Manciaciumi

 

Manciaciumi ha due significati principali: quello letterale, che rimanda al prurito, all’istinto insopprimibile di grattarsi, e quello figurato, legato a uno stato di irrequietezza esistenziale che ci corrode dal di dentro. 

In questa accezione, il manciaciumi è una smania interiore, un solletico incessante nell’anima che non può essere placato con l’antica tecnica dell’arraspamento.  

Solitamente dettato da uno stato d’apprensione, o comunque da una insofferenza indeterminata, può essere quietato solamente proiettando i tumulti interni verso l’esterno: è l’organismo in quanto involucro che si proietta sulla sua superficie, affidando al dinamismo del corpo, alla compulsività dei movimenti, ciò che non è in grado di ammansire con l’intelletto.

Da qui il variegato repertorio di tic, gesti reiterati e attrazioni morbose verso un oggetto o una parte anatomica che diventano inspiegabilmente – da un momento all’altro – il perno focale attorno a cui ruota il mondo. 

Diverso è il caso della manciaciume sessuale. In questo caso aspetto letterale a aspetto figurato convergono, sublimandosi in un unico atto meccanico e consolatorio che serve a dissipare, con la libido, quella misteriosa ansia cosmica che ci divora. 

 

 

guest
9 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments
Sergio Todesco
Sergio Todesco
3 Maggio 2017 19:10

very good!

Maria
Maria
3 Maggio 2017 23:13

Mammafausa mi ha fatto ricordare di un gioco che facevamo da bambini forse era a “nascondino”?

Ivano Rotondo
Ivano Rotondo
4 Maggio 2017 0:22

mi hai fatto ridere, bravo!
al prossimo giro mettici dentro anche “masticante”, un capolavoro senza tempo

pippolipari
pippolipari
5 Maggio 2017 10:17
Reply to  Ivano Rotondo

quoto! “masticante” è un capolavoro linguistico messinese doc!

Alfio Lanaia
Alfio Lanaia
4 Maggio 2017 12:25

Mi sembra come minimo esagerato il sottotitolo (parole con la M che esistono SOLO (sic!) a Messina), dal momento che alcune parole (minarsela, manciaçiumi) sono almeno pansiciliane. In questi casi, invece di Wittgenstein, basterebbe un vocabolario dialettale per rendersene conto.

Giovanni
Giovanni
4 Maggio 2017 21:54

“Milla” che bell’articolo!!

Giovanna
Giovanna
4 Maggio 2017 22:20

Suffareddu. Lo dice sempre mia mamma ai miei figli. Ma chi aviti u suffareddu ‘nto culu? Per indicare la loro irrequietezza e l’ essere molto vispi.

Sciabbacheddu oltre per indicare il pesce, serve ad indicare la presenza in un luogo di ragazzini.
‘Nto viali oggi c’era un saccu i sciabbacheddu

pippolipari
pippolipari
5 Maggio 2017 10:15

Grande Marino! …alla voce “minarsela” aggiungerei l’evocativo (e mai sentito altrove) “minarla alle bratte” (dicasi di azione inutile, inconcludente)