La funivia dello Stretto da  Messina a Reggio Calabria

(passando con 40 fermate sopra le città)

 

Nel 2016 l’ingegnere Achille Baratta e l’architetto Massimo Majowiecki presentano la  funivia posta a 70 m sul livello del mare dello Stretto. L’idea di una “metropolitana del cielo” è una specie di visione futurista vista come un’alternativa al già antico e studiato Ponte sullo Stretto.

L’obiettivo è quello di collegare isola e continente arrivando dalla stazione marittima di Messina all’aeroporto di Reggio Calabria in 15 minuti. Nei disegni non solo oggetti volanti identificati per trasportare cittadini e turisti sulle due sponde urbane, ma anche su ogni costa 40 piloni che diventano stazione metro sovrapposte ai tracciati delle strade della città con discese al piano citta delle quote di 70 e 20 slm ; tutto raccontato come una soluzione senza grandi impatti! Un’esperienza di città che si nutre del brivido delle avanguardie futuriste, delle utopie urbanistiche di Asimov ma anche del reticolare lancio di ragnatele da un capo all’altro dello Stretto degne dello Spiderman strettese e voli urbani sulle citta Stretto invidiati persino da Batman.

 

 

 

Al di sopra: la cupola di vetro sul porto di Messina

 

Nel 1986 arrivarono a lavorare su Messina tanti gruppi di progettisti: erano messinesi, italiani, europei e forse qualche americano, tutti per studiare questa città in vista dell’imminente variante di Piano Regolatore che si stava mettendo in cantiere (poi naufragata per altre ragioni). Vennero a parlare e progettare studiando la matrice formale degli isolati e in che modo farne una risorsa di forma e funzione. Era il famoso Simposio di architettura L’isolato di Messina. Tra questi gruppi di architetti quello del palermitano Giuseppe Leone, che sconfinò dall’isolato piazzando i grattacieli Mata e Grifone a piazza Cairoli e una Cupola in Vetro che andava a coprire gran parte del porto storico della falce. La cupola su Messina era un po’ più piccola di quella del 1960 progettata sui grattacieli di Manhattan da Buckminster Fuller, che piazzava una cupola trasparente larga tre chilometri e alta uno e mezzo. Quella di Giuseppe Leone per Messina, al di là di qualsiasi risvolto tecnologico metteva “sotto vetro” Messina con una forma simbolica al di sopra della città.

 

 

Al di sopra: la trasformazione del Graticolone su Piazza Cairoli in un parcheggio o in un punto ristoro

 

Due progetti ancora una volta ingegneristici nell’accezione della ricerca di una ostinata funzione per qualcosa che funzione non ha.

Un progetto del 2013 sempre dell’energico ing. Baratta allungava il reticolo del portale piazzato sulla sede del tram Cairoli per ricavare un parcheggio sopraelevato da 100 posti, da raggiungere con colossali zampe montacarichi che portavano su le auto fino all’impalcato di parcheggio. Funzionamento urbano di accesso, costi e benefici sembrano viaggiare su strade diverse ma la notizia si impone sui giornali dell’epoca. L’altro progetto concorrente di trasformazione del portale è quello arrivato nel 2017 dall’ing. Galatà a corredo di esternazioni del consigliere comunale Daniele Zuccarello e che posizionava sempre sul Portale graticolone un punto panoramico e di ristoro. Il progetto sembra affrontare il già greve portale in acciaio Cairoli con una soluzione che sta nel solco del genius loci costruttivo imperante a Messina, quello che al di là di un giudizio sul linguaggio dell’architettura utilizzata, spinge a chiudere qualsiasi spazio aereo o di terrazza con un giardino d’inverno, un soggiorno o un locale per il biliardo.

 

 

Al di sopra: il Ponte sempre esso!

 

Sempre progettato e mai realizzato! Così che tra il 2008 e il 2009 l’architetto di origini israeliane Mor Temor affronta il tema ponte a modo suo, come tutte le strutture tipologiche dei ponti sta al di sopra di Messina, ma soprattutto dai disegni che vediamo sta al di sopra di varie strutture galleggianti abitate che trasformano gli appoggi dell’impalcato del ponte in palazzoni abitati galleggianti sullo stretto. Una soluzione che riprese nei fatti pure la politica locale con il documento Commissione Ponte di Palazzo Zanca del 2011, quando Nicola Barbalace ed il presidente del consiglio comunale di allora Previti, presentarono un documento di sintesi in cui si caldeggiava a chiare lettere che il ponte non dovesse essere solo un ponte, immaginando la “predisposizione per l’inserimento di ascensori panoramici; predisposizione per la costruzione di ovovia panoramica; predisposizione per l’inserimento di passerella ciclabile e pedonabile (anche attraverso tapis roulantes) per la percorribilità del ponte; eventuale sfruttamento delle volumetrie allocabili tra i pilastri del ponte, con destinazione turistico – terziaria, istituzionale”.

Insomma tradotto nel progetto dell’architetto Mor Tremor il ponte produrrebbe un’innovazione ingegneristica che si ripagherebbe con più di  3 milioni di metri quadri di  speculazioni immobiliari dentro l’acqua tra i canti e le urla delle antiche sirene Scilla e Cariddi.

 

 

Al di sopra: la città rampicante

 

Fino adesso vi sarete chiesti dove finisce la realtà e comincia il fantastico, dove finisce l’immaginario e comincia la boutade. Per approssimare una conclusione e darmi un punto fermo, ho selezionato l’unico dichiarato disegno di architettura fantastica dell’architetto e fumettista Michela De Domenico. Qui l’architettura immaginifica piazza un ovoide/insettoide proprio nello snodo del quartiere di Provinciale e da cui fuoriescono come rampicanti viadotti fluttuanti che attraversano i palazzi e salgono fino alle terrazze degli edifici, al di sopra di noi, sulle nostre teste.

In questa mini carrellata di progetti per una città fantascientifica assolvo solo il pezzo dichiarato di fantascienza ma li propongo tutti ai prossimi aspiranti Sindaco, tanto i conti li facciamo dopo le elezioni.

 

 

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