Messinambiente, la fabbrica del contenzioso

La partecipata di via Dogali ha 211 cause pendenti. Contro enti locali, comuni vicini, fornitori, ma anche contro i suoi stessi dipendenti, e persino contro un deputato regionale. Ecco quali, e perchè la società si accolla le spese legali dei suoi dirigenti

 

MESSINA. Duecentoundici cause pendenti. E’ l’incredibile mole di contenziosi che Messinambiente si porta dietro da decenni. Una società litigiosissima, stando al numero dei procedimenti: se ne sono accorti anche i due commissari giudiziali, Paolo Bastia e Antonino Mazzei, nella loro relazione di fine novembre, necessaria per l’omologazione del concordato concesso dalla seconda sezione fallimentare del tribunale di Messina.

“La società Messinambiente spa è interessata da un vasto contenzioso, sia attivo che passivo”, spiegano i commissari nella relazione, aggiungendo che “Il contenzioso in essere è, numericamente, non usuale per la quantità”. Ben 211 cause contro chiunque: I comuni di Messina, Milazzo, Taormina e Pace del Mela, l’ex Provincia Regionale, il dipartimento regionale della protezione civile, poi fornitori, e dipendenti, molti dipendenti

Ad incidere maggiormente, dal punto di vista numerico, sono le ottanta cause civili, ma soprattutto il centinaio di cause di lavoro, quasi tutte intentate dagli stessi dipendenti per richiesta di un inquadramento contrattuale superiore: praticamente il 20% dei dipendenti è in causa con la partecipata in cui lavorano. Per le cause che sono giunte a definizione, l’esito è stato, prevalentemente, favorevole ai lavoratori.

Su 92 cause di lavoro totali, ce ne sono trenta intentate da lavoratori che erano alle dipendenze della During S.p.A., società di somministrazione servizi, e che avevano svolto la prestazione presso Messinambiente.
 Sostenendo la nullità del contratto di somministrazione, essi hanno chiesto al Giudice del Lavoro la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la partecipata di via Dogali. La situazione ad un certo punto, si è ribaltata: chi aveva intentato questo tipo di causa è risultato soccombente fino al secondo grado, e Messinambiente è passata al contrattacco: tra le liti attive, infatti figurano quelle per il recupero delle spese poste a carico del soccombente.

Le trentuno cause civili in cui Messinambiente è parte “passiva”  riguardano soprattutto azioni per risarcimento danni dalla circolazione dei mezzi. Tutto questo contenzioso beneficia delle coperture assicurative con le compagnie con le quali erano in corso le polizze. Poi ci sono le quarantotto in cui invece è “attiva”, pressochè tutte per richiesta di rimborso degli oneri legali sostenuti, che Messinambiente chiede ai dipendenti coi quali ha vinto cause di lavoro.

Per ultimo, le cause penali: due a danno dei lavoratori per furto di gasolio, qualcuna per risarcimento danni, poi una lunga serie di cause in cui la società difende i propri dipendenti (come nel procedimento a carico di dirigenti e funzionari per la morte di un dipendente per incidente stradale): questo perchè Messinambiente ha assunto il carico economico delle difese di propri dirigenti: decisione assunta dall’Assemblea e con il voto del socio di maggioranza, il Comune. E infatti qui e là si trovano i nomi degli ex amministratori Armando Di Maria (parecchie volte), Alessio Ciacci e Nino Dalmazio, ma anche di Antonino Miloro, Natale Cucè, Claudio Sindoni, Roberto Lisi e Filippo Marguccio, tutti ex o attuali dirigenti e funzionari.

Infine tre querele, contro un’impresa, contro un giornalista e contro il deputato regionale Beppe Picciolo, per la famosa storia delle lettere anonime contro l’allora presidente della partecipata Nino Dalmazio: Messinambiente si è accollata la querela.

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