MESSINA. C’è un filo che lega Hans Christian Andersen a Messina. Nel 1841 lo scrittore danese arrivò nello Stretto inseguendo la suggestione della Fata Morgana e rimase affascinato da quei paesaggi che descrisse nei suoi diari di viaggio con lo stesso sguardo incantato che avrebbe consegnato alle sue fiabe. E proprio al termine di quel viaggio nel Sud avrebbe pubblicato una delle sue opere più celebri, Il brutto anatroccolo, la storia di chi viene emarginato perché diverso e solo alla fine scopre il proprio valore. A quasi due secoli di distanza, quella fiaba torna simbolicamente nella città dello Stretto: dopo il debutto al Ravenna Festival, il 7 agosto approda al Giardino Corallo di Messina “Il brutto anatroccolo” (Corvino produzioni) nella rilettura che vede in scena Fabio Canino (il narratore) e Dino Scuderi, autore delle musiche originali eseguite dal vivo. Lo spettacolo è all’interno del cartellone varato dalla Fondazione Messina per la Cultura.
Racconta Canino: Il brutto anatroccolo ha molto di messinese. Colui che ha scritto le musiche e le dirige dal vivo, Dino, è di Messina, addirittura il papà ha una strada dedicata. Il nostro coautore, Daniele De Joannon, è di Messina. I musicisti che questa sera saranno con noi (Paolo Noschese, violino; Rosanna Pianotti, viola; Alida De Marco, flauto; Marcello Caputo, clarinetto; Alba Sofia, contrabbasso) sono tutti di Messina, ma, soprattutto, grande sorpresa, lo stesso Hans Christian Andersen fu meravigliato dalla bellezza della città quando la visitò e addirittura, arrivando in nave da Napoli, disse che la costa gli sorrideva. Ed è una bellissima immagine, quella di una costa che ti sorride quando arrivi, vuol dire proprio che ti che ti accoglie come deve essere accolta una persona. Speriamo anche noi di essere accolti con lo stesso sorriso, ma soprattutto siamo molto felici di riportare Hans Christian Andersen in una città che gli era molto piaciuta”.

 

Diretto da Carmen Giardina, coautrice dell’adattamento con il protagonista e De Joannon, lo spettacolo vuole ricordare che ancora oggi molte persone vengono escluse, insultate o discriminate semplicemente per il loro aspetto fisico, per qualche chilo in più o perché non corrispondono ai modelli imposti dalla società. La vera lezione della fiaba, però, è che il “brutto anatroccolo” non esiste davvero. A renderci tali sono gli altri, con i loro giudizi. Secondo gli autori, chi etichetta qualcuno come diverso spesso proietta sugli altri le proprie frustrazioni, il proprio senso di inferiorità e la propria rabbia. Sui social network questo meccanismo è ancora più evidente: oggi è facilissimo diventare bersaglio di critiche e insulti, ma l’opinione di poche centinaia o migliaia di persone non può definire il valore di un individuo. Dietro chi attacca si nasconde spesso il desiderio di essere ciò che l’altro rappresenta, trasformando la vittima in un capro espiatorio.

 

Per Fabio Canino, il debutto a Messina ha un’ulteriore valenza: “Sono molto contento di portare in città “Il brutto anatroccolo”. È la prima volta che mi trovo in riva allo Stretto e penso proprio che, in questo momento particolarmente duro, che non è ancora terminato, la città abbia bisogno di una carezza. Con grande serietà e dignità, tutta Messina si è unità di fronte alla tragedia accaduta a Pistunina e anche noi vogliamo mostrare la nostra vicinanza.
Il protagonista parla poi dello spettacolo: “La bellezza delle fiabe è che, a qualsiasi età si leggano, prendono un significato differente: quando le ascolti da piccolo, rimani incantato; quando le leggi da bambino, ti immedesimi nei personaggi; quando le ritrovi in età adulta, rifletti. Questo aspetto transgenerazionale delle fiabe è dimostrato dalla stessa vita di Hans Christian Handersen, che era invitato nelle corti europee per raccontarle a sovrani e dignitari. A ogni età, insomma, il testo assume un significato diverso”. Dopo aver scelto “Il brutto anatroccolo” – continua – leggendola e rileggendola per mesi, ci siamo accorti che Andersen, in realtà, ha raccontato nel testo la sua storia personale in maniera ancor più incisiva di quanto non abbia fatto nelle altre fiabe, dove l’impronta biografica è sempre presente. L’autore, infatti, a differenza dei Grimm, per esempio, per creare attingeva esclusivamente dalle proprie esperienze”.
Una delle chiavi di volta dello spettacolo è il rapporto con gli spettatori: “Ciò che più mi piace dello spettacolo è la metamorfosi del pubblico. All’inizio – racconta Canino – quando chiedo chi tra di noi abbia vissuto un’esperienza da brutto anatroccolo, c’è molto pudore, quasi un po’ di resistenza. Poi, alla fine, mi accorgo che tutti sono molto più disposti a raccontarsi. È come se lo spettacolo diventasse una seduta di analisi collettiva. Il mio intento, ma non svelo di più, è far provare a sentirsi cigni per una volta, cominciando ad avere innanzi tutto più rispetto per sé stessi”.
Le musiche di Dino Scuderi, invece, sono un racconto parallelo che si intreccia e dialoga con la fiaba: “La mia scelta è stata di rendere la musica protagonista al pari del racconto. Non si tratta, quindi, di un semplice accompagnamento, ma fa parte del tessuto narrativo, alternando momenti di commento musicale e di vero e proprio concerto. Questo – spiega – crea un equilibrio continuo e stabile tra esecuzione e recitazione. Le mie musiche recuperano i ricordi di infanzia, quando ascoltavo le Fiabe sonore della Fabbri, dove la musica era coprotagonista, e li fanno dialogare con la mia esperienza di oggi. Per questo, al pari delle fiabe, penso parlino a tutti, grandi e piccini”.
Per il maestro, si tratta di un “ritorno” sul palco a Messina: “Essere qui, per me, è come tornare in una casa in cui ho vissuto e son cresciuto, ma che adesso è abitata da altri. È quindi una sensazione strana, che mescola l’appartenenza all’inesorabile trascorrere del tempo. Lo spettacolo – conclude – va visto non solo per la fiaba in sé e ciò che ancora oggi rappresenta, ma anche per l’originalità dell’operazione artistica, che unisce la musica con un testo con alcuni elementi del tutto inediti.

La scheda

Corvino Produzioni presenta
FABIO CANINO
IL BRUTTO ANATROCCOLO
regia Carmen Giardina
traduzione e adattamento Fabio Canino, Daniele De Joannon, Carmen Giardina
musiche originali, direzione musicale e pianoforte Dino Scuderi
costumi Emanuele Pepe
scultura dell’anatroccolo in scena Gaetano Trotta
Violino Paolo Noschese – Viola Rosanna Pianotti – Flauto Alida De Marco – Clarinetto Marcello Caputo – Contrabbasso Alba Sofia

 

guest

0 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments