De Luca: “La qualità e la professionalità del personale del Comune è bassa”

Concorsi bloccati dal 1985, graduatorie ferme dal 1994: ecco come a Palazzo Zanca, oltre un terzo dei dipendenti sono entrati “dalla finestra”. E dopo 25 anni sono diventati insostituibili. Tutte le storie, la dotazione organica (insufficiente per legge), e la battaglia del sindaco: "lavorare di più, con più profitto, e ciascuno col suo ruolo"

 

MESSINA. Sono più o meno 1400, dovrebbero essere 2285. Ma per Cateno De Luca sono già troppi. I dipendenti del comune di Messina sono nel mirino del sindaco, che il palazzo comunale lo vuole scuotere dalle fondamenta. Durante la seduta di ieri, in cui si discuteva del bilancio, De Luca ha chiarito il senso della sua “battaglia”: lavorare di più, con più profitto, e ciascuno col suo ruolo. E produrre. “La percentuale di qualità del personale di questo palazzo è bassa – spiega senza mezzi termini (a partire dal minuto 7.00)- lo illustrerò nella relazione di inizio mandato con dovizia di particolari, e non è un problema di quantità. Parte del personale oggi è zavorra, o perché è messo al posto sbagliato o perché nel posto dove è messo non è in grado di svolgere il suo lavoro per formazione o per qualifica. Il personale non è insufficiente”, chiarisce una volta per tutte.

Questo nonostante per i parametri di legge il Comune di Messina sia pesantemente sottodimensionato, e i suoi dipendenti siano molti meno di quanti dovrebbero essere: 1394 sui 2285 che ne prevederebbe la pianta organica. Di questi, 128 sono part-time e a tempo determinato. La relazione che lo rivela l’aveva stilata un anno fa la precedente amministrazione a guida Renato Accorinti in vista del programma di assunzioni previsto.

“Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, sancisce il terzo comma dell’articolo 97 della Costituzione. A complicare le cose, interviene però il verso successivo, quello che introduce l’eccezione: “salvo i casi stabiliti dalla legge”. Variabile della quale, a Messina, si è abusato. Non si espleta un concorso dal 1985, l’ultima graduatoria risale al 1994, non si assume da decenni per mezzo di una regolare selezione (seppure esistano i bandi emanati dalla precedente amministrazione). Al punto che, oggi, oltre un terzo dei lavoratori alle dipendenze di Palazzo Zanca sono entrati non con la regola, ma con l’eccezione.

Centosettanta terminalisti, una decina di resocontisti, trecento contrattisti, poi i trenta di categorie svantaggiate e invalidi civili, gli ex di residuati di incrostazioni da prima Repubblica quali affissioni, Saspi e Dazio, lavoratori socialmente utili: su una dotazione di 1400 dipendenti circa, oltre seicento (contando anche chi in questi anni è andato in quiescenza)  hanno raggiunto un posto sicuro nella pubblica amministrazione passando dalla finestra. Il paradosso è che, senza di loro, il Comune di Messina non andrebbe avanti, sia per una questione numerica che per carichi di lavoro. Perché dai resocontisti dipendono i lavori d’aula e di commissione del consiglio comunale, le 12 o 24 ore settimanali dei contrattisti hanno per anni portato avanti interi dipartimenti, i terminalisti ormai hanno germinato e presidiano i settori nevralgici del palazzo. Come ci sono entrati?

È il 1985 quando trenta giovani seguono un corso indetto dalla Mdsi, Micro data system italiana, una piccola sas messinese, collegata in qualche modo alla ex Honeywell (adesso Bull), colosso dellʼinformatica dal quale il Comune di Messina noleggia qualche miliardo di lire di apparecchiature per computerizzare il servizio di anagrafe. Ad usarli, i trenta corsisti della Mdsi. I “terminalisti”. Che si moltiplicano. Perché i computer, dopo lʼanagrafe, passano anche allʼUrbanistica, ai Vigili urbani per il servizio contravvenzioni, alla Ragioneria, allo Stato civile, alle sedi dei quartieri, che allora erano quattordici. E cʼè bisogno di chi sappia farli funzionare. È il 1988 quando si assumono a chiamata diretta altri cento “corsisti” di Mdsi. Per tutti loro cʼè un contratto da impiegato metalmeccanico, quarto livello, salario “dʼingresso” di un milione e duecentomila lire dellʼepoca. Concorsi? Nemmeno uno. Palazzo Zanca, per sistemare la faccenda, vara una società mista con la Bull. Il consiglio comunale delibera, la commissione blocca. Ci vuole la gara dʼappalto, la vince la Sitel dei fratelli Cuzzocrea in società con Bull. Nel 1995 arriva in consiglio una delibera per la “costituzione di spa a prevalente capitale privato per la gestione del centro elettronico comunale”. Settecento milioni di lire che il Comune sborsa per partecipare al 35%. A febbraio 1998, lʼampliamento del quinto contrattuale permette lʼassunzione nella società di trenta nuovi dipendenti. Quindi arrivano una delibera di consiglio e una di giunta e “sanano” la situazione: per 170 ex terminalisti arriva il contratto a tempo indeterminato “retroattivo”, a decorrere da agosto 1999. Senza concorso.

Poi ci sono i resocontisti,  gli “angeli custodi” dei consiglieri comunali, e sono costretti a seguirne le discussioni ogni giorno, per due o più commissioni, e per tutte le sedute di consiglio comunale, lavorando un numero di ore enorme. Ma anche anche i resocontisti sono entrati a Messina dopo un passaggio in una cooperativa (Infocoop), e successiva “stabilizzazione” con inserimento dal 2000 nell’organico del personale comunale alle dipendenze della Direzione Staff “B”- Affari del Consiglio. Figli negletti, a quanto pare, dato che per due anni, dopo la stabilizzazione, sono stati confinati in uno stanzino insieme alle apparecchiature elettroniche (circostanza che aveva fatto paventare al dirigente una sospensione dal lavoro a causa delle scarse condizioni igienico sanitarie).

I “precari”, invece, erano più o meno trecento, e hanno atteso che il loro posto di lavoro diventasse fisso (e non prorogato ogni tot di mesi con delibera di giunta dopo un tira e molla che per anni ha assunto le forme del teatro dell’assurdo): oltre vent’anni in balia di marosi politici e speranze disattese, i precari di Palazzo Zanca hanno visto le loro aspettative di vita e di carriera regolate da una legge regionale del 1995, un’altra del 2003 ed un decreto legislativo del 1997. Anche loro arrivati a palazzo nelle forma più disparate (tra le quali nessuna aveva sembianze di una selezione pubblica), tra le quali un passaggio, nei tardi anni ‘80, dagli uffici di collocamento con relative graduatorie. Dopo anni,  peripezie indicibili,  ed una parte di regolarizzazioni da parte della precedente amministrazione, dovrebbero essere stabilizzati pressoché tutti. Prima o poi.

 

La dotazione organica del Comune di Messina

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