“Allora, Sergio, tieniti pronto perché, all’appello, manca Sperone: dovesse scoppiare un incendio, corri a fare foto e video”. Un messaggio scritto ieri sera, tra il poco serio e il molto faceto, al mio amico Sergio Maggio, si è trasformato, oggi, in una corrispondenza whatsapp che ha messo a dura prova la pazienza del mio cellulare, prosciugandone la connessione. Perché l’incendio, a Sperone, c’è stato.

Ecco, io non sono un profeta, sono solo un giornalista (quando posso). E giornalisti lo sono a tempo pieno i miei colleghi di Letteraemme che sono arrivati ai piedi del fuoco per documentare gli incendi che assediano Messina dall’otto luglio. Eppure, anche con loro, ieri sera, si discuteva delle aree non ancora colpite.

Che dire, non siamo profeti, proviamo a essere cronisti ma, insomma, ‘nzittammu

Tollero poco i complottisti, per me non sono “tutti ladri” (come sostiene di solito, a mezze parole, l’intervistata di turno delle tv locali beccata per strada) e tutto, di solito, ritengo abbia una spiegazione. Eppure, nel caso delle fiamme che ancora oggi colpiscono contemporaneamente parti differenti e distanti della città, in tutta franchezza, allargo le braccia. Sulla propagazione tra aree contigue, una spiegazione c’è, ma tra zone distanti di che si tratta, di sfortunate coincidenze, di becero spirito di emulazione, di intervento mirato?

Sono queste, e molte di più sicuramente, le domande che si sta ponendo (e alle quali proverà a dare risposta) la Procura di Messina, che ha aperto un fascicolo a 360° per individuare responsabili della mancata prevenzione e autori materiali, laddove i primi hanno reso facile il lavoro dei secondi, rendendosi indirettamente complici.

Sarà interessante, soprattutto, comprendere il movente dei roghi dolosi, stante l’inesistenza dell’autocombustione e al netto delle ipotesi, per lo più strampalate, partorite dalle tastiere del “Bar Facebook”.

Io non sono un profeta e non sono un complottista. Attendo la Procura e penso solo ad alcuni punti fermi: piano regionale antincendio avviato lentamente per ritardata approvazione della Finanziaria e ordinanza comunale che impone ai privati di attuare tutte le misure contro i fuochi entro il 15 giugno di ogni anno (è stata rispettata, anzi, è stata fatta rispettare?). Il resto, dai ventimila forestali agli interessi speculativi, all’attacco al Comune per il Piano “Salva Colline” che ottunde la costa, mi sembra un insieme di ingredienti da mettere nel mixer per un frappè di sproloqui.

E al campo dello sproloquio, pur essendo palese una cronologia degli eventi che fa venire i brividi, può appartenere la suggestione che vede gli incendi come reazione all’Operazione Beta che ha portato agli arresti del clan Santapaola-Romeo che controllava l’intera città di Messina. Operazione che risale al 6 luglio scorso e ha riempito le pagine dei giornali fino all’otto, quando è scoppiato il primo incendio. Da quel momento, solo fuochi. Dappertutto…

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