Innovabic, campane a morto per la partecipata (già in liquidazione)

In una delibera di giunta, il sindaco Cateno De Luca dà mandato di studiare la revoca del contratto di servizio che lega l'azienda al Comune, anche se qualche settimana fa si era dichiarato aperto ad "approfondire le potenzialità". Cosa è innovabic, quanto costa, quanto rende, e cosa ha fatto negli anni per il Comune

 

MESSINA. Revoca del contratto di servizio, sospensione di ogni attività connessa con lo stesso contratto di servizio, ma anche uscita dall’azionariato. Cateno De luca suona la campana a morto per Innovabic, la partecipate che il comune di Messina, col 33% di azioni, condivide con la Città metropolitana (33%) e l’università di Messina 34%).

Una delibera di giunta, infatti, intende revocare il contratto di servizio che il comune ha stipulato con la partecipata, condannandola di fatto all’oblio, perchè non solo nè Università nè ex Provincia hanno sottoscritto alcunchè ma, spiega la delibera, nemmeno sembrano intenzionate a farlo: con il disimpegno del Comune, il futuro della partecipata sarebbe in serie ambasce.

Una storia complicata, quella di Innovabic, società creata nel 1994 per fornire ai soci attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale. Il Comune ha tentato di metterla in liquidazione, poi il consiglio comunale a dicembre 2017 ha sottoscritto con la partecipata un contratto di servizio (quello che De luca intende cancellare) comune di Messina affidandosi ad Innovabic per rastrellare fondi europei, comunitari, regionali e nazionali per lo sviluppo del territorio: per farlo ha sottoscritto un contratto che prevedeva di pagare alla società 150mila euro nel 2017, 180mila nel 2018 e 210mila euro nel 2019 (e per altri tre anni), con fondi Pon Metro e Masterplan, affidandogli servizi “in house providing”.

Di più ha fatto la Città metropolitana: Palazzo dei Leoni nel 2014 ha deciso di uscire dalla compagine societaria, dopo la sua adesione nel 1997: la sua partecipazione vale 23.536 euro, è stata messa all’asta ma non l’ha acquistata nessuno: anche questa gara, (come tutte le altre per liquidare le partecipate dell’ex Provincia regionale), è andata deserta. Senonchè, a febbraio 2018, l’allora commissario Francesco Calanna  annulla la procedura di uscita dell’Ente dalla partecipata e ne dichiara la “valenza strategica dell’House Providing”.

E quindi, esattamente cosa fa Innovabic? Ottiene incarichi dal Comune per un milione, nonostante la liquidazione: sul sito internet dell’azienza, infatti, si legge che “La Innova BIC S.r.l., dal 18 Settembre 2017, data di riunione dell’Assemblea dei Soci, cambia la propria ragione sociale in Innova BIC S.r.l. – in liquidazione, essendo stata definita la messa in liquidazione della società”.

A dicembre il Comune aveva assegnato il progetto per la realizzazione di un centro per l’imprenditoria giovanile per la formazione, orientamento e animazione per un totale di 420mila euro, mentre ad inizio mese, per poco meno di mezzo milione di euro, la partecipata aveva ricevuto incarico di svolgere servizi connessi al piano, finanziato col Pon Metro, di “azioni integrate di supporto tecnico gestionali e giuridico-amministrative alle procedure per la scelta del contraente”. Un anno fa, le era stato assegnato, per qualche spicciolo in meno di 60mila euro, un altro servizio, di “assistenza tecnica e supporto agli uffici per l’acquisizione e gestione di finanziamenti e l’ottimizzazione della procedure connesse alla gestione di servizi a domanda individuale”. Ma anche nel 2010, Innovabic era stata destinataria di incarichi “in house”: 192mila euro per assistenza alla progettazione su fondi comunitari, per esempio.

Negli anni, d’altra parte, l’essere proprietario per un terzo di InnovaBic non sembra aver giovato particolarmente a Palazzo Zanca: all’interno del sito, si apprende che per il comune di Messina, Innovabic ha assistito l’ente per la ” la realizzazione di uno studio di fattibilità di un complesso piano di sviluppo turistico che prevede l’insediamento di nuove strutture ricettive e di servizi in un’area del territorio comunale”, e per la “redazione delle schede di ricognizione progettuale, previste per usufruire dei fondi dell’Accordo di Programma Quadro (APQ) Energia, e della successiva presentazione delle stesse al dipartimento della Programmazione della Regione Siciliana”. Nient’altro.

SU Innovabic, il sindaco Cateno De Luca ha più volte cambiato idea: al suo insediamento aveva dichiarato di voler vendere il 33% di azioni di proprietà del Comune, mentre una decina di giorni dopo, in un incontro a Palazzo Zanca gli assessori alle Attività Produttive e Promozionali, Dafne Musolino, ed al Piano Strategico, Carlotta Previti, e Nancy De Leo, esperta in Progettazione Europea e Politiche di Sviluppo Locale, sembrava essere più propenso a rilanciare la partecipata: “Il confronto si è svolto al fine di approfondire le potenzialità di Innova Bic srl, di cui il Comune è socio insieme alla Città Metropolitana e all’Università degli Studi di Messina. Partendo dall’esame del contratto di servizio, sono state delineate, se pur in forma generale, le linee strategiche che il Comune di Messina intende perseguire”, aveva detto. Oggi, per Innovabic sono tornate di nuovo le nuvole nere.

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