MESSINA. “Per noi riqualificare la Villetta Quasimodo e restituirla alla città era un’idea giusta. Un’area per anni associata al degrado e allo spaccio doveva tornare a essere uno spazio di incontro, socialità e sicurezza.
Ma un’idea condivisibile non basta. Conta il risultato.E il risultato, almeno in questa prima fase, lascia molte domande aperte”.
A intervenire, nuovamente, sul nuovo spazio pubblico, sono i consiglieri della IV circoscrizione Emanuele Carlo, Nicola Cucinotta, Gabriele Ferrante e Francesco Melita, che pongono vari quesiti.
“Perché inaugurare un’area quando risultano ancora da completare elementi importanti, a partire dai giochi per bambini? Perché presentare alla città uno spazio che, per molti cittadini, appare ancora privo di quelle finiture e di quegli arredi capaci di restituire l’idea di una piazza realmente compiuta?
E soprattutto: perché tanta fretta? Più che un rebus, a questo punto, la vicenda rischia di assomigliare a un vero e proprio giallo. Un giallo dai colori particolari, considerato anche il colore degli arredi che oggi caratterizzano l’area, ma soprattutto per le tante domande che restano ancora senza risposta”.
Le domande continuano e riguardano “cosa è stato effettivamente realizzato, cosa debba ancora essere completato, quali siano stati i criteri delle scelte progettuali e, soprattutto, se esistano margini per intervenire dove il risultato non sembra aver incontrato il gradimento di una parte significativa dell’opinione pubblica”.
“Non si tratta – spiegano – di trasformare il gusto personale in un giudizio tecnico. Né di sostenere che un’opera pubblica debba necessariamente piacere a tutti. Ma quando un intervento viene presentato come una riqualificazione destinata a restituire qualità, vivibilità e decoro a uno spazio cittadino, è legittimo interrogarsi sul risultato finale e chiedersi se siano state individuate le soluzioni più efficaci anche dal punto di vista estetico e funzionale. Stiamo parlando, peraltro, di un intervento il cui valore complessivo è indicato nell’ordine degli 800mila euro, con un finanziamento comunale di 471.349,43 euro a parziale copertura dei costi. Non sono cifre irrilevanti. Sono risorse pubbliche. E proprio per questo è legittimo chiedere quanto sia costata effettivamente l’opera, come siano state impiegate le somme, quali lavori siano stati completati e quali interventi debbano ancora essere realizzati”.
Un commento anche sulle tante critiche sui social: “Quando una reazione così ampia emerge immediatamente dopo la consegna di un’opera pubblica, la politica ha il dovere di ascoltare, non di fare finta di nulla”.
Non manca una polemica sul mancato coinvolgimento della IV Circoscrizione: “Chi ha seguito negli anni questa vicenda e ha sostenuto politicamente la necessità di riqualificare quell’area avrebbe meritato un coinvolgimento maggiore da parte dell’Amministrazione. Non per una passerella, ma per rispetto del ruolo dell’istituzione territoriale e del lavoro svolto sul territorio. Era davvero impossibile aspettare il completamento dell’area?
Era davvero impossibile coinvolgere la Circoscrizione nella restituzione ufficiale dello spazio alla città? E, soprattutto, era davvero necessario procedere con un’inaugurazione quando l’intervento, almeno per quanto oggi è visibile, appare ancora non completamente definito e ha già suscitato tante perplessità tra i cittadini? Sono domande che meritano risposte precise, non comunicati celebrativi.
Perché una riqualificazione non si misura dalla fotografia dell’inaugurazione. Si misura da ciò che resta ai cittadini il giorno dopo”.
“Non vogliamo fermarci alla polemica sugli arredi, sui colori o sulle scelte estetiche.
Vogliamo capire il progetto, i costi, le procedure, le opere ancora da completare, i tempi previsti e le possibilità concrete di intervenire laddove sia necessario correggere, integrare o migliorare. Perché se l’obiettivo era restituire alla città un luogo bello, funzionale e accogliente, allora è proprio la città che deve poter dire se quell’obiettivo sia stato raggiunto. E se non lo è stato pienamente, la soluzione non può essere ignorare le critiche. Può essere, invece, ascoltarle e verificare se e come sia possibile migliorare il risultato. Avevamo detto che non ci saremmo fermati. E non ci fermiamo”.





