Madonne pop, cuori sacri, amori tossici, horror anni Ottanta e una buona dose di ironia. L’universo creativo di Amalia Caratozzolo è un luogo in cui sacro e profano convivono senza chiedersi il permesso, dove l’illustrazione diventa racconto e ogni immagine nasconde un significato in più.

Nata e cresciuta a Messina, classe 1983, illustratrice, autrice e graphic designer, Amalia si è formata all’Istituto Europeo di Design di Roma, dove ha studiato Illustrazione e Animazione e dove poi ha insegnato incisione su linoleum. Nel corso della sua carriera ha collaborato con giornali, case editrici e realtà culturali nazionali, lavorando per anni nel mondo dell’editoria e affiancando alla produzione digitale una profonda passione per le tecniche di stampa artigianale. Autrice del libro satirico “Pene d’amore – Manuale illustrato di sopravvivenza agli ex”, con la prefazione di Selvaggi Lucarelli, ha fatto dell’ironia uno strumento per raccontare relazioni, fragilità e contraddizioni contemporanee. Un progetto che, nel 2020, le ha aperto ulteriormente le porte della scrittura portandola a collaborare con Il Fatto Quotidiano per la newsletter femminista “Parole Nostre”. Nel 2024 ha deciso di tornare nella città dello Stretto, dopo ventiquattro anni vissuti nella Capitale, continuando a muoversi tra arte, scrittura e divulgazione culturale. Qui ha fondato “Arte Fatto Eco Idee”, associazione culturale che punta a diffondere arte, sostenibilità e partecipazione culturale nel territorio. Con lei abbiamo parlato di arte, relazioni contemporanee, “malesseri” e della sua personalissima ricerca che affonda le radici nella cultura siciliana pur parlando un linguaggio universale.

 

Quando hai capito che il disegno sarebbe diventato la tua strada?

“Ho sempre disegnato. Da bambina passavo le giornate a farlo e mia madre conservava e incorniciava i miei lavori. Curiosamente fu proprio lei a cercare di convincermi a iscrivermi al liceo artistico promettendomi persino un motorino. Io invece ero innamorata delle materie umanistiche e inizialmente frequentai il ginnasio al Maurolico. A un certo punto però capii che non potevo ignorare quella spinta creativa. Mi ritirai, studiai un anno da privatista e poi mi iscrissi al liceo artistico di Reggio Calabria. E da lì mi resi conto che era quello che avrei voluto fare, nonostante inizialmente fossi anche molto affascinata dal mondo del cinema.”

 

Letteratura, scrittura e arte si muovono in perfetta armonia in tutto ciò che fai…

“Per molto tempo ho pensato che fossero mondi separati, invece oggi mi rendo conto che il mio lavoro nasce proprio dall’incontro tra immagine e racconto. L’illustratore lavora spesso al servizio di un testo, accompagna una storia, interpreta concetti. Iniziando a scrivere, quel legame con la parola è diventato ancora più forte.”

 

Quante anime convivono nel tuo lavoro…

“Fin dall’inizio ho portato avanti due anime del mio lavoro: quella dell’illustratrice, che lavora spesso con strumenti digitali e per l’editoria, e quella più artigianale, legata alla stampa manuale e alle tecniche incisorie, che continuo ad amare profondamente.”

 

Hai lavorato molto nel mondo editoriale. Quali sono state le esperienze più significative?

“La mia attività professionale si è sviluppata soprattutto nell’editoria. Ho collaborato per quasi dieci anni con La Lettura, l’inserto culturale del Corriere della Sera, e ho lavorato per numerose case editrici, tra cui Castelvecchi, Elliot e Anicia. Per Anicia ho anche curato una collana di libri per ragazzi. Oltre all’illustrazione mi occupo di grafica e impaginazione editoriale, anche se tendo a parlarne meno perché mi sento prima di tutto un’illustratrice. Tuttavia queste competenze sono state fondamentali per la mia crescita professionale.”

 

Come nasce il tuo libro “Pene d’ amore – Manuale di sopravvivenza agli ex”?

“È un progetto che porto nel cuore da sempre. Nasce come tesi di laurea nel 2007 e per molti anni è rimasto nel cassetto. A un certo punto ho deciso di riprenderlo in mano, aggiornandolo sia dal punto di vista grafico che dei contenuti. Ho aggiunto nuove storie, ho lavorato al restyling del volume e ho iniziato a scrivere in maniera più strutturata. Per me è stato un passaggio importante perché alla figura dell’illustratrice si è affiancata quella dell’autrice. Il libro è una satira sentimentale che racconta una serie di “casi umani” maschili, figure nelle quali molte donne possono riconoscere esperienze vissute. Non parla semplicemente dei miei ex: sarebbe stato poco interessante. Racconta piuttosto dei cliché universali delle relazioni.”

