MESSINA. Dalle corse dei cavalli clandestine, con un centinaio di persone a seguirle, tra lo sconcerto di chi stigmatizza l’accaduto e il cinismo di chi spiega che è cosa risaputa da decenni, alle risse di giovani e adolescenti, comportamento che ha richiesto (o motivato, a seconda di chi commenta i fatti) un’ordinanza “coprifuoco”. Due fatti di cronaca che per giorni hanno fatto apparire Messina come una specie di Los Cabos in Messico o Caracas in Venezuela (le due città col più alto tasso di criminalità al mondo), ma che invece raccontano una storia non vera. Perchè Messina, stando ai dati Istat trasmessi dal Ministero dell’Interno (e quindi dalle polizie, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza), è uno dei territori più sicuri in Italia: ottantunesima su 106 (Oristano, la città con meno crimini in Italia), con 2.793,4 atti criminosi ogni centomila abitanti: ben lontana dal podio composto da Milano (228.084), Rimini (21.799) e Firenze (63.238) e molto, molto distante da realtà, del centro nord e del nord-est soprattutto, spesso portate a modello di ordine pubblico.

I dati, che si riferiscono al 2018, spiegano che nella provincia di Messina vengono compiuti 17.511 reati. La buona notizia è che fra questi non risultano omicidi volontari consumati e infanticidi, pari a zero nel 2018, quella cattiva è che le associazioni di tipo mafioso (0,5, con 3 denunce) sono un fenomeno molto più preoccupante, perchè la provincia dello Stretto in questa classifica arriva all’11esimo posto: in assoluto il suo risultato peggiore.

Tra l’altro Messina è il territorio che nel 2018 in Sicilia ha registrato i dati migliori, superata solo da Enna, al 99esimo posto, se Agrigento all’88esimo. Molto male Catania (28esima), Siracusa (29esima) e Palermo (33esima).

E quindi come mai il senso di insicurezza che serpeggia tra la popolazione? Inspiegabile, stando ai numeri. Anche perchè è proprio nei reati che creano “allarme sociale” che Messina se la cava sorprendentemente bene (sorprendentemente dall’atmosfera da città ostaggio di cruente guerre tra bande che circola): per le rapine è la numero 73 (116 in tutto), per gli scippi è 49esima (67 totali), e addirittura per fenomeni legati allo spaccio di droga è nella parte molto bassa della classifica: settantaseiesima, con 279 denunce ogni 100mila abitanti relative agli stupefacenti.

Anche per altri reati di quelli più legati con gli avvenimenti della scorsa settimana, quindi minacce, percosse e lesioni, Messina non fa segnare particolari record che giustifichino un tale allarme sociale, e la percezione di elevato rischio: ventisettesima per il reato di percosse e quello di lesioni dolose, la provincia di Messina è ventunesima in quello di minacce: reato per cui si precede a querela di parte (è cioè necessaria una denuncia da parte di chi le ha subite), il che sfata anche la leggenda metropolitana secondo cui i reati sarebbero pochi perchè nessuno li denuncia.

Tutto bene quindi? No. Perchè ci sono ambiti in cui c’è poco da sorridere: la diciottesima posizione nelle estorsioni, la ventesima nell’usura e soprattutto il sedicesimo nelle violenze sessuali (dieci ogni centomila abitanti) invitano non solo a non abbassare la guardia, ma dovrebbero suggerire un diverso approccio al tema della sicurezza pubblica e sociale, di sicuro differente rispetto a quello in voga oggi.

 

(fonte dati: Istat – Ministero dell’Interno – Il Sole 24ore)

 

 

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