De Luca dichiara guerra a chi non paga l’acqua. Una guerra iniziata due anni e mezzo fa

Il sindaco lancia la sfida ai morosi dell'Amam, e promette distacco dell'erogazione per chi non si mette in regola. Ma già nel 2017, l'allora direttore generale della partecipata Claudio Cipollini aveva fornito i numeri del fenomeno, e recuperato 11 milioni in un solo anno, "stangando" interi complessi. Tutti i numeri

 

MESSINA. La lotta di Cateno De Luca ai “morosi dell’acqua” è iniziata. In un video diffuso ieri sulla sua pagina Facebook, il sindaco ha denunciato 119 milioni di euro di acqua non pagata, e il fatto che risultasse a posto coi pagamenti solo il 17%, circa 95mila utenze attivate. De Luca ha parlato anche di 92.393 morosi, ma probabilmente si riferiva alle utenze attive.

Da lunedi, ha spiegato De Luca, una serie di condomini e utenze riceveranno un “taglio” dell’acqua, con una riduzione dell’erogazione ai minimi di legge “Abbiamo mandato a campione 151 diffide con avviso di distacco, per 4 milioni e 200mila euro di canoni non pagati. Alcuni hanno presentato istanza di rateizzazione, mentre per 42 da lunedi sarà disposta la chiusura totale dell’acqua”. “Nomi che non hanno a che vedere con lo stato d’indigenza, si tratta di malcostume“, ha tuonato De Luca riguardo ai morosi, spiegando poi di aver affrontato il problema e che nessuno mai prima lo aveva fatto.

In realtà, a luglio del 2017, più di due anni fa, l’allora direttore generale dell’Amam, Claudio Cipollini, aveva già provveduto ad un report, molto dettagliato, sullo stato dell’arte dell’evasione nei canoni idrici della città. Cosa diceva il report nel dettaglio?  Che oltre il 20% degli abitanti e delle imprese e dei commercianti non paga i consumi ed è moroso. Su 88.459 utenze complessive a cui Amam  distribuisce l’acqua e  ritira liquami, 63.201 (71,5%) è moroso per un tasso di morosità del 23,25%/annuo. Sul totale dei morosi, il 61% sono famiglie ( 54.291) per un totale di 41 milioni di euro complessivi, ai quali si aggiungono i condomini (circa 46.000) per altri 35 milioni. Le utenze domestiche non pagate assommano quindi a 76 milioni di euro. Ci sono poi imprese, negozi, alberghi e ristoranti morosi per un totale di oltre 12 milioni di euro.  Solo il 30% di tutte le utenze,  pari a 26.000 utenze, è completamente in regola con i pagamenti. La stessa Pubblica Amministrazione ha oltre 4 milioni di euro di debiti con 168 enti (compresi ospedali e cliniche ) dei 191 che sono morosi con l’Amam.

Tra i bersagli di De Luca ci sono i condominii, che rappresentano una grossa parte della morosità. Ebbene, Cipollini aveva scoperto che 2226 su 3100, quattro su cinque, non erano in regola coi pagamenti (ecco perchè)

Tutte cifre compatibili con quelle che sommariamente ha dichiarato il sindaco De Luca, che oggi ha annunciato battaglia ai morosi. Anche questa, in realtà, era iniziata due anni e mezzo fa: l’Amam, infatti, a parte la riduzione della portata idrica dal contatore, installando un riduttore di portata che limita l’erogazione garantendo comunque una fornitura idrica minima, aveva previsto la possibilità di accedere a una rateizzazione del debito modulata secondo la tipologia dell’utenza ed il range di insoluto e in particolare: utenze domestiche: massimo 18 rate mensili; utenze condominiali: massimo 16 rate mensili; utenze commerciali o partita IVA: massimo12 rate mensili.

Con quali risultati? Abbastanza significativi. Sul totale del credito da 98 milioni e mezzo di euro al 31 dicembre del 2017, la partecipata aveva “toccato” in cinque mesi circa 300 utenze morose.Dei 23 milioni e mezzo di euro incassati dall’Amam nel 2017, il 47% (11 milioni di euro) risultava recuperato da bollette emesse in precedenza e fino a quel momento non pagate. L’anno precedente lo stesso dato era decisamente inferiore (27%).

A fare le spese del regime di pugno duro imposto da Cipollini e dall’amministrazione di Renato Accorinti sono stati complessi “blasonati”, tipo Poggio dei pini, privato dell’acqua per un debito da oltre un milione di euro, dopo la progressiva riduzione prima del 30% e poi del 70% dell’erogazione. Una battaglia che De Luca vuole continuare (senza aver menzionato chi l’aveva iniziata) ed  intensificare.

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