 

Da libro nasce anche la collaborazione con Il Fatto Quotidiano…

“Sì. Dopo la pubblicazione del libro ho iniziato a scrivere per la newsletter femminista Parole Nostre del Fatto Quotidiano. Anche lì ho continuato a raccontare gli amori sfortunati e le dinamiche sentimentali contemporanee, sempre attraverso il filtro dell’ironia e della satira. È un filone narrativo che sento molto vicino e che continua a interessarmi.”

 

Come definiresti la tua cifra stilistica?

“Il mio lavoro è profondamente influenzato dalla Sicilia. Anche durante i ventiquattro anni trascorsi a Roma non ho mai reciso quel legame. Nei miei lavori tornano spesso elementi iconografici legati alla religiosità popolare, al sacro e al profano, ai cuori sacri, al mare, alle figure femminili che ricordano quasi delle sante o delle prefiche. Sono immagini che appartengono alla mia memoria culturale e affettiva: l’ispirazione arriva dall’iconografia religiosa che fa parte del nostro patrimonio culturale. In Sicilia il rapporto tra sacro e profano è fortissimo e inevitabilmente è entrato nel mio immaginario. Mi affascinano le immagini votive, i cuori sacri, le processioni, tutta quella simbologia popolare che appartiene alla nostra tradizione. Dal punto di vista stilistico il mio è un linguaggio pop nel senso più nobile del termine: accessibile a tutti ma capace di contenere più livelli di lettura e significato.”

 

Che ruolo ha, a tal proposito, la figura femminile nei tuoi lavori?

“Le figure femminili che compaiono spesso nei miei lavori sono delle sante inventate, delle icone contemporanee che giocano continuamente, per l’appunto, sul confine tra sacro e profano. In Pene d’amore, per esempio, queste donne diventano una sorta di protettrici delle vittime sentimentali, rappresentano le diverse reazioni alle delusioni amorose: c’è quella più remissiva, quella più combattiva, quella più ironica. Naturalmente non c’è alcuna intenzione religiosa in senso stretto, è piuttosto un linguaggio visivo che utilizzo per raccontare emozioni contemporanee, soprattutto femminili. Quelle madonne sono donne reali, con le loro fragilità, le loro rabbie e le loro ironie.

 

Una delle tecniche che ami particolarmente è l’incisione su linoleum. Di cosa si tratta?

“È una tecnica che amo profondamente perché rappresenta l’opposto della velocità digitale. Si lavora incidendo una matrice di linoleum con strumenti chiamati sgorbie. È una pratica a metà tra il disegno e la scultura perché si crea un vero e proprio bassorilievo. Successivamente la matrice viene inchiostrata e stampata con un torchio calcografico. È un processo lento, fisico, artigianale, che richiede attenzione e pazienza. All’Istituto Europeo di Design tenevo un corso dedicato all’incisione applicata all’autoproduzione. Ho, inoltre, organizzato workshop in scuole, associazioni culturali e gallerie, lavorando con persone di tutte le età. Credo molto nell’autoproduzione come strumento di crescita per gli illustratori emergenti.”

 

Nel 2024 torni definitivamente a Messina. Perché?

“Perché il richiamo di casa è diventato troppo forte. Ho capito che il mare mi mancava profondamente. Chi nasce sul mare sviluppa un legame quasi fisico con quel paesaggio. Per anni ho vissuto aspettando l’estate per tornare in Sicilia. Poi sono arrivate anche le riflessioni legate al Covid, che hanno spinto molti di noi a ripensare le proprie priorità. Essendo una libera professionista potevo lavorare da qualsiasi luogo. A quel punto ho scelto di riportare la mia base operativa a Messina.”

 

Quanto ha inciso in questa tua scelta il desiderio di voler fare qualcosa per la città?

“Moltissimo. Messina è una città che spesso viene raccontata in modo ingiusto. Si sente continuamente ripetere che qui non c’è niente, ma io non sono affatto d’accordo. Esistono professionisti straordinari, energie creative e una bellezza paesaggistica che non ha nulla da invidiare ad altri luoghi. Credo che il problema sia smettere di raccontarsi che non si può fare nulla e iniziare invece a costruire opportunità.”

