Bilancio, come De Luca ha ottenuto l’unanimità (ed i suoi predecessori no)

Il sindaco incassa 23 voti favorevoli su 27 sul previsionale 2018 che egli stesso definisce "malato", pur non avendo sulla carta nessun consigliere "amico". Il raffronto con i predecessori Renato Accorinti e Giuseppe Buzzanca. I cui bilanci, votato da quattro gatti, erano sempre un bagno di sangue,

 

MESSINA. Nel consiglio comunale di Messina, un bilancio quasi all’unanimità non si vedeva da anni. Una vittoria su tutta la linea da parte di Cateno De Luca, quella di fare approvare il previsionale 2018 a tutta l’aula (27 consiglieri su 32, gli assenti tutti giustificati, 23 voti favorevoli e quattro astenuti, uno dei quali il presidente del consiglio che per etichetta istituzionale si astiene sempre) un bilancio che è stato elaborato dalla precedente amministrazione di Renato Accorinti, e che lui stesso ha definito “malato”, che assume contorni clamorosi se si considera che in teoria De Luca non avrebbe nemmeno un “suo” consigliere in aula. E invece è riuscito a convincerli tutti.

Cosa che non solo non è riuscita nemmeno lontanamente ad Accorinti, che di consiglieri ne aveva quattro su un consiglio di quaranta che gli è sempre stato ostile, ma nemmeno a Giuseppe Buzzanca, che dalla sua, ad un certo punto, ha avuto una maggioranza schiacciante.

Nel 2013 si è votato alla vigilia di capodanno, ad amministrazione Accorinti insediata da cinque mesi, ma  la battaglia è stata abbastanza serrata: 17 emendamenti presentati, tre dei quali ritirati dallo stesso proponente, e otto presentati dall’allora assessore al Bilancio Guido Signorino, poi il bilancio passa con 23 favorevoli, un contrario e sei astensioni (compresa quella rituale della presidentessa del consiglio Emilia Barrile), su 30 presenti: tre quarti del consiglio, all’epoca composto da 40 membri, con uscite strategiche perchè restassero in aula in maggioranza i favorevoli. A votare contro, allora, fu Benedetto Vaccarino, che ieri ha votato a favore.

Solo una pallida rappresentazione di quello che è successo l’anno successivo: nel 2014 si arriva di nuovo al 31 dicembre, gli emendamenti diventano venti, tutti presentati da consiglieri comunali, ma 18 sono ritirati. Si va al voto, e l’aula si svuota. Restano 23 consiglieri (su 40), per sedici di loro la delibera va bene, due si astengono, ma in cinque votano contrari. Tra di loro Antonella Russo del Pd, che ieri coerentemente si è astenuta, ma anche gli allora “accorintiani” Gino Sturniolo e Nina Lo Presti.

Il previsionale 2015 si approva nel… 2016. A maggio. Fine, di maggio. In quell’occasione si tocca il fondo, in un clima da tutti contro tutti: revisori dei conti contro amministrazione, giunta contro consiglieri, consiglieri presenti contro consiglieri assenti: il bilancio lo approvano in quattordici, con 2 astenuti e 5 contrari. In aula, a votare il documento finanziario sono in ventuno: la metà del consiglio comunale. Vaccarino, insieme coi colleghi di partito Giovanna Crifò e Pierluigi Parisi, come ieri, votano favorevoli, Antonella Russo resta sulle sue posizioni e vota contro, così come Gaetano Gennaro (che ieri come la Russo si è astenuto) e Claudio Cardile, anch’egli ieri astenuto, ma per questioni di opportunità politica, essendo presidente del consiglio comunale.

Sette mesi dopo, a inizio dicembre, si torna in aula per il previsionale 2016. Ormai è guerra aperta tra amministrazione e consiglio comunale, che infatti diserta in massa l’aula, lasciando che a votare il bilancio, dopo quattro emendamenti, tutti a firma dei consiglieri, siano solo in diciotto su quaranta consiglieri: tredici favorevoli, quattro astenuti, un contrario, l’irriducibile Gaetano Gennaro.

L’ultimo di cinque anni di lento stillicidio è il previsionale 2017, il cui copione ripete quello, penoso, del 2016. Si vota gli ultimi giorni di ottobre, in aula al voto si presentano in 18, raschiando davvero il fondo: undici favorevoli, tre astenuti, quattro contrari, tra i quali Gennaro e Russo, che pur contrari, hanno votato tutti i bilanci della consiliatura, dimostrando un non comune (anzi, per quell’infausto consiglio abbastanza raro) senso di responsabilità.

E se per Accorinti il rapporto col consiglio è sempre stato conflittuale, anche per Giuseppe Buzzanca, che pure poteva contare sulla carta su una solida e numerosa maggioranza, l’approvazione dei bilanci è stata sempre un bagno di sangue. Nel 2010, per esempio, il secondo della sua amministrazione: un bilancio con ben 26 emendamenti proposti dai consiglieri, e approvato da 38 consiglieri (su 45) con 23 voti favorevoli ma anche con 15 contrari, il 12 agosto, sudando freddo.

Come nel 2011: voto anche qui in ritardo, a inizio ottobre, con ben 21 emendamenti presentati dai consiglieri, e approvazione per un pelo: 37 presenti (su 45 consiglieri), 23 favorevoli ma anche 17 contrari. Meglio va nel 2012, quando il 31 dicembre, forse per la fretta dovuta al cenone che attendeva sulle tavole, la pratica viene liquidata con un solo emendamento e 33 favorevoli e 2 astenuti: peccato che il consiglio fosse allora composto da 45 consiglieri. Un quarto dei quali erano già a tavola.

 

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