The OA

L’ultima produzione Netflix ha più buchi narrativi di una groviera, una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e una trama inverosimile e sconclusionata. Eppure è una delle serie tv più suggestive, visionarie ed enigmatiche mai trasmesse sull’etere, capace di tenerti incollato allo schermo come un allocco, di emozionarti, e soprattutto di farti riflettere sul concetto di veridicità e su quello stesso di esistenza. Fra angeli, menzogne, supposizioni, multiversi ed esperienze pre-morte, la sensazione che resta, assistendo alla scena finale al contempo commovente e patetica, è quella dello straniamento. Si spegne il computer, ci si mette a letto e si inizia a pensare, con il corpo disteso supino sotto alle coperte ma la mente ancora imprigionata in una dimensione parallela che non è possibile razionalizzare. Viva le Opere Aperte, abbasso gli ingranaggi ad orologeria, lunga vita alle storie che non danno risposte ma lasciano solo tante domande. E domande, e domande, e domande.

 

 




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