 

È per questo che nasce Arte Fatto Eco Idee?

“Esatto. Arte Fatto Eco Idee è un’associazione culturale di promozione sociale con una forte attenzione all’ecologia e alla sostenibilità. L’obiettivo è diffondere cultura, creare momenti di confronto, organizzare attività artistiche e contribuire ad arricchire la città. Al momento non abbiamo ancora una sede fisica, ma il progetto è in continua evoluzione.”

 

Nelle tue opere è evidente anche una forte componente ironica e talvolta dark. Da dove nasce?

“Probabilmente dai miei interessi personali. Sono una grande appassionata di cinema e serie televisive, soprattutto horror. Amo in particolare l’horror degli anni Ottanta per il suo modo di fare satira e critica sociale. Sono anche una grande appassionata di David Lynch e della cultura dark e new wave. È una sensibilità che mi accompagna fin dall’adolescenza e che inevitabilmente entra nel mio immaginario visivo. Mi appassiona anche molto la cronaca nera e ho sempre apprezzato tantissimo Franca Leosini.”

 

L’arte, soprattutto al giorno d’ oggi, può aiutare ad affrontare temi come le relazioni tossiche o la violenza di genere?

“Per me l’arte è una forma di salvezza. Non necessariamente la mia arte, ma l’arte in generale. Ha il compito di raccontare il presente, prendere posizione, suggerire punti di vista differenti. L’arte che mi interessa è quella che fa riflettere, che genera domande, che invita a guardare la realtà in modo meno superficiale.”

 

Che impatto hanno avuto ed hanno i social nelle relazioni contemporanee?

“Credo abbiano introdotto una velocità emotiva che spesso danneggia le relazioni. Nella mia generazione per conoscere una persona bisognava affrontare passaggi, mediazioni, attese. Anche solo il fatto di telefonare a casa e dover interagire con un genitore che rispondeva al telefono. Oggi si entra nella vita di qualcuno con un messaggio e si esce con la stessa rapidità. Questa dinamica favorisce una sorta di consumo delle relazioni che considero molto pericoloso dal punto di vista dell’educazione sentimentale.”

 

Se dovessi stilare il podio dei “malesseri”?

“Al primo posto direi sicuramente il narcisista patologico. Poi il mammone, figura molto diffusa nella cultura italiana e sulla quale anche le madri hanno qualche responsabilità. Infine il campione del ghosting: quello che sparisce senza spiegazioni, il classico “vado al tabaccaio e torno”. Una forma di comportamento che considero di una povertà umana e relazionale impressionante.”

 

E se ti chiedo i tre “malesseri” che hanno segnato la nostra generazione?

“Il primo nome che mi viene in mente è sicuramente Dylan McKay di Beverly Hills 90210: per tutta una generazione è stato il prototipo del bello e dannato, del ragazzo problematico che sembrava irresistibile proprio perché irraggiungibile. Oggi, con qualche anno in più, molte di noi probabilmente farebbero scelte diverse come David, ma all’epoca Dylan rappresentava il fascino assoluto del malessere sentimentale. Il secondo è senza dubbio Mr. Big di Sex and the City. È il simbolo di quelle relazioni altalenanti che tengono una persona sospesa per anni tra aspettative, promesse non mantenute e continui ritorni. Una figura che ha segnato l’immaginario romantico di intere generazioni. E poi direi, andando proprio agli albori, Mirko di Kiss Me Licia.”

 

Nel tuo percorso e nel tuo lavoro la città di Messina ti più ha aiutata o ostacolata?

“Posso dire che non mi ha ostacolata. Anzi, c’è una caratteristica che riconosco profondamente ai messinesi e ai siciliani: l’umanità. Qui mi sento al sicuro. Esiste una generosità spontanea, un’ironia diffusa, una ricchezza culturale che deriva da secoli di contaminazioni. Sono elementi che considero preziosi e che per me valgono più di molte altre cose.”

 

Appuntamenti in giro per la città?

“Venerdì 26 giugno, alla Balza Futurista, ci sarà un’esposizione dei miei lavori a tema David Lynch per accompagnare il dj set di Daniele Giustra.”

 

Qual è il tuo P.S. (Post Scriptum)?

“Una convinzione che porto sempre con me: il gioco è la cosa più seria che esista. Ed è forse proprio lì, tra ironia, immaginazione e libertà creativa, che nasce ogni forma autentica di arte.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

guest

0 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments