MESSINA. “Le previsioni economiche per il 2026 confermano una crescita moderata a livello nazionale, ma mettono ancora una volta in evidenza il forte divario tra territori. Secondo i dati dell’Ufficio studi CGIA su previsioni Prometeia, il PIL italiano crescerà dello 0,66%, mentre il Mezzogiorno si fermerà al +0,51%, restando indietro rispetto al Centro-Nord. In questo contesto, la provincia di Messina si colloca nelle ultime posizioni della classifica nazionale, con una crescita del PIL stimata appena allo +0,26% nel 2026. Un dato che segnala una grave fragilità strutturale, distante dalla media nazionale e dalle province più dinamiche del Paese”.

E’ l’allarme lanciato dalla Cgil sui dati economici del paese, con focus sulla provincia di Messina. “Il modello economico e produttivo continua a non registrare una crescita, nel confronto con altre province come Varese, Bologna, Reggio Emilia è evidente come queste crescono quasi quattro volte più di Messina, grazie a investimenti, politiche industriali e qualità del lavoro. Anche in diverse aree del Mezzogiorno si registrano risultati migliori, mentre Messina resta bloccata in una crescita debole che non produce occupazione stabile né sviluppo duraturo”.

“Questi numeri certificano ciò che denunciamo da tempo, Messina è fuori dai circuiti della crescita, e senza un intervento deciso e politiche mirate il divario con il resto del Paese continuerà ad aumentare”, dichiara il segretario generale della Cgil Messina Pietro Patti.
“Non si tratta di una semplice flessione congiunturale – prosegue il segretario della Cgil – ma del risultato di anni di ritardi su infrastrutture, servizi pubblici, politiche industriali e lavoro di qualità. La fine della spinta del Pnrr rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica». Se a tutto ciò – osserva ancora la Cgil Messina – aggiungiamo le diverse crisi in atto, dalla Cargill alla Duferco, il quadro è preoccupante.”

“All’interno della Sicilia, Messina continua a occupare le retrovie, superando solo poche province in maggiore difficoltà e restando lontana da realtà come Palermo e Catania. «È la dimostrazione – aggiunge Pietro Patti – che senza una strategia per il Sud e per le aree più fragili, la crescita rimane un dato statistico che non migliora la vita delle persone».
Per la Cgil Messina è necessario aprire immediatamente una vertenza territoriale che metta al centro un lavoro stabile e sicuro, investimenti pubblici e privati mirati, il rafforzamento della pubblica amministrazione e dei servizi ma soprattutto una vera politica industriale per il territorio. Senza un cambio di rotta deciso da parte del Governo nazionale e regionale – conclude il segretario generale – Messina rischia di restare ai margini dello sviluppo, pagando un prezzo altissimo in termini di lavoro, diritti e coesione sociale”.

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