Palazzo del ‘700 demolito, la Soprintendenza blocca i lavori

Il soprintendente Orazio Micali ordina "immediata sospensione" delle opere in corso di esecuzione: l'impresa ha iniziato l'abbattimento dell'edificio "diversamente dall'obbligo di comunicazione preventiva". Ecco la storia

 

MESSINA. Si arricchisce di un altro colpo di scena la vicenda del palazzo del ‘700 abbattuto lunedi pomeriggio da una ruspa in tra via degli Orti e via Cesare Battisti. Il soprintendente Orazio Micali, oggetto ieri degli strali da parte dell’assessore ai beni Culturali Vittorio Sgarbi, ha bloccato i lavori di demolizione (e successiva ricostruzione di un palazzo a 22 piani) da parte della ditta proprietaria dell’area, di Salvatore La Galia. Perchè, sostiene il dirigente regionale nella nota inviata anche alla Procura, all’amministrazione comunale ed al Genio civile di Messina, i lavori sarebbero iniziati senza darne adeguata comunicazione: comunicazione che è arrivata agli uffici della Soprintendenza dopo la demolizione, e non prima, come prevedeva il provvedimento di autorizzazione rilasciato nel 2013.

“Vista la rilevanza architettonica e testimoniale della facciata di cui si prevede il consolidamento e la ricostruzione per anastilosi, si chiede di comunicare in tempo utile l’avvio dei lavori per consentire alla scrivente l’esercizio della vigilanza durante la quale lo scrivente potrà dettare condizioni”, era infatti specificato nel nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza nel 6 marzo del 2013. Questo perchè la Soprintendenza avrebbe dovuto censire, catalogare e conservare tutti gli elementi storico-architettonici dell’edificio da demolire.

Nonostante le raccomandazioni dell’ufficio regionale, però, il direttore dei lavori (Sergio La Spina, architetto progettista del palazzo), comunica l’inizio delle demolizioni con una pec alle 21.28 dell’8 gennaio; parecchie ore dopo che la ruspa aveva già buttato giù buona parte del palazzo. La pec, poi, la Soprintendenza la registra il giorno dopo, il 9 gennaio, in orario d’ufficio: quindi i lavori sono iniziati “diversamente dall’obbligo di comunicazione preventiva disposta nel provvedimento approvativo”, sottolinea il Soprintendente.

Non solo. Nella nota di sospensione dei lavori, il Soprintendente sottolinea anche che è “accertato che l’attività edilizia posta in essere è stata avviata in assenza di provvedimento autorizzativo ex art. 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, rilasciato da questo ufficio”.

Conseguenza? “Immediata sospensione dei lavori in corso di esecuzione“, ha disposto Micali, specificando inoltre che “la ditta proprietaria, il direttore dei lavori, il responsabile delle strutture e il responsabile della sicurezza, in uno ai responsabili di cantiere ed al titolare dell’impresa appaltatrice, ciascuno per le responsabilità individuali ed in solido, sono obbligati ad attuare a partire dalla notifica della presente, ogni azione e adempimento necessario a garantire la sicurezza dei beni, dei luoghi e dell’incolumità delle persone, provvedendo ove occorrente alla vigilanza continua e costante h24 dell’ambito in oggetto”.

 

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Carmelo Russo
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