Effetti speciali, miraggi e prodigi pittorici: l’eterno “film” proiettato sullo Stretto

Dalle prime luci dell'alba al tramonto, cinque ritratti di uno scenario in perenne movimento, che cambia continuamente aspetto in infinite e infinitesimali varianti

 

Lo specchio

 

Capita a volte che il mare sembri una tavola grigia, piatta e traslucida, come un’immensa lamiera di metallo. Il cielo in alto è fermo, raggelato, mentre le nuvole sembrano farsi pesanti e l’umore si impregna di una dolce e immotivata tristezza.

Accade quando la trama del film rallenta e lo Stretto diventa uno specchio.

 

 

Non è facile dire cosa si prova in quei momenti, quando il mare smette di essere mare, il cielo smette di essere cielo e i fili che li disegnano si intrecciano in una trama metafisica. Lo scenario si paralizza e così lo spettatore, in un breve momento di stasi.

L’unica cosa da fare rimane allora quella di assumere la stessa immobilità fittizia di quel panorama, assaporando la sensazione di sentirsi ritmicamente in sintonia con la quiete dello Stretto, con la stessa meraviglia di un pastore che contempla l’essenza musicale del paesaggio innevato.

È una sorta di incantesimo che ci lascia straniti. Per infrangerlo basta però che qualcosa profani di punto in bianco quell’innaturale inerzia: un uccello, una nave, una vela. La prima a solcarlo. 

La poesia: “Mar grigio”, di Aldo Palazzeschi

 

 

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