Messina, in dieci anni saracinesche abbassate (e mai più rialzate) per un quarto dei negozi

In centro, gli esercizi commerciali erano 485 del 2008 e si sono ridotti a 363 nel 2018: stesso trend anche in periferia. Una crisi che però dal 2016 dà segni di ripresa. Boom per alberghi e bar, decimati rifornimenti e negozi specializzati. Nel resto della Sicilia? Il trend è uguale. Tutti i numeri di un decennio difficile

 

MESSINA. In dieci anni, nel centro di Messina si sono persi per strada 122 negozi, passando dai 485 del 2008 ai 363 del 2018: il 25% delle saracinesche, una volta abbassate, non si sono più aperte. E’ il risultato dello studio realizzato da Confconfcommercio Imprese per l’Italia con l’Osservatorio sulla demografia delle imprese nelle città italiane, per monitorare nel tempo l’andamento degli esercizi commerciali. E quello di Messina non è roseo, anche in considerazione del fatto che anche in periferia il calo è stato vistoso, anche se non come in centro: dai 2.380 del 2008 ai 2.125 del 2018.

La buona notizia, se di buona notizia si può parlare, è che l’emorragia economica si è fermata da due anni: dal 2016 al 2018, ha chiuso (per “chiusura si intende il saldo tra negozi che cessano l’attività e altri che la iniziano) un solo esercizio: erano 364 nel 2016, sono 363 nel 2018. Addirittura tra il 2016 ed il 2018, i negozi fuori dal centro storico sono addirittura aumentati, passando da 2078 a 2125.

Ci sono stati settori che non hanno risentito minimamente della crisi (i negozi di tabacchi del centro, per esempio: 23 erano nel 2008, tali sono rimasti dieci anni dopo, mentre fuori dal centro sono addirittura aumentati, da 124 a 131), o che addirittura hanno incrementato la loro presenza: il boom di telefonini, smartphone e pay-tv ha fatto passare da 14 a 16 i negozi in centro città e da 30 a 36 in periferia, mentre il vero crollo lo hanno subito i negozi “specializzati”, soppiantati dai generalisti (e dalla crisi galoppante): da 217 al centro e 685 fuori del 2008, sono rimasti in 149 in centro e 646 in periferia (sempre con una leggera crescita dopo l’abisso in cui erano caduti fino al 2016)

Ci sono categorie merceologiche che sono state addirittura “decimate”: i distributori di carburanti, per esempio, passati da sei a zero in dieci anni. C’entra ovviamente anche il piano di razionalizzazione dei rifornimenti, che li ha pian piano spinti fuori dal centro, ma anzichè aumentare in periferia, in virtù dello spostamento, si sono ridotti anche lì, riducendosi da 62 a 52.

Tengono in periferia gli alimentari (da 345 a 337 in dieci anni), mentre vanno assottigliandosi al centro (da 52 a 43), e non si sa bene per quale ragione le strutture alberghiere fanno registrare un boom: 195 in centro e 545 in periferia nel 2008, sono cresciuti fino a diventare 223 in centro e 653 fuori dal centro: in questo dato c’entra molto il sommerso in termini di Bed&Breakfast che si sono regolarizzati durante gli ultimi anni.

A riprova del fatto che al messinese puoi togliere tutto tranne lo “schiticchio”, godono sempre di ottima salute bar e ristoranti, che quando chiudono, non fanno in tempo a mettere il cartello fuori dalla serranda che già qualcuno ne riapre un altro: 179 nel 2008, 186 nel 2016 e 196 nel 2018 in centro, e 498 (2008), 553 (2016) e 586 (2018) fuori dal centro storico.

E’ una prerogativa messinese, quella delle saracinesche abbassate? Non esattamente. Se si esclude Siracusa, che con un incredibile 24% di negozi in più nell’arco di dieci anni è la prima in Italia (per ampio distacco), negli altri capoluoghi la solfa è la stessa, se non peggio. A Palermo nel 2008 c’erano 1.043 esercizi commerciali in centro città e 6.018 in periferia, nel 2018 sono scesi a 699 in centro e a 5.566 in periferia. A Catania dieci anni fa c’erano 801 esercizi commerciali nel centro storico e 3.689 fuori dal centro: oggi sono 693 nel centro e 3.168 fuori.

Ad Agrigento nel 2008 c’erano 455 negozi in centro e 465 fuori dal centro, mentre oggi sono 329 in centro e 453 fuori. Il centro storico di Caltanissetta in 10 anni ha perso 120 negozi (passati da 588 a 468) mentre la periferia ne ha persi 61 (da 374 a 313). Enna nel 2008 aveva 228 esercizi commerciali in centro che in 10 anni sono diventati 180, mentre quelli fuori dal centro sono passati da 93 a 106. Anche Ragusa, considerata da sempre città vitale dal punto di vista del commercio, vede una flessione ma sono nel centro storico: nel 2008 aveva 597 negozi che sono scesi a 445, mentre quelli fuori dal centro sono passati da 266 a 327. A Trapani nel 2008 c’erano 432 esercizi commerciali in centro e oggi sono 360, quelli fuori dal centro erano 660 e sono diventati 513.

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