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MESSINA.Fino a quando c’è Messinambiente, a Messina munnizza non sinni leva“. La seduta di consiglio comunale, l’ennesima, inutile seduta di consiglio comunale, è appena terminata con un altro nulla di fatto: è caduto il numero legale, la delibera di affidamento dei servizi di igiene ambientale alla MessinaServizi Bene Comune resta nel limbo, i lavoratori di Messinambiente, che hanno rumoreggiato per tutta la seduta, escono dal comune nervosissimi. Il loro futuro è scuro, scurissimo, di certezze non ne hanno nemmeno mezza: Messinambiente è in punto di morte, MessinaServizi è nata malissimo. Un’altra emergenza rifiuti è alle porte. E volano parole che sono, allo stesso tempo, denunce e confessioni.

Perchè Fino a quando c’è Messinambiente, a Messina munnizza non sinni leva vuol dire che fin quando non entrerà in servizio la nuova MessinaServizi, che non si porta addosso il fardello di debiti della vecchia Messinambiente e quindi potrà essere libera di fare investimenti, il problema dei rifiuti sarà strutturale, e non occasionale. Ma vuol dire anche che da qualche giorno le “crisi” sono provocate ad arte. Un messaggio, una pressione, una rappresaglia, una ritorsione: se non ci garantite un futuro renderemo questa città una fogna a cielo aperto, vuol dire. Più di quanto non lo sia adesso.

In questo clima, i sindacati hanno proclamato due ore di assemblea, a partire da mercoledi mattina, per ogni turno, riservandosi la possibilità di fare “casino” in commissione consiliare all’ambiente. Anche questo,un gesto dimostrativo, visto che la commissione ambiente sulla delibera di affidamento servizi si è espressa (negativamente) tre mesi e mezzo fa, e sull’atto in questione non ha più voce in capitolo. E si ricade nel gioco delle parti: al sacrosanto diritto a salvaguardare il lavoro, da parte dei sindacati non c’è mai stata alcuna stigmatizzazione del comportamento di ampia frangia dei lavoratori di Messinambiente, che offrono un servizio indecoroso, quando lo offrono, e il “lavoro” lo mettono in serio pericolo.

E perdono l’occasione, i sindacati, duri nel pretendere i diritti ma indulgenti nei confronti di chi dovrebbe assicurare un dovere, e non facendolo mortifica il lavoro che è stato chiamato a svolgere per la città. Che col diritto dovrebbe camminare di pari passo. Perché è bene ricordare, e non sembra affatto scontato, che Messinambiente nasce ed esiste per svolgere un servizio, non per assicurare posti di lavoro. Una questione lapalissiana che ai sindacati è sfuggita per quindici anni.

Poi c’è l’atteggiamento schizofrenico del consiglio comunale, che approva la costituzione della società ma la lascia una scatola vuota, non prendendosi la responsabilità, dopo quattro mesi, di approvare la delibera di conferimento dell’incarico di igiene ambientale. O di bocciarla, e di proporre un’alternativa. Se l’intenzione è quella di affossare la nuova società prima ancora che nasca, perché allora la si è votata a gennaio? Ieri, su quaranta consiglieri eletti, in aula erano presenti in quattordici, al momento del voto: Maurizio Rella, Lucy Fenech, Cecilia Caccamo di Cambiamo Messina dal Basso, Pietro Iannello, Claudio Cardile, Antonella Russo del Pd, Daniela Faranda di AP, Nino Interdonato dei Dr, Francesco Pagano dei Progressisti democratici, Carlo Abbate del Misto, Elvira Amata di Fratelli d’Italia, Benedetto Vaccarino di Grande Sud, la presidentessa del consiglio Emilia Barrile, di Forza Italia,  Pio Amadeo di Sicilia Democratica. Gli altri, a vario titolo (anche Ivana Risitano e Gaetano Gennaro, che la delibera la voteranno favorevolmente), erano assenti. Non tutti avrebbero votato la delibera, ma esserci vuol dire mettere in condizione l’aula di determinarsi, invece di procrastinare, e avvicinarsi a quel 30 giugno che vedrà la fine di Messinambiente con la scadenza della proroga del servizio, senza che sia pronto un “piano B”.

Nel frattempo, MessinaServizi Bene Comune è un foglio A4 stampato e attaccato con lo scotch ad una porta del piano terra del “palazzaccio” nel cortile di Palazzo Zanca. E basta. Appena uscita da una crisi, Messina sta per ricadere in un’altra emergenza. Ieri il blocco della discarica di Lentini, domani l’assemblea dei lavoratori: un copione già visto, una strategia della tensione che la città subisce, un braccio di ferro tra consiglio e amministrazione che sta creando un danno non facile da calcolare.

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