Genovese alla “reconquista”: il potere è suo

La prova di forza di Francantonio Genovese è pienamente riuscita. La revanche pienamente consumata.

Il deputato di Forza Italia alla sua prima prova dopo la condanna, ha mostrato la sua strapotenza elettorale. Il ras del consenso messinese ha sfoggiato i muscoli e i contraccolpi dovuti alle vicende giudiziarie: nessuno.

E addirittura consuma, grazie al figlio, la sua vendetta nei confronti del Partito democratico.

Erano stati proprio i suoi voti, infatti, ad essere determinanti per l’elezione di Rosario Crocetta nel 2012. Il cognato, Franco Rinaldi aveva ottenuto 18 mila consensi personali. Un plebiscito che aveva regalato un boost al Pd inequivocabile.

Poco dopo le elezioni regionali i rapporti con Crocetta e il senatore Beppe Lumia erano già evidentemente incrinati. Di lì a poco sarebbero state note le indagini a carico di Genovese.

Nel maggio del 2013 arrivò l’avviso di garanzia per il deputato messinese. Mentre nel 2014 il parlamento votò a favore del suo arresto. Per molti osservatori Genovese fu offerto in sacrificio dal Partito democratico in nome di un contesto politico che in quel momento non poteva essere contaminato da un “no all’arresto”, no che però arrivò un anno dopo per il senatore di Ncd, Antonio Azzollini, che non fu arrestato grazie ai voti determinanti del Pd.

Un episodio che Genovese visse come alto tradimento e che di certo finì per ravvivare la rabbia del deputato nei confronti del partito di cui fu pure segretario regionale.

Il balzo in Forza Italia arrivò infatti in un lampo, una volta cessati i domiciliari, Gianfranco Micciché si precipitò sullo Stretto, precisamente nella villa di Ganzirri di Francantonio.

Poco dopo all’hotel Royal, era dicembre del 2015, gli uomini del ras si riunivano nel grande salone dell’albergo di sua proprietà per salutare, zampogne in mano, il passaggio in massa nel partito di Silvio Berlusconi.

Poco dopo ancora, sarebbe arrivato l’arresto di Paolo David, ex capogruppo del Pd al Comune, oggi in libertà, e l’incriminazione per Genovese e Franco Rinaldi nel processo Matassa per corruzione elettorale. Infine la condanna lo scorso 24 gennaio per il processo sulla Formazione professionale, condanna in primo grado a 11 anni di reclusione (di cui ancora non sono state depositate le motivazioni). Condanna per la quale Francantonio dice – al Corriere della sera – “aspettiamo gli altri gradi di giudizio”.

Nel frattempo, oggi, ha vinto. Non Luigi ma soprattutto lui, Francantonio, attraverso il giovane figlio 21enne, consumando di certo la sua personale vendetta contro quel partito che gli voltò le spalle.

Il partito democratico si frantuma, dunque, contro il modello Palermo, mentre il messinese plurindagato si dimostra ancora una volta determinante per la presa di Palazzo d’Orleans.

Il dato dell’affluenza a Messina, infatti, è il più alto di tutta la Regione, e la forbice tra Musumeci e Cancelleri è la più ampia (a spoglio non terminato, Musumeci nel Messinese registra più del 50 per cento dei consensi, fermandosi al massimo al 40 nelle altre province).

Inequivocabile, dunque, il peso elettorale dell’ex sindaco di Messina sulla vittoria del candidato del centrodestra.

A scrutinio non ancora finito, Messina ha una certezza, Genovese ha vinto ancora. Nonostante i guai giudiziari e il referendum contro di lui che sembrò essere l’elezione di Renato Accorinti.

All’orizzonte già da domani c’è proprio questo: a giugno prossimo si tornerà alle urne a Messina.

Il dato sulle sezioni in città è dunque da guardare molto da vicino. Luigi Genovese conta 8 mila voti in città. Mentre il candidato Pd, pupillo del rettore Pietro Navarra, Franco De Domenico, conta più o meno gli stessi voti (sono 11 mila tra città e provincia). Navarra con queste regionali è alla sua prima prova elettorale, perciò il risultato è senza dubbio lusinghiero per il rettore e chiaramente in possibile, e probabile, crescita.

Alcuni attenti osservatori, esperti di vicende politiche messinesi sono pronti a giurare che la mira di Francantonio Genovese è la “reconquista” della città.

L’orizzonte dunque visto da questo 6 novembre, sembra chiaro, per Messina si paventa una battaglia tra i due titolari delle due “aziende” della città: Caronte&Tourist e Università.

Sempre che nel Pd riescano a presentare le liste in tempo, senza lotte intestine e coup de theatre al photo finish.

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1 Commento su "Genovese alla “reconquista”: il potere è suo"

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emmeaics
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vittoria di Pirro quella di Genovese, se era già previsto che il pargolo a questa tornata dovesse fare il deputato regionale, ci teneva tanto la mamma, non era certo previsto che il nipote di Nino Gullotti dovesse faticare tanto per garantirsi un posto in lista con Miccichè.

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