MESSINA. Un’interpellanza “per sapere quali iniziative di controllo del territorio e di prevenzione e di contrasto della criminalità abbia messo o intenda mettere in atto, per il tramite della prefettura di Messina, anche attraverso l’attivazione delle competenze e delle risorse del «Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica», con il pieno coinvolgimento degli enti pubblici e delle amministrazioni locali”, con particolare riguardo alle corse clandestine dei cavalli (qui l’articolo di LetteraEmme). E’ l’atto presentato dal gruppo parlamentare di Liberi e Uguali al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che vede primo firmatario il deputato Nicola Stumpo.

Durante la manifestazione “Agorà per una città aperta e solidale” dello scorso 30 giugno a Piazza Unione Europea a Messina, infatti, la Federazione Provinciale di Articolo Uno aveva annunciato che avrebbe investito il gruppo parlamentare della questione delle corse clandestine dei cavalli, affinché si impegnasse a presentare un atto.

“Si parla tanto, spesso a sproposito, di sicurezza e decoro urbano – spiega Domenico Siracusano, Segretario Provinciale di Articolo Uno – concentrandosi unicamente su alcuni fenomeni lasciando invece sullo sfondo alcune questioni centrali. L’interpellanza parlamentare vuole tenere accesi i riflettori su fatti che da troppo tempo si ripetono e che segnano nel profondo la comunità messinese. Non ci possono essere “pezzi” di città, in centro e in periferia, che stanno fuori dalla giurisdizione dello Stato diventando “proprietà” di mafie e criminalità organizzata. Serve uno scatto in avanti di tutte le autorità cittadine – conclude Siracusano – fuori da ogni sterile propaganda o ricerca di facile consenso”. 

Di seguito la premessa dell’interpellanza:

  • la città di Messina – come si legge nella relazione del Ministro dell’interno al Parlamento sulle attività svolte e i risultati della Direzione investigativa antimafia relativa al periodo luglio-dicembre 2019 – si caratterizza per «l’operatività e la posizione di indiscussa supremazia di una “cellula” di Cosa nostra catanese, nei confronti della quale i clan locali – stabili nei singoli quartieri secondo una consolidata geografia – tendono a non entrare in contrasto. Questa “cellula” era espressione del sodalizio denominato “Romeo-Santapaola”, che, in maniera silente, ha proiettato i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione. […] Ferma restando l’estensione della cosiddetta cellula Romeo-Santapaola su tutta la città di Messina, la criminalità organizzata storica della città continua a strutturarsi secondo competenze rionali, con gruppi a connotazione familiare, che tendono ad agire in autonomia»;
  • le mafie esercitano il controllo del territorio, non solo attraverso le tradizionali attività di racket, estorsioni e usura, ma anche attraverso azioni dalla forte valenza simbolica, nei territori in cui alla presenza strutturata si affianca una mentalità criminogena diffusa;
  • assumono particolare rilevanza le corse clandestine dei cavalli che, insieme agli aspetti legati alle scommesse illegali, al rischio per la incolumità di persone e animali, si caratterizzano come una manifestazione dello strapotere delle mafie che si appropriano di porzioni del territorio coinvolgendo decine di giovani, realizzando un vero e proprio rito collettivo che esalta l’illegalità e un sistema di disvalori pericolosamente capace di coinvolgere e aggregare, anche attraverso l’uso spregiudicato dei social network;
  • diverse operazioni delle forze dell’ordine e procedimenti penali segnalano questa evidenza:
  • il processo denominato Totem (aprile 2020) seguito all’inchiesta, coordinata dalla Direzione investigativa antimafia di Messina guidata da Maurizio De Lucia, ha svelato che, nella zona nord della città di Messina – quartiere Giostra – opera il gruppo criminale dei Galli-Tibia, storicamente dedito alla gestione delle gare clandestine di cavalli e alle relative scommesse, oltre che all’istallazione illegale di videopoker e al controllo di locali notturni nella riviera nord del capoluogo;
  • nelle motivazioni della sentenza «Beta 2», del settembre 2019 dal giudice per le udienze preliminari Monica Marino si legge «La presente associazione (famiglia Romeo-Santapaola) ha diversificato le proprie attività dividendo i compiti fra gli affiliati, ognuno specializzato in uno specifico settore (corse clandestine di cavalli e scommesse, […] gioco online, […] raccolta di scommesse illegali su eventi sportivi, tramite piattaforme informatiche straniere non autorizzate ad operare in Italia, investimenti e controllo di attività del settore farmaceutico)»;
  • il processo (2018) seguito all’operazione Zikka, l’inchiesta dei carabinieri sul giro di scommesse clandestine intorno alle corse di cavalli nelle zone di Santa Margherita, nell’area in cui si trovano gli edifici del Coordinamento di Edilizia popolare (Cep) in viale Giostra e Gazzi, ha evidenziato una rete di soggetti che organizzavano il «palio» clandestino e ne gestivano le scommesse. Al centro degli accertamenti, la gestione dei cavalli e di tutte le fasi «preparatorie», dagli allenamenti al contatto con i veterinari, che poi somministravano agli animali sostanze dopanti per aumentarne le prestazioni. Alcuni soggetti avevano anche il compito di fantini, mentre altri si occupavano di raccogliere le scommesse e incassare i proventi;
  • ancora il 25 giugno 2020, come segnalato da testate giornalistiche e come rintracciabile da diversi video pubblicati sui principali social network, si è svolta l’ennesima corsa clandestina di cavalli nel quartiere Giostra della città di Messina, coinvolgendo decine di scooter che, di fatto, delimitavano il «circuito» sottratto alle regole dello Stato di diritto e privatizzato a beneficio delle mafie;
  • solo per un puro caso fortuito uno dei due «fantini», caduto dal calesse, in mezzo ai motorini in corsa, dopo che il cavallo era andato a finire contro un guard rail, non ha subito lesioni gravi o messo a rischio la propria incolumità;
  • il perpetuarsi di tali manifestazioni, oltre a generare un flusso di proventi illeciti legati alle scommesse illegali e a mettere in serio pericolo la salute di animali pesantemente dopati e persone in una condizione di sostanziale rischio per la velocità e la vicinanza con scooter e motorini, riafferma in maniera inequivocabile il potere delle cosche e il loro predominio sul territorio;
  • dalle immagini e da alcune segnalazioni emerge come la presenza di giovani e giovanissimi, in taluni casi anche minorenni, trasformi questa manifestazione di illegalità in una sorta di rito iniziatico rispetto all’adesione ai disvalori delle mafie;
  • infine, non è tollerabile né accettabile che porzioni di territorio possano essere sottratte alla giurisdizione dello Stato per diventare zone franche senza regole e leggi
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