MESSINA. A Messina, a marzo, si sono inoculati oltre sessantunomila vaccini: è il numero, piuttosto considerevole, che pone la Sicilia come una delle regioni in cui la campagna vaccinatoria sta funzionando meglio (l’isola è prima nella percentuale tra dosi consegnate e dosi somministrate con oltre l’86%). Ma che sarebbe potuto essere migliore senza lo stop di metà mese al vaccino AstraZeneca, e la conseguente cattiva reputazione del medicinale anglosvedese (immotivata, secondo le autorità mediche).

Per tutto il mese di marzo, il numero delle vaccinazioni si è tenuto più o meno sulle duemila unità giornaliere, sfruttando i punti vaccinali dell’hub della fiera e degli ospedali in città e provincia: solo domenica 7 marzo il numero è sceso sotto i mille (954, per l’esattezza), a conferma non solo di una “macchina” organizzativa funzionante, ma anche di una massiccia adesione.

A farla da padrone, con 42365 inoculazioni, è il vaccino mezzo a punto dalla casa farmaceutica statunitense Pfizer in collaborazione con la tedesca Biontech, il primo ad essere arrivato sul mercato, e somministrato prima a medici e sanitari, e in seconda battuta agli over ’80 ed ai soggetti fragili (campagne che continuano tuttora). Arrivato dopo, e somministrato prima a insegnanti e personale scolastico, e forze armate, e in seconda battuta, dalla seconda decade del mese, agli over ’70, AstraZeneca è stato inoculato 14813 volte. Residuale la quota dell’americano Moderna, arrivato in poche dosi e somministrato 4415 volte.

Interessante la distribuzione. Se ad inizio mese Pfizer e AstraZeneca erano partiti da numeri simili, il primo ha iniziato a crescere mentre il secondo a declinare quasi subito, per poi assestarsi, con l’apertura dell’hub alla Fiera e l’inizio della campagna per le persone da 70 a 79 anni, su buoni numeri, sebbene inferiori a Pfizer. Il 15 marzo per il vaccino anglosvedese arriva lo stop da Aifa, agenzia italiana del farmaco. Tre giorni in cui Pfizer schizza alle stelle, attestandosi su 2500 dosi somministrate al giorno.

Il 19 riprendono le vaccinazioni con Astrazeneca, e il giorno dopo, la Regione autorizza alla somministrazione fino alle 22, con i “vax day“: aderiscono in parecchi, ma rimane un’ombra di sospetto intorno ad AstraZeneca, ed il prodotto più somministrato, in quantità rilevanti, resta Pfizer. Da lì, complici anche le dosi che scarseggiano ( il 30 marzo sono arrivate altre cinquemila dosi, di Pfizer) per il vaccino anglosvedese inizia una lenta caduta, a cui si riesce a sopperire con un incremento delle dosi di Moderna, che negli ultimi giorni di marzo praticamente si scambia i numeri con Astrazeneca.

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