Sara Cunial, Sovranità, Insieme Liberi, i Civici in Movimento di Sergio Pirozzi, il Partito Pensionati, il Movimento per l’Italexit e Capitano Ultimo. Nella prima versione c’era anche il Partito Popolare del Nord dell’ex ministro leghista Roberto Castelli, che si sfila prima del deposito delle liste. Alle urne Libertà si ferma all’1,22%, lontanissima dalla soglia del 4%, e non elegge nessuno.
Due anni dopo, il politico che promette di liberare la Sicilia dalla “banda bassotti” riparte da Roma e dal partito della presidente del Consiglio. Lo stesso che in Sicilia siede nella Giunta Schifani, quella a cui De Luca, a fasi alterne, si oppone.



